Giovanna Castoldi

Che cos’è la stupidità?

[stúpido = lat. STÚPIDUS da STÚPEO son stordito;

stato di torpore o di stordimento]

Quando sono in una conversazione difficile ho quattro modi per rispondere (che io ne sia consapevole oppure no). Se mi dici: “Sei così rigida, perché non diventi più tollerante?”.

Scelta 1. Posso rispondere a tonoattaccando (ribellandomi o lottando) “Io rigida!? E che mi dici di te! Non cedi mai, anche dopo che è evidente che hai commesso un errore!”.

Scelta 2. Posso soccombere ed essere d’accordo: “Oh sì, hai ragione. Sono così rigida ed è per questo che la mia vita è così difficile. Ogni volta che mi faccio un’idea su qualcosa o qualcuno non c’è modo di cambiarla, mi attengo alla mia posizione originale a prescindere dalle conseguenze. Non sarò mai flessibile, sono fatta così!”.

Questi due modi di rispondere sono comportamenti che abbiamo appreso durante la nostra crescita. La nostra educazione consisteva nel giudicare (noi e/o il nostro comportamento) come “buono” o “cattivo”: venivamo gratificati quando – a giudizio di chi ci stava intorno – ci comportavamo “bene”, e puniti quando ci comportavamo “male”. Ciò a cui siamo stati davvero educati, è a capire come funziona il sistema premio/punizione e addestrati a cercare ricompense ed evitare punizioni. Abbiamo imparato come giudicare noi stessi e gli altri, nei termini del sistema di valori assoluti di ciò che è “bene” e ciò che è “male”. Questo modo di pensare si auto determina: perché se io ho ragione, allora inevitabilmente tu (o qualcun’altro) devi avere torto. Se fai cose sbagliate allora devi essere cattivo. La dualità del pensiero giusto/sbagliato non permette

altre possibilità.

è ovvio che raramente penso di sbagliarmi nella conversaione e l’altra persona di rado pensa che si stia sbagliando. Le prime due prime scelte comunicative di “attaccare” o “soccombere”, rischiano di indebolire o rompere la qualità della nostra connessione (vedi l’articolo “Cos’è la Connessione” Occhi Dicembre 2019).

Quali altre scelte ci sono?

Scelta 3. Rallentare (e respirare)

> Divenire consapevole di cosa mi sta accadendo > Consentirmi la “crisi” >Radicarmi in ciò che è importante per me.

Entrando nella mia esperienza presente mi connetto a ciò che sta accadendo qui e ora come risposta fisiologica e cognitiva alla frase che ho appena ascoltato: mi accorgo di cosa sta accadendo al mio corpo, cosa sto pensando, che emozioni provo, che cosa davvero desidero. Posso notare un aumento del battito cardiaco, un aumento della temperatura, la spiacevole sensazione di frustrazione (che di solito io percepisco come una spirale di agitazione nello stomaco e una tensione alle spalle e alle mandibole). Posso connettermi a ciò che è davvero importante per mein questo momento: al mio desiderio di essere vista per la flessibilità che ho dimostrato a questa persona in diverse occasioni. Posso fare tutto questo in silenzio o posso dar loro voce: “Nel sentirti dire “rigida” noto la mia frustrazione e sento che aumenta la tensione nel mio corpo. Desidero che la flessibilità che ti ho dimostrato in più occasioni sia vista e considerata”.

La parte importante in questa scelta comunicativa è che mi consento di accusare il colpo, sospendo l’automatismo di reattività delle due prime scelte, e ascolto l’impatto delle parole dell’altro su di me; questo spazio di “concedermi la crisi” ha il sapore dolce dell’abbandono all’esperienza presente (che non è amaro come il cedere o l’arrendermi) verso una connessione empatica con l’altra persona.

Scelta 4. L’ultima delle mie scelte è quella di provare a indovinare ciò che l’altra persona sta cercando di dirmi e che desidera che io ascolti: “Quando mi dici “rigida” immagino che tu mi stia chiedendo più considerazione del tuo punto di vista e più cura per le tue idee. è questo che vorresti da me?”. La Comunicazione è un atto dialogico fatto di interrogare, ascoltare, consentire e rispondere. Quando scelgo di concentrarmi su ciò che davvero è importante per entrambi, sui Bisogni che sono presenti – che siano i miei o i tuoi – mi affido alla nostra umanità condivisa e non sto più giocando al gioco di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò che è bene e male.

Come ha detto Albert Einstein: “Follia è continuare a fare le stesse azioni e aspettarsi improvvisamente risultati differenti”. Ne deduco che stupidità è l’incosapevolezza di altre scelte. Stupidità è farmi travolgere dalle forme comunicative 1 e 2, rimanere intrappolata nel torpore dell’impatto delle parole degli altri e ragire aggrappandomi alle nozioni di giusto e sbagliato. Ho fatto innumerevoli esperienze di come queste scelte comunicative ostacolino la qualità della connessione che vorrei e l’emergere dei reali bisogni del momento.

 

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un’e-mail a: info@giovannacastoldi.it

 

a cura di Giovanna Castoldi

Counselor Supervisor, Formatrice Certificata in Comunicazione Nonviolenta,

Specializzata in Empatia e Mediazione Nonviolenta dei Conflitti

www.giovannacastoldi.it

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