Mediatare per essere – Maggio 2019

Continuiamo ad approfondire la pratica cercando spunti di riflessione su come portarla nella quotidianità e farla diventare una attività continuativa, solo così gli effetti saranno concreti.

Vi sarà di certo capitato, nel corso della vostra quotidianità, di accorgervi di aver perduto interi momenti del giorno. La distrazione a volte è così potente ed estesa da portarci con sé per molto tempo, tanto da farci persino scordare il motivo per cui siamo in un luogo o stiamo facendo una cosa. Ma questo tipo di comportamento non è anormale, la mente agisce in questo modo sempre e non è una anomalia che crei con costanza questa enorme massa di pensieri, questo sistematico reticolo di concetti simili a una cascata, nei quali è pressoché inevitabile perdersi.

Ci sentiamo quasi costretti a seguire questa fantasmagoria di colori che la mente è in grado di creare e, quasi ipnotizzati da essa, ne siamo completamente catturati, sequestrati, come il canto delle sirene per Ulisse e i suoi uomini nel mitico viaggio di ritorno ad Itaca.

Che fare?

Le pratiche di consapevolezza hanno proprio, tra gli altri, questo scopo. Come già ho avuto modo di accennare in altri articoli, non è possibile contrastare questa modalità della mente. È nella sua natura quella di produrre con continuità queste forme poliedriche di pensieri, l’uno innestato nell’altro come a formare un labirinto inestricabile, una specie di ragnatela nella quale ci invischiamo e dalla quale è pressoché impossibile staccarsi.

La meditazione ci insegna come fare, ci dice che dentro la mente non c’è possibilità e perciò l’unica via è quella di instaurare, creare, sostenere e coltivare quello che le tradizioni antiche chiamano in vari modi: Osservatore, Guardiano, Testimone e così via.

Solo creando e fortificando l’Osservatore interno e posizionandosi volontariamente in esso sarà per noi possibile osservare la produzione multicolore e multiforme della nostra mente. Solo sentendoci testimoni di quanto accade in noi finalmente ci sentiremo liberi dai contenuti della mente che troppo spesso ci portano con sé facendoci navigare a vuoto in balia spesso di emozioni non desiderate.

Quante volte cambiate d’umore in una giornata?

Quante volte vi capita di non riuscire a mantenere l’attenzione nonostante tutti gli sforzi che fate?

Questi fattori non sono indice di situazioni distorte o di condizioni non naturali, è inutile darsi degli incapaci o accanirsi contro se stessi. Nessuno ci ha mai insegnato come disciplinare la propria mente, né a scuola né tantomeno i nostri genitori. Eppure, a mio avviso, dovrebbe essere una priorità massima entrare in possesso di mezzi che rendano efficace lo strumento più potente che abbiamo, ma tant’è…

Se vogliamo raggiungere un qualche risultato è necessario prenderci per mano, tornare alle basi e iniziare ancorando quello strumento, con gentilezza e infinita pazienza, ad un oggetto di meditazione come possono essere il respiro o il corpo. La pazienza è fondamento di questo processo, come lo sono la costanza e la disciplina e un giorno vi troverete, come per incanto, a osservare i vostri pensieri, non più in balia di essi.

Scoprirete che potete diventare padroni dei vostri stati mentali e che le emozioni non saranno più in grado di dettare legge, ma potranno essere attenuate nella loro potenza.

Non essere più in balia totale della rabbia, della malinconia, dell’ansia o della tristezza penso sia interessante, che ne dite?

Be’ allora è venuto il momento di prendervi per mano e iniziare questo percorso.

Chiudete gli occhi e respirate consapevolmente… almeno fino al prossimo articolo di questa rubrica!

 

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