ARTE STUDIO BEAR

In occasione dell’apertura del nuovo atelier “Bear”, artista di Santorso, parla del suo lavoro, delle sue opere e di cosa rappresenta per lui la pittura.

Un suo dipinto è la somma di molti strati di colore, sino a 12 per le composizioni più importanti, tanti dipinti sovrapposti che creano una suggestione in cui i suoi personaggi sembrano muoversi in un paesaggio a volte irreale. Difficilmente si potranno vedere i volti: il volto concentra in sé l’occhio di chi guarda e crea da solo il senso del dipinto, non è questo che l’artista vuole dai propri dipinti. Le persone e tutto quanto a loro vicino sono il dipinto stesso, tutta l’opera crea un’immagine a volte metaforica, forme e dettagli dalla provenienza cosmopolita. Ne scaturiscono colori e pennellate sicure, a volte dure, in cui i colori nella propria completezza sono l’anima del dipinto. 

 

Qual è la tecnica che preferisce utilizzare?

 

La tecnica principale di quasi tutte le mie opere è l’olio, utilizzo solo pigmenti puri mescolandoli tra loro, creando sfumature e tinte sempre diverse; non diluisco i colori neppure con l’olio di lino o l’olio di cartamo perché potrebbero sfalsare i colori nel tempo. Le mie realizzazioni richiedono tempi molto lunghi dovuti proprio alla tecnica in più sovrapposizioni, l’attesa dell’asciugatura ha i suoi tempi, un’asciugatura mai totale ma solo parziale, che permette ancora l’amalgamarsi dei nuovi colori con i pennelli o le spatole.

 

Perché dipinge?

 

Perché è una necessità, la necessità di sfogare quello che ho dentro e che non riesco a dire: con i miei dipinti parlo e loro mi ascoltano. Qualche volta, è vero, probabilmente non mi spiego bene, allora quel dipinto finisce sotto ad un altro dipinto e tutto ricomincia. Dipingere significa anche guardare e vedere ciò che ci circonda con un occhio particolare, diverso: si guarda un semplice albero e si notano decine, centinaia di sfumature di verde e non solo verde, si guarda una via ed ecco le ombre stendersi come lenzuola su dettagli che magicamente sfumano, quasi a scomparire.

 

Non programmo mai nulla, dipingo quello che l’istinto mi dice in quel momento.

 

Che sia un astratto figurativo o puro astratto, di sicuro chi guarda i miei dipinti capisce lo stato d’animo del momento ed è questo che cerco di trasmettere, una sensazione, uno stato d’animo, un momento di vita. 

 

Quando ha deciso che di questa sua passione avrebbe fatto una professione?

 

Non sono pittore, i pittori veri sono altri, vite dedicate completamente alla pittura, come gli impressionisti. Ho iniziato molti anni fa eseguendo i falsi d’autore, ne possiedo ancora qualcuno nel suo studio, ma era solo per imparare a miscelare i colori. Ho imparato due cose fondamentali: creare l’incarnato e l’utilizzo, o meglio il non utilizzo, del nero.

 

Poi ho conosciuto, per una fatalità, un pittore molto noto che ha visto alcuni miei lavori e mi ha dato la spinta a impegnarmi sempre di più in quest’arte. Senza di lui non l’avrei mai fatto.

 

Prossime mostre?

 

Sarò presente alla mostra “CONTEMPORARY ART TALENT SHOW 2019” di Padova dal 15 al 18 novembre.

 

Come la possiamo contattare?

 

Nel mio atelier preferisco ricevere su appuntamento, quando lavoro mi è difficile posare i pennelli o le spatole, devo prestare molta attenzione ai tempi di asciugatura dei colori.

 

Perché BEAR (orso)? 

 

Perché lo sono di carattere, non amo la mondanità, non so vendere un mio dipinto, a malapena lo descrivo, amo la solitudine, amo passeggiare da solo, e mi esprimo attraverso i colori.

 

 

 

ARTE STUDIO BEAR

via Lesina, 3 36014 Santorso

 

tel 0445 1744024

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