Mirko Chemello e la sua impresa: 60 maratone in 60 giorni, per aiutare i bimbi dell’Uganda

Ne “L’arte di correre” di Haruki Murakami, il noto scrittore giapponese spiegava così la propria passione per le maratone: “Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.”

60 maratone in 60 giorni: giorno dopo giorno quella che all’inizio sembrava un’impresa impossibile è stata realizzata e, domenica 26 febbraio, Mirco Chemello ha tagliato il nastro tricolore tra le lacrime, emozionato e quasi sorpreso, accolto nel parco di Mussolente dal sindaco e da decine e decine di persone che lo hanno accompagnato e sostenuto in questi due intensissimi mesi di fatica.

Mirko Chemello, cinquantenne di Mussolente, l’ha fatto perché ama correre, perché ha una passione innata ma anche e soprattutto per raccogliere fondi per i bambini dell’Uganda. In un’epoca in cui si costruiscono muri, si mettono barriere (mentali ancor prima di fisiche) e si diffida del prossimo, Mirko Chemello nella sua Mussolente ha costruito un ponte virtuale con l’Africa e con i piccoli ugandesi che, anche grazie a lui, potranno studiare, informarsi su ciò che accade nel mondo e scegliere la via giusta da prendere per crescere nell’armonia e nel rispetto reciproco.

Tutto è iniziato a dicembre, fra Natale e Capodanno. Mirko ogni mattina, per sessanta giorni, ha corso i 42 km e 195 metri della maratona, accompagnato e sostenuto da decine di persone che con lui hanno voluto intraprendere un pezzetto di strada.

Bassano Sport lo ha raggiunto per un’intervista e si è fatto raccontare i suoi inizi. Intervista a cura di Leonardo Scapin.

Allora Mirko, raccontaci gli inizi. Com’è cominciata questa passione?

La mia passione per la corsa è iniziata circa 25 anni fa. Da ex calciatore molto spesso ero infortunato e per rimettermi in forma correvo. Ad un certo punto mi sono detto: “ma perchè non continuo a correre?”. Ho visto che la corsa mi dava buone sensazioni e quella che prima sembrava solo fatica era diventata passione e gioia.

Poi il sogno di una maratona.

La prima fu Venezia, un disastro. Partito come un siluro, arrivato come un bradipo. Da quel giorno ho iniziato ad usare la testa. Poi sono arrivate New York, Vienna, Praga e molte altre. Poi è stata la volta dei deserti, delle ultramaratone. Insomma  più corro e meglio sto. Forse ho bisogno di disintossicarmi (sorride).

E il progetto delle 60 maratone in 60 giorni?

Avevo letto di uno che ne aveva fatte 52 su 52. Come dico sempre sono solo numeri. L’importante è l’obiettivo che ci si pone. Dal 2013, cioè dalla mia 24 ore sul tapis roulant, aiutiamo degli amici che sono in Uganda. “Il progetto per l’Uganda” rimane il mio principale obiettivo. Per parlare di queste realtà serve un segnale forte perché nessuno ne parla, forse il mondo ha qualcosa di più importante da guardare oppure di “più interessante” in termini economici.

Quanto pensi di correre ancora? Fisicamente come ti senti?

Finchè sto bene. Poi vorrei arrivare a 70-80 anni e farmi solamente qualche passeggiata in montagna o nei posti bellissimi che il nostro territorio ci offre. Credo che ci sia un tempo per tutto. Io voglio continuare a trasmettere la mia passione per la corsa e per lo sport. Lo sport è uno stile di vita sano, sereno e positivo per l’anima.

Perché, secondo te, in così tanti (e sempre di più) corrono? 

Molti corrono per star bene, altri per poter mangiare di tutto. Sbagliato! L’alimentazione è essenziale per poter correre in modo giusto. Io sono vegetariano da qualche anno. Ne ho tratto grandi benefici a livello fisico.

Sei un po’ il Forrest Gump vicentino?

Non mi sento Forrest, però quel film l’ho visto 100 volte. Ha le sue verità sulla corsa. Anch’io un giorno mi sono detto “ho voglia di correre un po’”.

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