LA STRADA DELLE 52 GALLERIE HA 100 ANNI

26 marzo – 24 settembre 2017

Palazzo Fogazzaro, Schio.

A cento anni di distanza una grande mostra ne ripercorre la storia attraverso fotografie, racconti, documenti e oggetti.

A fine gennaio del 1917, nel pieno di uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo, quando sul Pasubio c’erano metri e metri di neve, iniziavano a Bocchetta Campiglia i lavori di costruzione di una nuova strada mulattiera. Diventerà «la strada della Prima Armata» o anche, più semplicemente  la strada delle gallerie

La prima sezione racconta l’epopea della costruzione della strada, attraverso le fotografie scattate dal tenente Zappa, che era al comando della 33a compagnia nella fase di avvio dei lavori, ma anche poi dai tenenti Ruffini, Ricci, Ortelli, dal sottotenente Cassina e da altri ufficiali protagonisti dell’impresa, e infine quelle raccolte dal capitano Picone, il nuovo comandante. Sono fotografie molto belle, dense e vere, uniche. Sono molte. Per la gran parte non sono mai state viste, o pubblicate. Le abbiamo ritrovate presso le famiglie degli ufficiali di allora. Una dopo l’altra ci riportano indietro nel tempo, a quei momenti e a quegli uomini, ci restituiscono il senso di quell’impresa.

La seconda sezione indaga il primo affermarsi del mito. Lo fa riproponendo le fotografie fatte fra il 1922 e il 1925 da Mario Zuliani, un fotografo di Schio, e che furono pubblicate in un libretto edito dal CAI di Schio. Si intitolava appunto “La strada della Prima Armata”, ed ebbe un ruolo importante nel farla conoscere e nel fondarne il mito. Sessantaquattro fotografie in tutto, qualcosa che poteva riuscire monotono e che invece restituisce l’esperienza dell’andare, del guardare, dell’essere lassù. Un’opera concettuale ante-litteram.

La terza sezione riguarda gli anni a seguire, fino ai nostri giorni. Le campagne di manutenzione, certi interventi, l’escursionismo di massa. E naturalmente i fotografi: per chiederci come sia cambiato, nel corso di cento anni, il modo di guardare, e di raccontare la strada. E quale significato abbia il fatto che la sua ultima rappresentazione, quella con cui si chiude la mostra, la si veda su uno schermo comandato da un computer: la sua mappatura in 3D fatta con lo scanner laser.

L’escursione

La strada delle gallerie (in realtà una mulattiera) è uno dei più famosi percorsi della cerchia prealpina, unica nel suo genere. Oltre che dalla ardita e impensabile concezione del tracciato, e dall’immenso lavoro di scavo, l’escursionista è continuamente attratto, quando non c’è nebbia, da un panorama mutevole e spesso mozzafiato che egli può ammirare da un ballatoio naturale sempre nuovo. Lo sguardo spazia fra creste, guglie e precipizi fino agli altri gruppi montuosi, ma anche ai dolci pendii collinari e alla pianura. La galleria più lunga è la diciannovesima che, come la ventesima, si avvolge più volte su sé stessa formando una spirale ascendente nella roccia.

Il percorso

 

Da Bocchetta Campiglia, attraverso un moderno portale d’ingresso, si imbocca la strada mulattiera che dopo alcuni tornanti raggiunge lo storico portale della prima galleria, costruito nel 1917. Il percorso guadagna rapidamente quota nel tratto iniziale, superando, tra pinnacoli e dirupi, i rocciosi contrafforti della Bella Laita, ora addentrandosi nella roccia, ora affacciandosi a picchi vertiginosi. Entra ed esce continuamente dalle prime venti gallerie, alcune delle quali hanno uno sviluppo particolare (gallerie 12, 19, 20), fino a immettersi, a quota 1700 m, nell’impluvio della Val Camossara, che viene superata con un ampio giro tagliandone a mezza costa i ripidi pendii (gallerie 31 e 32). Usciti dalla valle a quota 1842 m, la strada procede pressoché in piano sopra la tormentata e mirabile zona dei Vaj che sboccano sulla strada. Si sfiora il passo di Fontana d’oro (1870 m; tempo: due ore e quindici minuti). Dopo un ultimo tratto in leggera salita, spettacolare perché intagliato nella roccia precipite, che porta alla quota massima di 2000 m poco dopo la galleria 48, la strada scende rapidamente a Porte del Pasubio e quindi al rifugio Papa (1928 m; tre ore) attraverso le tortuose gallerie 51 e 52.

