Meditare per essere Gennaio 2019

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta di questa disciplina splendida che, da millenni, accompagna l’uomo nel suo cammino di ricerca della consapevolezza e di forme di libertà sempre più integrali e profonde.

Il mese scorso vi ho parlato di meditazione come di una pratica per prendersi cura di sé, per curare se stessi ovvero per accogliere e accettare ciò che spesso non accettiamo di noi.

Ma cosa significa prendersi cura di sé?

A questa domanda, ne sono convinto, la maggioranza delle persone risponderebbe che si vuole bene, che è padrona del proprio tempo, e così via.

Ne siamo certi?

Oppure, appena sotto questa lieve patina apparente scopriamo che, fin troppo spesso, siamo scontenti della vita. Avvertiamo sempre un leggero grado di amarezza, come se esistesse un substrato permanente di sottile infelicità che tutto permea e affiora anche nei momenti più felici.

Non è mia intenzione creare sfiducia, sia chiaro, ma essendo a contatto con decine di persone tutti i giorni avverto distintamente questo serpeggiante malessere che, solo di rado, viene esorcizzato da qualche raro momento di sollievo.

Ma quale strategia adottiamo per risollevaci da questo malessere?

Nell’unico modo che ci è stato insegnato: soddisfare i desideri personali alimentando una felicità fittizia, fine a se stessa, che ci dona un po’ di sollievo per poi, inesorabilmente, tornare nella normale condizione di inquietudine e scontentezza che governa la maggior parte di noi. Non tutti, sia ben chiaro, ma una grande parte.

Si può nascondere questo stato di cose, fingere che non sia così, ma è impossibile nasconderlo a se stessi. Ed ecco che sorgono nevrosi, ansie, preoccupazioni che possono trasformarsi in patologie.

Arriva però il momento in cui ci accorgiamo che questo metodo non funziona.

Il motivo è estremamente semplice: non funziona perché si basa sulla consolazione, ma la consolazione non è una via di liberazione, è solamente un anestetico per i sensi che dura un certo periodo, fino a quando non tornerà quella condizione di disagio che è parte integrale di noi stessi.

Quale potrebbe essere quindi una via di liberazione efficace?

I percorsi che coltivano la consapevolezza parlano di liberazione attraverso la comprensione non la consolazione. Cioè la verità interiore si coglie in un percorso di conoscenza che porti alla trasformazione attraverso l’espansione della consapevolezza così da permetterci di integrare le nostre parti in ombra, le parti oscure che ci abitano e che sono parte di noi. Quelle parti che tentiamo di nascondere sotto il tappeto, impegnando la vita nei mille rivoli della vita odierna, spesso creati ad arte per non affrontarci.

Tutto questo mondo, fatto di sfrenato consumismo, è costruito per tenerci lontani dal comprenderci, dall’accoglierci, dal cogliere il senso.

Cosa ha a che fare tutto questo con la meditazione?

In effetti è proprio questo lo scopo della meditazione, perché è proprio nelle pratiche di consapevolezza, nel totale silenzio e nella profondità di contatto con noi stessi, che emergono quelle parti sofferenti che troppo, troppo a lungo, abbiamo tenute segregate, sopite, lontane dalla nostra vista. Troppo impegnati a inseguire cose all’apparenza ben più importanti.

Ma può esserci una cosa più importante di questa?

Per lasciar affiorare il nostro sé più profondo è necessario far tacere il costante, continuo e incessante brusio mentale che occupa la nostra mente da mattina a sera. Questo ininterrotto flusso di pensieri ed emozioni che si impossessano di noi e dal quale non riusciamo a riemergere un solo istante, mai. Quel costante mormorio è in grado di governare il nostro umore, il nostro modo di vivere, il nostro modo di vedere le cose occupando ogni istante del nostro tempo. 

Siamo in balia della nostra mente, essa ci sequestra!

Cosa fare allora?

A mio avviso la meditazione è lo strumento principe per prendere coscienza che non siamo i nostri pensieri, né le nostre emozioni, né tantomeno le nostre sensazioni, ma che tutto ciò è solo una parte di noi che possiamo governare senza farci travolgere.

E questo accade nel silenzio, nel contatto sincero e gentile con se stessi, meditando…

 

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a cura di  Demetrio Battaglia 

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Demetrio Battaglia
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