Vi raccontiamo la nostra “età imperfetta”

Intervista Ulisse Lendaro e Anna Valle.

 

Ulisse, come mai hai deciso di dedicare il tuo primo film all’adolescenza? Da dove è nata l’idea?

Volevo fare un film per il cinema che parlasse dei rapporti tra ragazzi.

E l’adolescenza è sempre stato un tema, anzi una dimensione a me molto cara.

È un luogo dove spesso ritorno per capire, per confrontarmi anche con ciò che sono adesso.

Per misurare – a volte anche in modo doloroso – il percorso di vita fatto.

Da adolescente ho sofferto molto il rapporto con i miei coetanei dai quali sono stato spesso “preso di mira”.

Il film racconta la vita di due adolescenti che abitano in una città medio piccola come Vicenza.

Tu sei vicentino e Anna Valle, tua moglie, è romana. Secondo voi i meccanismi relazionali fra i ragazzi sono gli stessi o cambiano fra provincia e grande città?

Alcune caratteristiche sono proprie di quell’età e quindi sono comuni a tutti gli adolescenti del mondo, oserei dire.

Mi riferisco al senso della competizione, della realizzazione di sé e dei proprio sogni, ad ogni costo.

Ma mi riferisco anche al cambio repentino di umore e di modo di essere, al fatto di non accettarsi, così come si è.

Nell’adolescenza tutto è portato agli estremi, senza compromessi: o è bianco o è nero. O ti senti invincibile o ti senti uno sfigato totale.

Ami e odi la stessa persona con la stessa intensità, giustificando a te stesso con ragioni opposte, l’opposto sentire, nell’arco di pochissimo tempo.

Invece, il tessuto sociale – del nord-est nel nostro film – fa cambiare i meccanismi della storia, nel senso che se l’avessi ambientata nel sud dell’Italia la sceneggiatura avrebbe preso una strada differente.

In quale personaggio del film ti senti più rappresentato (se c’è), o qual è il personaggio che ami di più.

Camilla e Sara (interpretate dalle bravissime Marina Occhionero e Paola Calliari) perché rappresentano due lati della stessa medaglia. Insieme, sono tutto ciò che a quell’età puoi essere.

Da piccolo volevo fare il ballerino di danza classica. Ho sempre ammirato i ballerini e soprattutto le ballerine.

Parlare di danza classica in una realtà di provincia significa descrivere i sogni quando ancora hanno delle possibilità di essere realizzati.

Nel film ci sono parti volutamente in dialetto veneto, è bello che tu abbia voluto dare l’accento ai tuoi personaggi. 

Siamo nel nord-est e questo si capisce. In realtà non ho voluto esasperare la regia cercando la classica caratterizzazione del “veneto”. Volevo evitare i cliché e i luoghi comuni che spesso caratterizzano i veneti in modo non propriamente positivo.

Comunque il “colore” e alcune leggere inflessioni di alcuni personaggi – mi riferisco soprattutto a Cesare il papà di Camilla – non lasciano dubbi sul fatto che siamo in Veneto.

Come sta proseguendo la promozione del film?

Il film sta avendo riscontri sempre più positivi e per certi versi per me inaspettati.

Prima c’è stata la partecipazione alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città, con un grande successo di critica e di pubblico.

Nelle sale cinematografiche il film è stato accolto con altrettanto entusiasmo, al punto che Agis Scuola lo ha candidato ai David Giovani 2018 e lo sta promuovendo, con l’aiuto diretto del MIUR, in tutte le scuole d’Italia.

Anzi per chi volesse organizzare delle matinée nel cinema

più vicino alla propria scuola, può contattare o la distribuzione Parthènos al seguente indirizzo distribuzioneparthenos@gmail.com, telefono 049.8757920,  oppure Agis Scuola al seguente indirizzo: agisscuola@agisweb.it

Qualche settimana fa ho firmato un contratto di distribuzione internazionale con

 

Intramovies che si occupa appunto della distribuzione cinematografica dei film in tutto il mondo. Siamo in ballo anche per i Festival Internazionali di Mosca e Tokio.

L’ACEC (associazione cattolica esercenti cinema), cui sono collegate oltre 1.000 sale in Italia (le sale della Comunità www.sdc.it), ha inserito “L’Età Imperfetta” nella top ten dei film che trattano tematiche giovanili. Il progetto dal nome “Non abbiate paura di sognare” sarà collegato anche al sinodo dei giovani voluto da papa Francesco.

