Cos’é il femminile?

Domenica mattina. Squilla il telefono. Dall’altro capo il respiro e la voce strozzati di chi ha raccolto tutto il suo coraggio per chiamarmi. Parla tra sospiri e singhiozzi, la pelle che trasuda la paura di essere scoperta, sussurra: “Ho solo pochi minuti. Non può essere amore” esordisce con un filo di voce, “mi controlla in tutto, non posso uscire da sola, non posso nemmeno andare in bagno da sola. è ossessionato dal mio corpo, vuole occuparsi di me in tutto, vuole lavarmi e vestirmi, qualsiasi cosa mi riguarda dice che è affar suo, sono al punto che io quasi non posso nemmeno toccarmi senza il suo consenso.”

La voce si ferma, piange. Respira profondamente, si schiarisce la gola, il tempo sta trascorrendo e lei lo sa,  prosegue. “Lui dice di amarmi, ma non gli credo. Non può essere amore, ho paura quando mi guarda. Sta ferendo la mia anima, mi sento annientata.”

Un’altra pausa. Entrambe sentiamo il tempo sbriciolarsi in istanti. Io le dico: “Sono qui”. “è fuori in terrazza che fuma” dice accelerando la pronuncia delle parole, “all’inizio era tutto così perfetto, lui era perfetto. C’erano degli atteggiamenti che a volte non mi lasciavano tranquilla, ma io confondevo le sue cure e il suo a volte eccessivo interesse, con attenzioni affettuose. Poi ha iniziato a giudicarmi violentemente, ed era terribile per me ascoltare ciò che mi diceva. Mette in discussione le mie capacità in tutto ciò che faccio, io mi sento continuamente in colpa di tutto ciò che accade, a lui non va bene niente. A volte dice delle cose terribili su di me anche davanti agli altri, poi mi guarda con quel suo sguardo che mi paralizza e… ride… lo fa per confondermi, e mi dice che sta solo scherzando. Legge il mio dolore, si scusa, diventa dolce e premuroso e io non capisco più niente, tutto si azzera e sono ancora una volta pronta a ricominciare. Lui mi giura che cambierà, ma io ho paura che tutto questo durerà per sempre.”

Sono queste le prime parole espresse ad alta voce, le prime parole che hanno segnato la rinascita. Per la prima volta questa donna ha deciso di donare un suono ai suoi pensieri, e condividere il peso di questa prigione con qualcuno.

Ecco il Femminile che si risveglia: una donna che dà voce a ciò che pulsa dentro. Un femminile che cerca di capire, sì, ma che integra l’equilibrio tra il capire e il sentire. Il Femminile risvegliato non perde di vista sé stesso. Quando lo fa, rischia di scivolare nell’assistenzialismo: “mi prenderò cura io di quest’uomo”, “farà tutto il possibile per cambiare”, “con me lui sarà diverso”. Il Femminile è integrato quando conosce il significato delle parole “volersi bene”.

Il Femminile integrato dialoga tra sé e sé in modo autentico, con l’onestà di chi sa accogliere tutto quello che è vivo in sé, anche la vergogna e la colpa per ciò che crede di essere o di avere fatto. Il Femminile in risveglio ha la forza di affermare sé, nella decisione di non tollerare più di essere sotto l’influenza di chiunque. Il Femminile in risveglio si esprime, se necessario chiede aiuto.

Da Donna dico che la violenza ha inizio dentro di me quando sono spietata con me stessa, e mi dico frasi come: “sono io il problema”, “non sono abbastanza brava”, “non posso vivere senza di lui/ho bisogno di lui”. La violenza inizia in me quando taccio il mio dolore in silenzio, quando nego a me stessa e agli altri quanto sto soffrendo, quando mi disconnetto dal mio sentire negando a me stessa la possibilità di prendermi cura dei miei bisogni in un modo più funzionale al mio benessere, un modo diverso da come sto facendo ora.

Nel momento in cui mi trovo a pensare che sono sola, sto dichiarando che nessuno mi può aiutare: e questo non corrisponde alla realtà. Ho una rete intorno, fatta di famiglia e amici, che possono ascoltare e aiutarmi. Ho delle istituzioni e la presenza sul territorio di professionisti preparati a raccogliere la richiesta di aiuto, abili nel proteggermi e nell’accompagnarmi a riconoscere che sono in una relazione pericolosa per il mio benessere, per la stabilità emotivo-affettiva e in alcuni casi anche pericolosa per la vita.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, ti invito – TU che stai leggendo – a ricordare che il baricentro della tua vita sei TU. Tu sei il tuo punto di equilibrio. Tutto ciò che ti sta attorno e che ti coinvolge, può essere trasformato se tu per prima fai un passo.

Io ti invito ad ascoltare e riconoscere dietro ai pensieri di paura che provi, oltre la disperazione e la pena, la spinta della tua Vita che vuole vivere. è quello il tuo Vento, ciò che gonfierà le tue vele del cambiamento. “Ti ringrazio di avermi chiamata…” risposi.

 

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un’e-mail a: info@giovannacastoldi.it

a cura di Giovanna Castoldi

Counselor Supervisor, Formatrice Certificata in Comunicazione Nonviolenta,

Specializzata in Empatia e Mediazione Nonviolenta dei Conflitti 

www.giovannacastoldi.it

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Giovanna Castoldi
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Mediare le relazioni. Crea la vita che vuoi, con la Comunicazione non violenta a cura di Giovanna Castoldi. Counselor Supervisor, Formatrice Certificata in Comunicazione Nonviolenta, Specializzata in Empatia e Mediazione Nonviolenta dei Conflitti

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