E adesso si cammina

Intervista a Deborah Compagnoni

Sabato 8 settembre l’associazione “Camminare per la vita” ha organizzato una bellissima camminata cittadina il cui ricavato sarà devoluto per le attività di ricerca della Città della Speranza.

Fra i promotori dell’iniziativa un gruppo di amici e fra loro Deborah Compagnoni, indimenticabile campionessa di sci, da anni impegnata a favore della ricerca con la Onlus “Sciare per la vita”.

Deborah in questa breve intervista ci ha raccontato della sua associazione e un po’ della sua vita.

 

Quando è nata “Sciare per la vita” e quali sono le iniziative collegate?

L’Associazione Sciare per la Vita Onlus, che io oggi presiedo, è stata fondata da me, i miei fratelli ed i miei cugini nel 2002 in ricordo di Barbara Compagnoni (scomparsa giovanissima ed in pochi giorni a causa della leucemia); sono già state svolte 16 edizioni di “Scia con i Campioni” a Santa Caterina Valfurva e l’08/09/2018 si svolgerà la seconda edizione di “Camminare per la Vita” a Treviso. Le manifestazioni sono frutto di un grande lavoro di squadra ed in particolare la Camminata di Treviso è organizzata insieme ad un gruppo di amici (Paolo, Rossana, Giuseppe, Paolo, Claudio ed Antonella), con i quali ho trovato grande complicità e piena condivisione dei medesimi valori.

 

Treviso è probabilmente per tradizione una delle città più sportive del Veneto. Quali sono le attività che preferisce praticare ora? Si scatena ancora sulle pista da sci?

In inverno pratico lo sci alpinismo e lo sci da discesa (non agonistico), in estate cammino in montagna, arrampico e faccio qualche uscita in MTB.

Cosa le piace di più della “sua” Treviso?

Treviso è una città curata e vivibile ed è in una posizione strategica in quanto si possono raggiungere velocemente sia il mare che le montagne.

 

Quali sono gli insegnamenti più importanti che le ha trasmesso lo sport?

Lo spirito di sacrificio e a non mollare mai anche quando la sfortuna (infortuni) si accanisce su di te.

 

Secondo lei hanno ancora “presa” questi valori?

Sono una buona base di partenza, poi bisogna metterci passione, testa e cuore.

 

Un conto è praticare sport, un altro è praticarlo a livelli agonistici, un altro ancora è praticarlo a livelli altissimi. I piccoli campioncini dalle medie/superiori sentono sempre più le pressioni di allenatori, famiglie, professori, e possono anche arrivare a odiare le loro passioni a causa dello stress cui sono sottoposti. Com’è stata la sua esperienza e che suggerimenti si sente di dare a questi ragazzi? 

Lo sport, come la vita, è sempre più esasperato: un giovane che pratica l’agonismo sente troppo presto il peso delle responsabilità e aspettative dei suoi genitori/allenatori ed egli stesso finisce per pretendere troppo dalle proprie prestazioni (si parla tanto di queste problematiche ma in pochi casi vengono adottate strategie diverse). Da ragazzi bisognerebbe praticare lo sport divertendosi e per crescere con sani valori, solo pochi sono destinati a diventare Campioni dal punto di vista dei risultati e, probabilmente, con un pò più di serenità il talento emerge più facilmente…

 

Tanti atleti top come campioni olimpici hanno raccontato del senso di smarrimento che hanno provato poco dopo aver raggiunto l’obiettivo che per tanti anni avevano sognato, una sorta di depressione dopo la massima gioia:, è stato così anche per lei?

Fortunatamente no, io un po’ di smarrimento l’ho provato quando ho deciso di ritirarmi dalle competizioni.

 

Se dovesse riassumere la sua vita in 3 parole, quali sarebbero le sue?

 

Intensa, emozionante e stimolante.

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