Intervista a Monica Vallerini

In occasione dell’uscita sulle sale cinematografiche del film “Tutta un’altra vita” con protagonista Enrico Brignano, abbiamo incontrato Monica Vallerini attrice bassanese fra gli attori presenti nel cast.

Monica è un vulcano di energia positiva, di forza, vogliamo farci raccontare un po’ della sua vita e delle sue tante attività.

 

Raccontaci un po’ di te, della tua infanzia di cosa volevi fare da grande quando eri piccolina.

Mamma bassanese e papà cittadellese, ho passato la mia infanzia a Cittadella per poi trasferirmi a Bassano dove ho passato tutta la mia adolescenza e post adolescenza. Mi sento molto legata alla mia città dove torno molto spesso per stare con la mia famiglia e le amicizie fatte da ragazza che sento ancora molto forti.

Da sempre volevo fare l’attrice, le recite dell’asilo sono state le mie prime esibizioni in pubblico e non avevo paura, anzi. Mi ricordo che  in occasione della recita su Cappuccetto Rosso volevo assolutamente fare la protagonista. I miei colori mediterranei non erano esattamente quelli richiesti: per tutti cappuccetto rosso doveva essere una bambina bionda con gli occhi azzurri… perciò era stata scelta un’altra bambina. Il fato volle però che questa bimba si ammalò e io feci quella parte. 

Già all’epoca avevo un bel caratterino! Durante quella stessa recita riuscii a scombinare la storia che prevedeva come finale il bacio fra Cappuccetto e il cacciatore. Io però non avevo grande simpatia per il bambino-cacciatore e così il bacio non glielo diedi (avrei di gran lunga preferito baciare il bimbo lupo).

La recitazione è stato un passaggio naturale. Io amo stare con la gente, parlare comunicare, dire la mia. All’epoca con i miei coetanei non mi trovavo bene preferivo stare con gli adulti. Alle medie ricordo di essere andata direttamente dal preside per protestare contro dei ragazzi che mi schermivano.

Mi sono sempre sentita libera di esprimere la mia opinione anche quando non era in linea con il pensiero comune.

Ero eccentrica, mi disegnavo i vestiti e Gemma, una sarta di Cittadella, me li confezionava! Ancora ora lo fà, vado da lei che non è più giovanissima ma sa capirmi subito e sopporta il mio essere precisa, ed è una bellissima persona.

Fino alle medie o mi trovavo bene con gli adulti o con i bimbi piccoli per il loro mondo di fantasia. Anch’io amavo inventarmi storie di fantasia e assumere i panni dei vari personaggi di queste storie.

Ero appassionata del cinema anni 50/60, adoravo Katharine Hepburn. Vedendo i film mi immedesimavo nella vita degli altri e questo mi affascinava tantissimo.

Durante il liceo ho cominciato a realizzare l’idea di frequentare una scuola di recitazione. Dopo la maturità linguistica ecco il bivio: ero stata ammessa al Goethe Institute di Monaco ma nel frattempo avevo fatto i provini per entrare alla scuola di recitazione al teatro Verdi di Padova diretta da Arnoldo Foà. Ho scelto Padova e per i due anni del corso ho cercato di essere comunque indipendente economicamente dai miei. Al mattino lavoravo e frequentavo al pomeriggio. Ho lavorato nella moda, indossavo per aziende di abbigliamento sportivo, poi ho fatto la commerciale, insegnavo inglese. Ero autonoma e mettevo via i soldi. Dopo un po’ ho avuto l’occasione di andare a Roma ospitata da un’amica. Sono molto fiera del fatto di essere riuscita a fare quello che ho fatto decidendo e portando avanti tutto con le mie forze senza gravare sui miei genitori.

 

Quali sono stati i primi lavori?

All’inizio degli anni 2000 ho cominciato a fare alcune pubblicità.

Il primo lavoro è stato “Ombre” una fiction Rai di Cinzia Th Torrini con Stefania Rocca. 

Ero molto spavalda, mi presentavo ai casting con le foto che mi aveva fatto Gianni Guidolin fotografo di Bassano (grazie Gianni!) e poi speravo di essere richiamata. 

Dopo “Ombre” mi hanno chiamato per la prima serie di Don Matteo, la puntata si chiamava “La strategia dello scorpione”. Enrico Oldoini mi ha scelta per fare Maria Pascetti. Successivamente ho lavorato con Proietti, Massimo Dapporto e molti altri. 

 

Quali sono stati i lavori che ti sono piaciuti di più?

