Enrico Morali

Racconto di una battaglia

Con il 2018 si concludono le manifestazioni legate al centenario della Grande Guerra. 

Il Veneto ed in particolare la pedemontana, con Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono stati teatro di decisive battaglie.

 

Il mese scorso la nostra redazione è stata contattata da Cesare Morali, bergamasco figlio di uno dei tantissimi soldati che hanno vissuto e combattuto nelle nostre montagne.

Ci ha inviato il racconto di una delle battaglie decisive sul Monte Grappa che ha visto il padre Enrico Morali protagonista assieme a tanti altri soldati valorosi. Pubblicando questa storia, che per motivi di spazio siamo costretti a ridurre in alcune parti, anche la redazione di OCCHi vuole rendere omaggio a lui e a tutti gli altri ragazzi morti con la speranza di rendere l’Italia una nazione libera.

Enrico Morali dalla Grande Guerra fece ritorno a casa ma morì durante il secondo conflitto mondiale.

[…] Nel periodo dal 2 al 31 ottobre, giorno dopo giorno, i combattimenti divengono sempre più accaniti e sanguinosi. Il III battaglione del 58° Fanteria compie una serie di audaci operazioni preparatorie di pattuglia per verificare le difese principali e accessorie del nemico. Il Comandante del Reggimento Efraim Campanini ordina a Morali di uscire dai reticolati con gli arditi del I e del III Battaglione per accertarsi se la piccola guardia a nord di Cestarotta esista e, in caso affermativo, cercare di catturarla. Un’altra comunicazione di questo comandante dice: «Il battaglione di Morali, come al solito, deve essere pronto a muovere al primo cenno. Le compagnie mitragliatrici, tatticamente dipendenti, seguiranno il battaglione nello spostamento a Valle San Lorenzo, Valle Cismon, Vanini e oltre»  I reggimenti di fanteria Honved della 40ª Divisione austriaca, con i loro gruppi di artiglieria eseguono tiri a lunga gittata sulla prima linea e sulle retrovie. Battono Col del Miglio, Col Moschin, l’Asolone, il Fenilon, il Colle di San Giovanni, il Monte Oro, l’Osteria del Pianaro, con una furia pari a quella di giugno. Tra le relazioni che Morali fa al Comando, quella del 26 ottobre fornisce spiegazioni dettagliate sulla strategia adottata per gli ardimentosi combattimenti compiuti dal III battaglione a Prà Gobbo. In un successivo rapporto il Capitano riferisce i particolari della brillante azione compiuta su Cestarotta. Al Capitano Cesare Maria De Vecchi della batteria bombarde Morali fa battere il rovescio nord orientale di Prà Gobbo per proteggere l’attacco dell’8ª compagnia e dei reparti arditi. I fanti arrivano al posto di osservazione austroungarico di Cestarotta e fanno prigionieri gli occupanti mentre il presidio delle trincee Cestarotta-Meneguggia fugge e si ritira nella linea Meneguggia/Prà Gobbo. I tempi sono maturi. Forte dei buoni risultati conseguiti, Morali incarica il sottotenente Molinari di tenere sotto controllo durante la notte la situazione delle trincee nemiche. Alle 4,40 del 31 ottobre avvisa con un fonogramma il Comando: «Parto ora con il battaglione» Avanza subito con tutto il battaglione e conquista Prà Gobbo, procede su Col Caprile, fa occupare Col della Berretta e spinge pattuglie in Val San Lorenzo catturando numerosi prigionieri.

Il III Battaglione del 58° R.F è in effetti il primo reparto che sfonda il fronte sul Monte Grappa. Dietro di lui procede la gloriosa Armata del Grappa al comando del Generale Gaetano  Giardino. La sommaria relazione del Comando supremo sulle operazioni svolte riferisce: «Una lode particolare merita il III battaglione del 58° reggimento fanteria perché con la sua energica puntata nella notte del 30 si accorge che il nemico ha iniziato il ripiegamento. Occupate le trincee di Prà Gobbo e quelle di Col Caprile, il Capitano Morali mentre spinge avanti pattuglie ardite in Val San Lorenzo, rinforza l’occupazione di Col della Berretta con la 7ª Compagnia e la mantiene saldamente fino al giungere delle truppe della 21ª Divisione, catturando nel frattempo oltre cento prigionieri».

Enrico Morali è uno fra i pochissimi ufficiali inferiori di complemento – cioè non in servizio effettivo – della Grande Guerra decorato al valore con l’Ordine Militare di Savoia che premia il singolare eroismo, il successo delle valorose azioni compiute dal 2 al 31 ottobre, ma anche le particolari doti strategiche con le quali ha saputo condurre gli uomini e limitarne le perdite. L’Ordine Militare di Savoia all’epoca rappresentava “la più alta ricompensa per il valore dimostrato in guerra”. Se è pur vero che la battaglia di Vittorio Veneto obbligherà l’Impero austro-ungarico all’armistizio con l’Italia e con l’Intesa a Padova, nella Villa del conte Giusti, un essenziale contributo alla vittoria finale è stato dato anche dalla avanzata risolutiva della IV armata sul Monte Grappa. 

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