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Occhi intervista Mogol

Le sue parole hanno accompagnato intere generazioni di ragazzi nei loro momenti più importanti.

Sono diventate sentimenti, ricordi, amore, nostalgia. 

Chi non sarebbe emozionato a parlare con lui?

Lo chiamo al telefono, risponde subito, e cominciamo a parlare con estrema naturalezza. Sono tantissime le domande che mi sono preparata e partiamo subito parlando del caro amico Lucio. 

Come era organizzato il vostro lavoro?

Quando Lucio aveva scritto la musica del nuovo album mi chiamava per i testi. Ci trovavamo tutte le mattine a casa mia dalle 9 alle 10,30. Mi faceva ascoltare la melodia ed io scrivevo i testi legandoli al senso della musica che ascoltavo, traducendo in parole le emozioni che io provavo ascoltando.

Il tema della canzone era scelto prima insieme?

No, Lucio non mi diceva mai niente, mi lasciava la massima libertà: dopo aver ascoltato la musica scrivevo subito delle parole, Lucio mi chiedeva spiegazioni se non capiva, usciva con una prima stesura e il mattino dopo ritornava cantando a memoria i versi. Su quel testo poi andavamo a fare delle modifiche ogni giorno fino a che non eravamo entrambi soddisfatti del risultato, poi si passava al brano successivo. Sicuramente i testi scritti sono legati al mio vissuto, a ciò che io vivevo a livello emotivo in quei momenti, ma se riflettiamo un po’ i sentimenti sono uguali per tutti: proviamo innamoramento, delusione, solitudine se l’autore si allaccia a questi sentimenti in modo credibile, le sue parole diventano le parole della gente che lo ascolta.

C’è una canzone fra le centinaia che la emoziona di più?

La mia lista di preferite è di almeno 20-25 canzoni. E’ impossibile sceglierne una.

Un tema a lei particolarmente caro è quello legato al senso della vita..

Sì, è vero! A tutti i ministri della pubblica istruzione ho proposto di introdurre fra le materie di scuola, dalle elementari all’università, lezioni che parlassero dei temi della vita, per insegnare l’autostima, per far capire che la morte esiste e fa parte dell’uomo, viviamo in una società che demonizza certi temi, dobbiamo far capire ai bambini da subito che certi comportamenti ci fanno ammalare, che la salute è importante.

Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono diventare autori?

Io ho fondato una scuola dedicata ai giovani che vogliono specializzarsi come autori, musicisti, cantanti: il CET (Centro Europeo Tuscolano). Recentemente sono andato a Boston ospite della console e prima ancora a Barkley ed Harvard, le persone che ho incontrato sono state entusiaste di conoscere la metodologia usata nella nostra scuola che viene presa ad esempio a livello internazionale. Le regioni dovrebbero istituire delle borse di studio per permettere ai ragazzi di accedere a certe specializzazioni.

Il mio consiglio appunto è quello di studiare, di formarsi, sempre!

Ci sono autori italiani interessanti?

Giuseppe Anastasi uscito dalla nostra scuola sia come compositore che come autore è eccezionale, con Arisa ha fatto dei lavori bellissimi, anche Amara, autrice fra le altre cose, della canzone “Che sia benedetta” della Mannoia è veramente dotata e poi in Kazakistan Pascal, nostro ex allievo, è diventato una pop star.

Il pop non può essere affrontato ormai con una cultura internazionale senza una preparazione adeguata, con docenti di altissimo livello, ci sono scuole e scuole.

Il lavoro da autore è un lavoro molto spesso nascosto, lei è un’eccezione, quasi sempre non si conoscono gli autori e i compositori.

Sì è vero questo è uno degli aspetti del disastro culturale italiano, c’è poco rispetto per chi scrive, ho fatto una mia battaglia personale contro l’uso della parola “paroliere” usata spesso per definire gli autori, il paroliere è chi scrive i cruciverba, l’autore è un poeta.

Cosa pensa Mogol del genere “rap” e “trap” che spopola fra i giovani.

E’ difficile che una musica rap piaccia agli adulti, sono strofe di parole recitate, la musica spesso è quasi inesistente. 

In questo periodo storico spesso le radio promuovono loro stesse la musica che trasmettono e questo fa sì che le canzoni più trasmesse siano tali per i motivi economici non per il valore del testo e della musica. Questo ha inevitabilmente portato la cultura popolare verso il basso.

Parliamo dello spettacolo di Bassano del Grappa.

E’ uno spettacolo musicale, io racconterò degli aneddoti legati alle canzoni, Monia Angeli le canterà. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere il pubblico proiettando i testi così da farlo cantare con noi.

Prima volta a Bassano del Grappa?

No questa è la mia seconda volta, sono venuto parecchi anni fa e ci ritorno molto volentieri.

Quali sono i nuovi progetti di Mogol?

Lunedì 26 novembre è uscito il mio nuovo libro di aforismi “Arance e limoni”, il primo si intitolava “Ciliegie e amarene”, 300 aforismi scritti da me legati al mio modo di percepire la vita e il mondo.

Il 9 dicembre sarà per me un giorno molto importante e non solo per il concerto di Bassano del Grappa. Al Teatro Bellini di Catania verrà rappresentata la prima mondiale dell’opera lirica “La Capinera” tratta dal romanzo di Verga, musicata in chiave lirica da Gianni Bella, in assoluto un genio musicale. L’orchestrazione è di Geoff Westley, regia, scenografia e costumi di Dante Ferretti. E’ stata una bellissima sfida per Gianni Bella, per me, per il sovraintendente del Teatro di Catania che per primo ha creduto nel progetto. Lo spettacolo sarà a Catania dal 9 al 18 dicembre e poi inizierà il suo tour mondiale.

Grazie Mogol, ci vediamo a Bassano il 9 dicembre.

AZ

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