Non è il tempo giusto per mollare

È facile dimenticarsi come si dovrebbe vivere.

 

Basta mollare di crederci.

 

Basta lasciare che quella sottile pellicola, che le abitudini ti depositano addosso, si ispessisca e separi quello che ti sembrava il tuo naturale destino da quello che fai ogni giorno e che accetti come fosse solo il tuo turno al banco del supermercato. Il tuo biglietto numerato, prima di uno, dopo di un altro.

 

Senza tinta. Senza sapore. Senza rumore.

 

Basta smettere di ricordare che sei stato un grumo di passione e di romantico marasma esistenziale, contro tutto e contro tutti.

 

Mollare la fede in te, ubriacarsi di abitudini e dimenticare tutto l’eroismo di cui eri zuppo e capace, sono quelle uscite autostradali della vita che dovresti saltare senza farti troppe domande.

 

Tirare dritto, facendo finta di non averle viste.

 

Usciremo alla prossima se c’è.

 

Sennò via. Avanti, destinazione Fandango.

 

Non so cosa rimane di tutti i pensieri che si affastellavano nella testa quando eravamo frammenti di stelle comete sparati verso un infinito cielo color blu notte, denso di possibilità.

 

So solo che mi piaceva quella velocità incosciente ma ripiena di passione.

 

E mi manca un sacco.

 

Mi sono smarrito un po’ dovunque.

 

Un po’ comunque.

 

Più di cinquant’anni sono tanti e i pezzi di anima che hai perso, chissà dove e come, li rivorresti indietro tutti quanti.

 

Sono tanti i motivi e i compromessi con cui hai barattato quelle farfalle nella pancia con cui affrontavi le curve a gomito dell’esistenza in cambio della paciosa tranquillità con cui te la godi a curare i bordi del tuo giardino il sabato pomeriggio.

 

Certo che c’è un tempo per tutto ma questo non mi tranquillizza e vorrei tanto non averli bruciati così in fretta e senza coscienza, quei tempi.

 

Non voglio mollare di crederci.

 

Alla vita.

 

Non ora.

 

Non è il tempo giusto.

 

Non voglio affondare nella melassa zuccherosa delle abitudini.

 

Non voglio scordare che sono stato capace di arrampicarmi sulle barricate più perdenti e languide e malinconicamente piangere e ridere senza avere bisogno di nessun biglietto per definire se fosse il mio turno per farlo.

 

Sì, forse c’è poco tempo per rimediare e forse sei uscito al casello sbagliato, ma esiste qualcosa di più importante per rientrare e andare più avanti che non cercare di ricordarsi come avresti dovuto vivere?

 

 

 

«A tutti noi per Dio!

 

A noi, a Dom e ai privilegi della gioventù!

 

A quello che siamo e a quello che eravamo…. E a quello che saremo.»

 

 

 

Da : “Fandango”.

 

 

 

a cura di  Sebastiano Zanolli 

 

Manager, scrittore e formatore motivazionale

 

www.sebastianozanolli.com

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Sebastiano Zanolli
info@sebastianozanolli.com

“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.

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