Sea Shepherd Italia

Ama Festival sotto la direzione di Andrea Dal Mina, porta a Bassano del Grappa il 18-19 maggio una due giorni di musica e di informazione/sensibilizzazione verso il delicato ecosistema degli oceani. “Ama Sea Shepherd, Music for the Oceans” è nata grazie alla lunghissima amicizia con Andrea Morello, fondatore e presidente di Sea Shepherd Italia. L’intento è quello di far conoscere ancora di più Sea Shepherd, l’organizzazione internazionale che spicca per il suo logo da pirati e che ha come mission quello della salvaguardia degli oceani con azioni dirette.

Andrea Morello, 42enne di Crespano del Grappa, fondatore e presidente di Sea Shepherd Italia si è avvicinato all’associazione grazie alla sua immensa passione per il mare, approfondendo temi sulla sostenibilità, sulla difesa degli ecosistemi naturali, sulla salvaguardia di specie animali marine sempre più minacciate dall’estinzione.

Sea Shepherd è stata fondata nel 1977 ed è un’organizzazione internazionale senza fini di lucro la cui missione é di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro degli abitanti dell’oceano del mondo intero al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e la sua sopravvivenza, anche e soprattutto per le generazioni future. Sea Shepherd pratica la tattica dell’azione diretta per investigare, documentare e agire quando è necessario, mostrare al mondo e impedire le attività illegali in alto mare.

Il fondatore, Capitano Paul Watson, è un famoso e rispettato leader nelle questioni ambientaliste. Con l’approdo della nave ammiraglia di Sea Shepherd M/V Steve Irwin nel luglio 2010 a La Spezia, Andrea Morello ha dato inizio ufficialmente al gruppo di Sea Shepherd in Italia.

Andrea è molto fiero delle sue origini non marinare ma comunque vicine a importanti corsi d’acqua come il Brenta e il Piave. “L’oceano inizia da qui” è solito dire indicando i fiumi della sua terra. “I fiumi, i mari, gli oceani sono strettamente collegati e solo rispettando tutti gli ecosistemi collegati, tutto sarà in equilibrio”. “Ho sempre lavorato per l’associazione come volontario, ho diviso la mia vita fra il mio lavoro come freelance in marketing digitale e comunicazione e le mie missioni all’estero a salvare vite di mare”.

Quando parla di quelle missioni gli occhi gli si illuminano. “L’associazione lavora in tutto il mondo grazie alle donazioni di tantissime persone sensibili, abbiamo 12 navi donate da armatori e altre imbarcazioni più piccole. Siamo convinti che non ci sia più il tempo per la mediazione ma che si debba passare all’azione diretta. Ecco quindi le nostre famose battaglie contro le baleniere. Molto spesso le leggi ci sono… il problema è farle rispettare in acque internazionali: noi facciamo questo. La baleneria commerciale è stata condannata ancora nel 1986 ma il Giappone raggirava l’accordo adducendo scuse scientifiche. Sea Shepherd ha documentato la caccia alle balene e grazie all’azione di cinque nostre navi e alle vittorie contro il Giappone al Tribunale internazionale dell’Aia siamo riusciti a far sì che da quest’anno nell’emisfero sud non ci siano più arpioni.

Anche in Italia abbiamo campagne attive contro la pesca illegale. Con l’operazione Siracusa difendiamo la riserva Marina del Plemmirio con un pattugliamento notturno e diurno, in coordinamento con le autorità locali, con l’intento di aiutare i funzionari locali a proteggere e difendere le cerniee i ricci di mare in pericolo. Altre grandi campagne internazionali sono quelle contro la pesca illegale del tonno che rischia l’estinzione e contro il massacro degli squali.

In Italia lavorano con noi 950 volontari e 8 sono le regioni coinvolte. L’anno scorso abbiamo effettuato 340 attività fra incontri nelle scuole, infopoint, pulizie spiagge. Io personalmente sono ospite mensilmente della trasmissione televisiva Geo & Geo perchè dobbiamo fare comunicazione attiva e creare una nuova visione verso il mare. La pesca come viene fatta ora non è più sostenibile. Dobbiamo avere consapevolezza sulla tracciabilità del pesce, in molti casi l’allevamento del pesce costa al pianeta più risorse di quelle che se ne ricava da questo, dobbiamo inserire alimenti non di origine animale. Possiamo ancora fare qualcosa ma è arrivato il momento di cambiare”.

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