Mancanza di obiettivi

Obiettivi, obiettivi e ancora obiettivi. Siamo ossessionati dalla tendenza a suddividere il nostro percorso in tanti step, alla fine dei quali, ci attende un bel cartellone dove segnare i risultati ottenuti. Dall’area professionale a quella privata, il passo è stato breve. La formazione che doveva limitarsi a creare motivatori e motivati in ambito aziendale, si è insinuata tra le grucce del nostro armadio, nei cassetti pieni di biancheria, tra le confezioni di tonno in scatola e la pasta integrale. Senza accorgersene, parliamo di obiettivi davanti ad uno spritz al bar, con l’amica del cuore o con lo sconosciuto appena incontrato in chat. Ma quando alla domanda: “E tu? che progetti hai?, incrociamo uno sguardo stupito che fatica a trovare la risposta, allora inizi a spazientirti, controlli il cellulare e improvvisamente trovi una scusa per chiudere l’appuntamento perché pensi che una persona così poco organizzata, priva di obiettivi, non sia esattamente ciò che cercavi. Un uomo senza ambizioni è come un sacco vuoto, inutile, destinato al fallimento. Finché un giorno, dall’altra parte, ti ci ritrovi tu.

 

Non era previsto ma è successo. E’ bastato quell’accaduto, improvviso e drammatico, per sconvolgere la tua esistenza, mettendo sotto sopra non solo i vestiti appesi nell’armadio, la biancheria ben stesa nei cassetti e le scatole di tonno, infilati tra le fette biscottate e la pasta bio, ma la tua stessa mente, i tuoi pensieri, i tuoi ricordi. Anzi sono proprio questi che, quando riaffiorano, fanno male come chiodi conficcati nel cuore. Piangi, butti all’aria qualsiasi cosa perché vivere diventa sempre più insopportabile. L’unico vero obiettivo, adesso, è spegnere il dolore. Ci hai provato ma è come voler eliminare l’azoto dall’aria che respiri: non puoi, è ovunque. La vera sfida è abituarti ad esso, conviverci. Imparerai col trascorrere dei minuti, delle ore, dei giorni che l’unico modo per non soccombere è andare avanti, trasformando il senso di mancanza e di profonda ingiustizia, in uno scopo da perseguire. Capirai a tue spese che se concedi troppo spazio ai ricordi e alla contemplazione del dolore, il tuo fisico ne risentirà, aggiungendo la preoccupazione per il tuo stato di salute a quella già provata per il tuo stato di sopravissuta rispetto a chi non c’è più. Scegli! Delegare gli altri a fare diagnosi e prescriverti cure o riprenderti in mano il tuo ruolo di regista e decidere quale copione seguire? Ti sembra quasi blasfemo affermare una cosa del genere perché sei cresciuta in un mondo dove i posti sono già assegnati e l’unico libero arbitrio sembra tu lo possa esercitare solo dal parrucchiere: bionda o mora?, lisci o mossi? Ritrovarti adesso con questa nuova opzione, uscendo dagli schemi che sono profondi e ben delineati come solchi in un campo da seminare, non ti rassicura, al contrario, ti destabilizza. Percorrere strade che non conosci ti spaventa ma ripercorrere le stesse è ancora peggio. Decidi di provarci ma non sai come fare. Dov’è questo nuovo sentiero? Attendi e non succede nulla. Chiedi ma nessuno ti risponde. Alla fine ti senti rincuorata da una tua personale riflessione: ripeti la frase che ti ha smosso da quel torpore, che ti ha fatto decidere di reagire invece che di lasciarti andare. La frase era: “Regista di un nuovo copione…” Cerchi un pezzo di carta ed una penna. Scrivi qualcosa: “Voglio diventare regista della mia vita”. Poi però ci pensi e ancora ti chiedi: “Come?” Allora scrivi la risposta: “Voglio essere felice. Voglio smettere di piangere. Voglio sostituire i ricordi del passato con nuove immagini. Voglio ritrovare la pace interiore, la serenità nel mio cuore. Voglio vivere stando  bene con me stessa e con qualsiasi persona, situazione io incontri. Lo voglio! Ignoro come ma io ci riuscirò!

 

Improvvisamente la chiarezza di obiettivi ha sprigionato in te una determinazione che pensavi di aver perso per sempre. Hai iniziato da lì, come fossi nata una seconda volta. Ogni tanto ti fermi, ti guardi indietro e provi una nostalgia tremenda per quel passato così perfetto e rassicurante. Ma poi pensi a quanta strada hai fatto fino ad oggi, contando solo sulla ritrovata fiducia in te stessa. Il foglio con i tuoi obiettivi è stato riscritto milioni di volte. In 10 anni hai imparato a sostituire i vecchi pensieri sabotanti con nuovi obiettivi da conseguire. Uno di questi è dare un senso a tutto ciò che hai vissuto, a volte ridendo, altre piangendo.

 

A cura di Simonetta Pozzati • Mental Coach

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