Il lavoro: stare dentro e fuori dal sistema senza perdersi

Il lavoro è un valore assoluto, i lavori no.

Il lavoro serve a vivere e ad organizzare una società e darle un equilibrio. I lavori servono invece a fare sopravvivere i singoli, a fare fronte alle necessità di quel momento.

 

Il “lavoro” è come la specie umana ha deciso di denominare la lotta eterna per rimanere al mondo e dare un significato al ciclo vitale degli umani.

 

I lavori all’opposto, sono figli temporanei dell’epoca in cui si vive, del sistema culturale, delle credenze e dei paradigmi di un’epoca.

 

Passa l’epoca, passa il lavoro.

 

Il “fegato di Piacenza”, noto come “fegato etrusco”, è un modello bronzeo del 200 A.C. circa che riproduce il fegato di pecora con iscrizioni etrusche e che veniva usato dai sacerdoti aruspici per le predizioni.

 

Andate a vedere su wikipedia. Vi strapperà un sorriso malinconico.

 

Chissà quanta gente, per qualche secolo prese decisioni serie sulla base di quello che gli diceva l’indovino consultando il fegato.

 

Beh, il lavoro di lettore di fegati di pecora non esiste più e tantomeno i clienti dei lettori di fegato di pecora.

 

Non perché sia scomparsa la necessità di buoni consigli, quanto piuttosto perché sono cambiati i paradigmi sociali, i modelli di riferimento culturali.

 

Cambierà ancora, ma cambierà in fretta.

 

Chiediamoci quanti lettori di fegati di pecora conosciamo e che fine faranno.

 

E non è che anche noi leggiamo fegati di pecora, per caso?

 

I lavori finiscono per morte naturale, omicidio o sempre più spesso per suicidio. Il lavoro no. Quello non muore mai.

 

Finchè gli uomini e le donne avranno in testa il concetto che “si potrebbe stare meglio di così” il lavoro rimarrà vivo e vegeto.

 

La novità è che i lavori sono adesso all’interno di una fase storica nuova, in cui digitale e analogico si mischiano rendendo impossibile o sempre più complicata la definizione di una professione.

 

Professione: “Una determinata attività lavorativa esercitata in modo organizzato, sistematico e continuativo”.

 

Questa possibilità si è ormai ridotta al lumicino e con essa le professioni.

 

Questa fase storica nuova necessita di persone che riescano a fare a meno delle procedure senza sentirsi orfani e che le riescano a generare senza sentirsi Dio.

 

Persone che riescano a stare dentro e fuori dal sistema senza perdersi.

 

Gente che la definizione del proprio lavoro se la darà da sé e quando sarà ora di mollare la lettura del fegato di pecora lo farà.

 

Anzi lo farà prima che sia necessario, chiedendosi per prima cosa: “Cosa posso fare perché qualcuno possa stare meglio di come sta ora?”.

 

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a cura di  Sebastiano Zanolli 

Manager, scrittore e formatore motivazionale

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Sebastiano Zanolli
info@sebastianozanolli.com

“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.

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