Meditare per essere – Marzo 2019

Bentornati in questa rubrica che parla di meditazione. 

Forse sarà un segno dei tempi, ma ormai vedo e sento parlare di meditazione ovunque. Il boom della meditazione è entrato di prepotenza nei media da qualche anno a questa parte. Le pubblicità ne sono piene, la si incontra nelle radio, nelle TV e nei giornali… personalmente non ho mai visto parlare così tanto di meditazione come in questi ultimi anni.

Grazie a metodi come la Mindfulness, e alla sua capillare divulgazione, la meditazione è diventato un fenomeno che oserei definire pop, con tutti i pregi e i difetti che inevitabilmente porta con sé una tale situazione. ma come tutte le mode anche questa, per moltissime persone sarà passeggera, e non lascerà alcuna traccia. Solo chi ne intuirà le potenzialità e gli effetti possibili su di sé e soprattutto sul proprio modo di essere con se stessi e con gli altri allora non smetterà di praticare e terminerà di essere una moda o un altro modo per distinguersi in questa società.

Terminata quindi questa fase di overdose da meditazione potremo continuare sulla strada della ricerca interiore, perché meditare non è semplice, per nulla. Si tratta di una disciplina che va molto, molto oltre il semplice sedersi a gambe incrociate su un cuscino rigido e molto oltre all’assumere un’aria serafica intonando un lungo OM.

Avvertire l’esigenza di disciplinare la mente non è un’urgenza di chiunque, anzi tutt’altro, molti non sentono per nulla questa spinta della vita… ma se una persona avverte questo sentimento è forse giunto il momento di farsi alcune domande.

Come mai la mia mente è sempre agitata? Come mai a volte mi sento in balia dei miei umori, dei sentimenti che sorgono e sui quali sento di non avere alcun controllo? Perché ci sono momenti di malinconia, di rabbia, di tristezza, di ansia che affiorano e mi sequestrano senza che possa contrastarli in alcun modo?

Vivere queste situazioni richiede prima o poi una soluzione perché diventa viva l’esigenza di cercare un modo di trovare pace, centratura, consapevolezza e realizzare un’armonia interiore nella quale non sentirsi completamente in balia degli eventi esterni, trascinati da situazioni e condizioni sulle quali, fin troppo spesso, sentiamo di non avere alcun controllo.

In questo la Meditazione è, a mio avviso, dopo anni di pratica e di insegnamento, lo strumento principe, la via più efficace se questa è la meta che intendiamo raggiungere.

Iniziamo perciò a inoltrarci nella disciplina partendo da una pratica semplice, accessibile a chiunque e di facilissima esecuzione. Esiste una pratica antica, che giunge dall’oriente e che affonda le radici in un tempo antico, antichissimo.

Anche migliaia di anni fa l’uomo aveva le medesime esigenze e viveva i medesimi problemi di ricerca dell’armonia. I maestri di allora misero a punto una pratica di grande efficacia che tutt’ora viene insegnata e che aiuta migliaia e migliaia di praticanti a trovare un rinnovato centro, un equilibrio perduto.

Il nome di questa pratica è Samatha e viene tradotto in molti modi anche se il suo significato si avvicina molto ad acquietarsi, coltivare la calma, pacificare la mente e condurla allo stato di samadhi. Si tratta di una disciplina che aiuta la mente a calmarsi concentrandola dolcemente su un oggetto specifico che tradizionalmente è il respiro.

Questo metodo, anche se il termine non è dei più felici, si ispira alla condizione trascendente di pacificazione raggiungibile con le pratiche yogiche. Una sorta di isolamento sensoriale che porterebbe il meditatore ad una profonda pace e focalizzazione interiore. Mircea Eliade, studioso di religioni e filosofie orientali del secolo scorso, coniò un nuovo termine per indicare questo stato d’essere: enstasi e cioè en-stasis = stare dentro.

Non più trascinati dai moti emotivi e distratti dai reticoli concettuali a cui la mente ci sottopone di continuo, troviamo infine uno stato di pace, benessere e calma focalizzata. Raggiunto quello stato si avverte la mente aprirsi, diventare più leggera, tersa, tanto da sperimentare uno stato di libertà e agio mai provati prima. Una gioia interiore non dovuta a fattori contingenti, esterni, oppure a oggetti e situazioni a cui è necessario legarci e che inevitabilmente prima o poi muteranno o cesseranno di essere.

Quello stato è innato in noi e affiora solamente se lasciamo che sorga mettendo a tacere il costante brusio mentale, quell’incessante chiacchiericcio che impegna la mente di continuo.

Che ne dite?

Potrebbe essere di vostro interesse raggiungerlo?

Se così fosse seguitemi, nel prossimo numero faremo un ulteriore passo per comprendere come raggiungere i primi stadi di pace interiore e calma concentrata.

Vorresti leggere altri articoli su questo argomento, oppure sei interessato a capire meglio chi sono e di cosa mi occupo?

Mi troverai in questa rubrica o nel mio sito:

 

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Rubrica e approfondimenti

sul mondo della meditazione

a cura di  Demetrio Battaglia 

 

Ricercatore, scrittore e informatico

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