Nutrire il cuore – Meditare per essere

La pratica meditativa più in voga del momento è, senza ombra di dubbio, la Mindfulness. Si tratta di una metodica elaborata e diffusa, nella seconda metà del secolo scorso, da J. K. Zinn, un biologo, scrittore e medico statunitense, ma soprattutto un esperto praticante di meditazione buddhista.

Il suo indubbio merito è stato quello di dare una solida base scientifica alla pratica meditativa orientale di radice buddhista. Il suo protocollo, l’ormai famosissimo MBSR (mindfulness based stress reduction), è conosciuto in tutto il mondo e in special modo nell’ambito clinico visti gli innumerevoli studi e sperimentazioni a cui è stato sottoposto, soprattutto su pazienti affetti da vari tipi di patologie.

Quel protocollo è efficace e potente, ha una radice tradizionale importante e per questo è innegabile la sua validità. Se però dovessi cercare un lieve difetto, per come viene spesso proposto in Italia ma presumo anche nel resto del Mondo, direi che è una metodica con uno scarso apporto di calore, forse potrei dire che un po’ scarseggia di cuore.

Cosa intendo con questo?

Diciamo che, per quanto mi riguarda e per quello che sento di trasmettere nella pratica meditativa ai miei allievi, non è possibile disgiungere la presenza di sé dalla base etica.

La meditazione è uno strumento meraviglioso, ma lo è infinitamente di più se alla base vi è una spinta delle qualità etiche, di quelle qualità dell’essere essenziali a costruire una relazione empatica, gentile, equanime con se stessi e con gli altri.

Senza questo fondamento la pratica meditativa rischia di divenire solamente una via per una focalizzazione fredda e priva di benevolenza. Essere perfettamente concentrati e presenti è uno stato dell’essere raggiungibile attraverso lo studio o una applicazione costante e determinata in una qualche attività. Ma per raggiungere una tale condizione non è necessario meditare, la meditazione è tale, di questo ne sono convinto, solo se vi è al fondamento una forte componente di apertura del cuore, di ricerca dell’empatia e del calore che può donare questa disciplina.

Vi sono qualità, in ognuno di noi, che non possono essere coltivate con la sola concentrazione o nella sola presenza mentale. Diciamo che questi requisiti sono di certo molto importanti, ma per far affiorare quella luce calda di cui accennavo pocanzi è necessario aprirsi, non chiudersi nella sola e pura concentrazione. In questo caso le pratiche orientali, e non solo, ci vengono in aiuto con una serie di meditazioni molto interessanti.

La pratica della gentilezza amorevole, dell’empatia e della gioia sostenute da una nota di equanimità e saggezza conducono il praticante in una condizione che mi piace definire nutriente.

Nel tempo e con la dedizione avviene una trasformazione nel meditante che coltiva in sé queste qualità. Questo modo di meditare aiuta a spegnere, estinguere soprattutto le emozioni inquinanti che spesso albergano in noi come la rabbia, l’ansia, la paura.

Comprendo molto ben che, soprattutto in una società come questa, non è per nulla facile essere sempre gentili, empatici e soprattutto esprimere gioia, ma è necessario coltivare in noi queste qualità se vogliamo invertire la rotta. Se è nostro desiderio uscire dalla condizione in cui spesso ci troviamo, preda di stati emotivi negativo-distruttivi, è necessario prendere in considerazione queste particolari modalità di pratica.

La meditazione nel cuore, l’apertura verso l’altro, la cura nella relazione, la coltivazione dell’empatia cercando di portare gentilezza nel mondo, non sono solo un toccasana per noi, ma anche e soprattutto una luminosa medicina per tutti coloro che abbiamo vicino.

Ecco perché medicina e meditazione condividono la stessa radice etimologica.

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Demetrio Battaglia
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Demetrio Battaglia. Ricercatore, scrittore e informatico. Vorresti leggere altri articoli su questo argomento, oppure sei interessato a capire meglio chi sono e di cosa mi occupo? Visita il mio sito.

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