È qualcosa di molto speciale soprattutto per un piccolo film italiano perché non capita spesso che una distribuzione internazionale intraveda in un film d’autore italiano la possibilità di sfruttamento cinematografico nei mercati esteri.

Invece ad Intramovies “L’età Imperfetta” è piaciuto moltissimo. Il titolo in inglese è Imperfect Age.

Di oggi la notizia che “L’età Imperfetta” è stato selezionato per partecipare al Festival Internazionale del cinema di Sharm ElSheik che si terrà dal 03 al 09 marzo 2018, nella sezione Panorama. “L’età Imperfetta” se la vedrà con grandi autori del cinema internazionale e sono sicuro che dirà la sua.

Un grande onore per me, per il cinema italiano e per il nostro Veneto.

Quali sono i tuoi nuovi progetti?

 

Un nuovo film per il cinema. Su un’altra età. Per ora tutto top secret.

 

Anna, nel film sei l’insegnante di danza delle due ragazze, una figura di riferimento per loro. Parlaci del tuo personaggio e di come l’hai costruito.

 

L’ho costruito cercando di frequentare quanto più possibile la scuola di danza di Ester e di Alessandra Obiettivo Danza di Torri di Quartesolo (Vi) e seguendo tutte le indicazioni del regista – mio marito, Ulisse Lendaro – che aveva già bene in mente la psicologia del personaggio di Serena. Ho cercato di “respirare” quanto più possibile l’atmosfera di questo mondo fatto di sudore, passione, rivalità, disciplina che è la danza classica… ho spiato i rapporti tra ballerine e insegnante, ho guardato video, parlato a lungo con ballerine professioniste che oggi insegnano, cercando di farmi contaminare dal loro modo di vedere…

Da Roma a Vicenza, cosa apprezzi delle piccola città e cosa invece un po’ ti manca di Roma?

Della piccola città dove vivo apprezzo che tutto sia a portata di mano, questo mi fa sentire protetta in un certo senso. In particolare di Vicenza apprezzo l’educazione delle persone che ci vivono e il grande senso civico che c’è. è una piccola bomboniera, dove le cose funzionano bene, dove ci si conosce un po’ tutti e si può contare anche su questo. Di Roma, dove torno insieme ad Ulisse e ai nostri figli sempre volentieri e non solo per lavoro, mi mancano gli spazi quasi sconfinati, l’orizzonte, le passeggiate interminabili…

Avete due figli ancora piccoli, vi state preparando alla grande avventura di genitori di adolescenti? Che genitori siete?

Siamo dei genitori molto presenti nella vita, anche scolastica, dei nostri figli. Nonostante i molti impegni di lavoro cerchiamo di organizzarci io e Ulisse, facendo in modo che almeno uno di noi stia sempre con loro. Siamo dei genitori che ascoltano, che si arrabbiano, che ogni tanto sbagliano ma che sanno giocare e divertirsi moltissimo con i loro figli. Siamo una bella squadra tutti insieme!

Guardiamo alla prossima adolescenza dei nostri figli con un po’ di naturale paura su ciò che accadrà ma devono viverla.

Al tempo stesso siamo però fiduciosi che potremmo essere presenti nel momento e soprattutto nel modo giusto. Aiutati anche dalla fortuna.

So che fra un mese sarai impegnata con le riprese di un nuovo lavoro, puoi darci qualche anticipazione?

Sarà un lavoro per Rai Uno che avrà a che fare con la musica classica e sarà ambientato a Milano nel Conservatorio di musica classica.

La regia sarà di Ivan Cotroneo che è anche autore della sceneggiatura insieme a Monica Rametta e lavorerò al fianco di Alessio Boni. è una bellissima storia sospesa tra realtà e immaginazione… Fatta di sogni realizzati ed infranti, tra slanci e tremende cadute, tra felicità e dolore.

Qual è il tuo rapporto con i social? Li segui?

Non sono sui social. Non ho ovviamente nulla contro chi li utilizza ma semplicemente non fanno parte della mia vita e non ne sento minimamente la necessità.

 

 

Alcuni dei miei amici so che vorrebbero cancellarsi ma che – così mi dicono – una volta “entrati” in un social, è quasi impossibile “uscirne”. Anzi con l’occasione vorrei dire a tutte le persone che frequentano i vari social che i miei profili presenti non sono autorizzati e non sono gestiti da me. Mi dicono in molti che su Instagram c’è qualcuno che si spaccia per me. Ma non sono io.

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