Sicuramente il film “Passo a due” assieme al ballerino Kledi. Ho dato vita ad un personaggio opposto a me. E’ stata una bella sfida, un modo per conoscere me stessa. Ho interpretato una donna di potere che sapeva tenere tutti sempre sotto scacco.

Sono poi molto affezionata a Gloria, il personaggio che ho interpretato per le 5 serie de “Il medico in famiglia”. Mi sono ritagliata il personaggio come piaceva a me. Doveva esser svampita, io l’ho resa molto autoironica. Era leggera ma non vuota o stupida, era naif. Io ho dato a Gloria la possibilità di cercare l’amore, non era una mangia uomini. 

Nell’ultimo film ho ritrovato bravissimi attori con cui ho lavorato in quella serie. Paola Minaccioni e Paolo Sassanelli all’epoca Oscar direttore della clinica.

 

Ti sei mai trovata in situazioni difficili?

Sì, il nostro è un mondo difficile, con la mia ironia sono riuscita ad uscirne senza problemi. Non ne ho guadagnato niente, sicuramente a causa di questo non ho raggiunto certi obiettivi, ma ne ho raggiunti altri, in ogni caso sono felice di essere rimasta fedele a me stessa e ai miei principi. 

 

Com’è stato il rapporto con i tuoi genitori all’inizio?

Decisamente l’hanno presa male. La professione di attrice non rientrava fra i lavori che avevano in mente per me. All’epoca avrei dovuto andare al Goethe Istitute di Monaco. Ero molto portata per le lingue e loro mi vedevano chissà magari commerciale per qualche grande azienda.

Avrei potuto fare la giornalista quella d’assalto, di inchiesta. Io odio l’ingiustizia ed è spesso frustrante non poter fare qualcosa in alcune situazioni che gridano giustizia. Mi piacerebbe fare la “Iena”.

Oppure la psicologa. Ho una grande sensibilità nel capire le persone.

Ora i miei genitori sono orgogliosi di me e mi supportano sempre. Sono legatissima a mia sorella (a anche a suo marito) e adoro mio nipote Mattia che per me è come un figlio. La famiglia è fondamentale ed io ho un amore per loro infinito.

 

Cosa ti piacerebbe fare ora?

Mi piacerebbe fare un bel film, con un ruolo dove esprimermi, una commedia leggera ma intelligente, commedia all’italiana come questa appena fatta, si ride e si pensa. Con un personaggio che abbia una costruzione e uno sviluppo che posso dare io.

Anche un programma televisivo. Far emergere “l’Italia che c’è”, un reality talent che dà spazio a tantissimi ragazzi che valgono e che lavorano duro per raggiungere i loro sogni (una professione, un ideale). Vorrei trovare il modo per valorizzarli.

E poi vorrei mettermi in gioco in maniera totale partecipando ad un programma tv come “Ballando con le stelle”, “Tale e quale” oppure Pechino express.

Cosa consiglieresti a chi vuole seguire la tua strada?

Adesso è difficile perché l’idea che passa è che sia più importante l’esposizione che il talento.

Ho avuto un grande spirito di sacrificio, mi dico sempre che sono di razza alpina come i muli. Occorre essere preparati per fare un cosa: non bisogna farsi ingannare dalle situazioni. Non basta la bella faccia! Lo studio aiuta le persone a progredire, poi ci vuole pazienza, caparbietà e autocritica. Non si ha mai finito di imparare! Mai darsi per vinti. Il nostro mestiere è difficile. E poi occorre rimanere umili, l’umiltà è una grande virtù.

 

Il film appena uscito ti vede recitare diretta dal tuo compagno Alessandro Pondi, com’è stato lavorare con lui?

E’ stata la prima volta in cui ufficialmente abbiamo lavorato insieme. In realtà Alessandro è sceneggiatore di molti film e fiction e spesso io lo accompagno nella sua gestazione.

Un film è un’avventura che comporta tanto sacrificio.

Io conoscevo bene il personaggio che Alessandro aveva in mente. E’ stato bello dare vita ad una sua creatura dando le mie sfumature. Con me è stato più severo dovevo dimostrare di essere all’altezza del ruolo, dovevo dare il 200% ero li perché me lo meritavo come per tutti gli altri attori.

 

Perché consigli “Tutta un’altra vita”?

Perché è un film liberatorio. Fa vedere quello che molta gente pensa ma spesso non ha il coraggio di fare o dire. E poi perchè è divertente e in questo momento abbiamo bisogno di sorridere e ritagliarci un momento di svago.

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