lela perez bodypaint artist

Vestita di colore per ri-scoprirsi!

Chi legge Occhi conosce già da un po’ la creatività esplosiva di Emanuela Peretto, in arte Lela Perez. Con la sua arte trasforma i corpi in tele preziose. Con lei a giugno dell’anno scorso siamo riusciti a umanizzare il ponte degli alpini con una copertina molto apprezzata e significativa. A fine aprile assieme all’amico fotografo Giò Tarantini, Lela ha sviluppato un progetto dedicato alle donne colpite dal tumore alla mammella.

Il progetto si è realizzato grazie ad Eva, amica di Giò colpita dalla malattia e che ora ha scelto di vestirsi di colore e di scoprire il proprio corpo per uno shooting fotografico unico e significativo.

Eva ci ha parlato della sua esperienza con la speranza che tutte le donne colpite da questa malattia possano ri-scoprirsi belle e in armonia con se stesse.

Mi chiamo Eva, ho trentotto anni e vivo con mia madre in provincia di Venezia. Da anni mi occupo dell’accoglienza clienti in un ristorante in centro a Padova.Ho avuto una formazione tecnica scientifica ma ben presto ho capito che quella non era la mia strada.

A diciotto anni compiuti ho lasciato gli studi e mi sono resa indipendente per seguire quelle che erano e sono le mie grandi passioni. L’arte, la musica, i viaggi e tutto quel Melting Pot culturale che ne consegue. Una vita normale,forse banale inframmezzata da qualche amore più o meno fortunato. Allora perché parlare di me e soprattutto mostrare le mie cicatrici? Perché sono viva felice di poterlo raccontare, perché ammalarsi, non è una colpa e soprattutto non è una cosa di cui ci si deve vergognare.

Circa due anni fa, dopo la doccia, ho notato un graffio sul seno sinistro, cosa che non mi ha subito preoccupata, figuriamoci io che andavo a nuotare quattro giorni a settima, seguivo una dieta super bilanciata e curavo il mio corpo in maniera quasi maniacale. In realtà quel piccolo graffio si è rivelato un coinquilino di circa 2,5 cm. Già prima della biopsia, dentro di me sapevo che non era niente di buono. Dopo un primo scoraggiamento iniziale mi sono completamente affidata alle cure del reparto di oncologia dell’ospedale di Mirano. Infiniti cicli di chemioterapia che si sono portati via il mio tempo, i miei capelli, una ventina di chili e tutte le mie forze ma che mi hanno messo a confronto con la realtà di questa malattia silente eppure in qualche modo presente nelle vite di tutti noi. Quello è stato forse il periodo più duro. Ho visto amici e parenti allontanarsi perché alla parola “cancro” scatta immediatamente la paura o peggio, la compassione. Ed è proprio per evitare quegli sguardi compassionevoli che è nato questo progetto, con una frase per me simbolica letta da qualche parte, ma che mi rappresentava molto “HO VISTO GENTE FERMARSI ALLE APPARENZE”.

Dopo otto mesi di chemio e tre interventi di ricostruzione il rapporto con il mio corpo è necessariamente cambiato. Di quelle cicatrici ho imparato a prendermene cura, ho dovuto reinventarmi una femminilità fatta di pensieri e movenze, non più basami su un corpo statuario. Ho imparato ad accorgermi delle qualità più che dell’aspetto delle persone. Accorgermi di quanta bellezza potevano dare.

E così una volta “guarita” mi è venuta voglia di urlare al mondo tutta questa voglia di vita, di assaporare ogni piccolo momento, ogni piccola grande conquista fosse anche solo godere del vento che ti scompiglia i capelli e perché no, di innamorarsi di nuovo. Volevamo con questo progetto rappresentare la rinascita sia fisica sia interiore. Abbandonando ogni corazza e mostrando le nostre cicatrici.

Il progetto è nato da poco e lo stiamo sviluppando: i miei sogni sono ambiziosi, vanno dallo scrivere un libro per raccontare la mia storia, alla creazione di un gruppo di auto aiuto dove donne che hanno vissuto questa esperienza possano scambiare opinioni e consigli. Se anche una sola donna si sentirà incoraggiata a proseguire la sua battaglia, il nostro lavoro non sarà stato vano.

Prima però credo che mi concederò una vacanza al mare, me la sono meritata.

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