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Incontro con Fabio Volo

L’incontro con l’autore, era fissato per le 18.30 ma già da metà pomeriggio tantissime ragazze e donne accompagnate anche da alcuni compagni hanno cominciato a riempire il salone del primo piano della bellissima libreria Palazzo Roberti. Alle 18, la libreria è gremita e tante fan devono ancora arrivare.

Fabio arriva puntualissimo, sa bene che in tante lo aspettano da ore e non vuole prolungare ulteriormente l’attesa, sale da un ingresso di servizio, accompagnato da amici fra cui anche Renzo Rosso; pochi minuti per alcune firme di rito, per alcune dediche, per le foto di questo articolo fatte da Giò Tarantini e per la firma alla nostra copertina. Gli racconto della rivista ne è colpito, ci ringrazia.

 

Alle 18.30 entra nella sala e scatta l’applauso. Lavinia Manfrotto lo accompagna, tocca a lei stuzzicarlo con le domande.

Con Fabio la scaletta salta subito, prende il microfono e fa finta di leggere un pezzo di vangelo: “Dalla lettera ai Corinzi …” “… no, no parliamo di cose serie …. “ si ride.

 

Fabio è rilassatissimo, dice che è colpa del vin brulè bevuto nel chioschetto, nella piazza già addobbata per le feste e affollata per i mercatini di Natale.

Il suo è un continuo giocare con il pubblico in gran parte composto da donne, scherzando con i luoghi comuni del mondo femminile e del mondo maschile.

Con i tuoi libri abbiamo visto la tua crescita di uomo, da ragazzo ad adulto, ora questo sembra un ritorno al passato. 

I libri che ho scritto, e questo è il nono, raccontano sempre un pezzo della mia vita, è come se fossero una serie tv e ogni libro è un episodio. Racconto la crescita di un uomo, con le paure di diventare adulto e poi le ansie e gli attacchi di panico per la paura di aver preso la strada sbagliata e così fino all’ultimo libro “E’ tutta vita”. A questo punto ci si aspettava un libro che raccontasse un uomo con due figli, invece io sono tornato indietro, ho rivisitato un mondo che mi interessava soprattutto in passato però con gli occhi di chi sono adesso. E’ come se avessi riscritto un mio vecchio libro però con l’eta dei 45 anni. La cosa affascinante è che questo succede molto spesso in tutti i settori dove si esprime una certa creatività, se ascoltate l’ultimo disco di Jovanotti sembra un suo disco del ’92. Come ha scritto anche Bauman nel suo libro “Retrotopia”: il futuro è sempre più difficile e l’utopia dell’uomo cerca certezze nel passato che considera più rassicurante. E’ una forma di resistenza: visto che non si riesce ad interpretare questo futuro, la persona cerca le emozioni non nell’avventura del futuro ma in una sorta di nostalgia del passato.

 

Nei tuoi romanzi la donna è forte e il maschio è sicuramente un po’ più arrendevole … perchè?

Davvero? Non lo avevo notato… (ahah… ). Io faccio una distinzione netta fra fragilità e debolezza. Ognuno di noi ha delle debolezze su cui dovrebbe lavorare per superarle. La fragilità invece va difesa, perché è sensibilità, è attenzione.

I miei personaggi all’inizio sono sempre un po’ deboli e un po’ fragili; alla fine del loro percorso sono più risolti pur mantenendo una fragilità. E a proposito degli uomini sono arrendevoli perché sono uomini.

 

Hai un modo di scrivere che è molto femminile tanto che si era pensato ci fosse una donna che ti aiutasse. 

Ma è così! In effetti, le mie compagne, le ragazze che frequentavo mentre scrivevo, sono in qualche modo co autrici dei miei libri. Io ascolto e pensa che alle volte è sufficiente fare questo o anche semplicemente fare finta di ascoltare per rendere felici voi donne (ahah…).

La donna si trova a fianco questo essere che con gli anni parla sempre meno per cui è sempre in bilico fra aspettativa e delusione, aspettativa e delusione. Nella testa di una donna vi sono delle dinamiche che noi uomini non possiamo capire.

Io ho cercato di analizzare questo mondo di donne, con 9 libri e non ci sono ancora riuscito, ma secondo me nemmeno le donne hanno ancora capito il mondo delle donne.

Quando mi chiedono come faccio scrivere al femminile… la risposta è semplice: prima scrivo al maschile, poi complico tutto e così ne esce un lavoro da donna.

 

Da dove cerchi ispirazione per i tuoi libri?

Tutto ciò che vivo diventa parte integrante del mio lavoro. Con gli anni ho studiato e affinato le tecniche ma la creatività va ricercata nel mondo. Viaggiare, leggere, essere curiosi, guardare film sono tutte attività che aiutano la mia creatività e di conseguenza il mio lavoro, mi determinano, mi aiutano a conoscermi. La creatività è il respiro della personalità.

 

Descrivici velocemente il libro.

La vita adulta è piena di seccature, responsabilità  e i miei protagonisti per un periodo riescono a tenere fuori dal loro rapporto queste seccature e tornare adolescenti. Quando si è adolescenti si pensa che il tempo libero sia la vita, poi quando diventi adulto ti rammarichi di quello che avevi e non hai più. I protagonisti è come se fossero due adolescenti ma con la coscienza di adulti e questo permette loro ad apprezzare ogni momento.

 

Tu ti rivedi di più nella scelta di Gabriele o di Silvia?

Sono due persone ma non c’è mai un giudizio né da parte mia come scrittore né da parte dei personaggi. Non dò mai un giudizio su ciò che fanno e neanche i miei personaggi sono giudicanti. Io voglio riportare i fatti, l’importante è far capire come avvengono le cose non il perchè in modo che il lettore quando si trova difronte a questa storia è come se si trovasse davanti ad un quadro … è lui che decide cosa significa quel quadro per lui.

In questi anni tantissime persone mi dicevano che i miei libri aveva trasmesso a loro emozioni particolari come se il libro avesse raccontato parte delle loro vite e sono persone diverse. Facendo una fotografia e lasciando degli spazi, togliendomi in quanto scrittore, ho fatto in modo che la gente potesse riscoprirsi nei miei libri e inserire il proprio grado di consapevolezza.

 

… che dire ora?

 

Ancora una volta Fabio hai fatto centro!

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