L’escursione è impegnativa per il dislivello e per alcuni tratti un po’ esposti. Si raccomanda di portare al seguito la torcia elettrica perchè le gallerie non sono illuminate. Nella zona non c’è acqua, quindi si raccomanda di fare adeguato rifornimento alla partenza.

La Strada

La strada delle gallerie è stata costruita nel 1917, fra febbraio e dicembre, per servire il fronte del Pasubio. Ne fu protagonista la 33ª compagnia minatori (integrata in seguito da altre squadre), dopo che al suo comandante, il tenente Giuseppe Zappa, venne dato l’incarico di valutarne la fattibilità.

La compagnia si trovava in quel momento impegnata in lavori di fortificazione sul crinale di Monte Alba, a poca distanza da Bocchetta Campiglia da dove doveva partire la strada. Era fine gennaio, nel pieno di uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo: sul Pasubio, che la compagnia vedeva giusto davanti a sé, c’erano metri e metri di neve. La strada avrebbe dovuto affrontarlo inerpicandosi fra i roccioni impervi e apparentemente inaccessibili della Bella Laita per poi arrivare, seguendo un percorso nascosto alle artiglierie nemiche, passando per Forni Alti e il passo di Fontana d’Oro, a Porte del Pasubio. Non c’era in partenza un progetto, ma solo un’indicazione di massima, perché «data la natura rocciosa e frastagliata del terreno, di cui non c’erano carte o rilievi, non era possibile stabilire preventivamente un tracciato».

È così che inizia l’epopea della costruzione della strada delle gallerie. Richiederà a tutti, ma in particolar modo agli ufficiali, un coinvolgimento profondo. Sarà per loro al tempo stesso un’impresa e un’avventura, del fare, dell’osare, della giovinezza.

Quando ad aprile, con il Pasubio ancora coperto di neve, il tenente Zappa riceverà l’ordine di trasferimento ad altro incarico, il cantiere della strada era già arrivato all’altezza della tredicesima galleria.

Scriverà Cassina: «Partiva il maestro. Ma ormai eravamo divenuti esperti; la strada ci aveva sedotti…”

Sarà il capitano Picone (sono quasi un destino i nomi di questi due comandanti) a sostituire il tenente Zappa e a portare a termine la strada. Con altrettanta appassionata energia e coinvolgimento.

La strada è lunga 6300 metri: 2300 sono in galleria, i restanti scavati nella roccia a mezza costa. Parte da una quota di 1216 metri e termina a 1928 metri, per un dislivello complessivo, contando i saliscendi dell’ultimo tratto, di 784 metri. È considerata un capolavoro di ingegneria militare.

 

La sua costruzione, iniziata il 29 gennaio con l’invio di un primo plotone di venti uomini, arrivò a impiegare, con lo sciogliersi della neve e poi sopratutto l’estate, seicento uomini. Erano allora contemporaneamente in uso almeno quaranta martelli perforatori ad aria compressa, la cui distribuzione, mediante una rete di grosse tubazioni provenienti da una centrale di produzione costruita ai piedi della montagna, copriva l’intero percorso. Nei dieci mesi dei lavori la 33ª compagnia ebbe quattro morti.

 

Informazioni

Periodo consigliato per l’escursione: da giugno a ottobre – Sentiero CAI 366

 

Percorso di media difficoltà, comunque segnalato EE/escursionisti esperti

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