Influencer, servono davvero a un’azienda?

Cosa sono veramente e a cosa servono gli Influencer per la nostra attività? Ci fanno davvero vendere di più o sono solo un costo, con risultati dubbi e difficili da verificare?

La storia degli Influencer.

Gli Influencer sono collegati all’avvento di Instagram. Si tratta di profili di persone più o meno note che hanno un seguito e possono quindi influenzare chi sceglie o dovrà scegliere un prodotto o servizio, recensendolo o provandolo. Gli influencer possono essere anche solo “vip di Instagram” e non è detto che i vip più noti (TV, Cinema, ad esempio) lo siano. Non è detto che un Influencer abbia capacità precise, non deve essere un attore o un cantante, o aver fatto degli studi. Alcuni si definiscono Influencer solo perché hanno 100.000 follower (seguaci) e talvolta, ahinoi, non sono nemmeno profili veri, quelli che li seguono. 

I follower degli Influencer sono sempre veri?

Ahinoi la credenza nata con l’avvento degli Influencer era che per esserlo bastasse avere follower. E così è nato il mercato dei follower. Di cosa si tratta? Profili falsi, creati da robot, che generano utenti fasulli che seguono altri profili. In questo modo, anche recentemente, professionisti affermati del settore hanno dimostrato come si possa vendere questi finti follower alle aziende in cambio di denaro o prodotti/servizi, senza dare alcun risultato.

Esistevano gli Influencer prima di Instagram?

Più o meno. Prima si chiamavano Ambassador o Evangelist e avevano davvero a che fare con l’azienda. Attenzione! L’Ambassador, rispetto all’Influencer, ha compiti precisi e sposa appieno i valori del Brand, con coerenza, tanto che gli Ambassador potevano essere anche interni all’azienda, o clienti particolarmente fedeli.

Lavorare con gli Influencer, ne vale la pena?

Innanzitutto chi fa una strategia di marketing sa quali sono gli strumenti per scovare falsi influencer con falsi follower. Mai farsi ammaliare! Secondo: va analizzato il valore di quell’Influencer per il Brand: i numeri sono veri? Terzo: spesso gli Influencer, li abbiamo in casa, nel nostro database. Si tratta di persone con piccoli seguiti, magari, ma che possono narrare in modo veritiero la nostra attività/prodotto. Anche i nostri dipendenti, se credono nell’azienda, possono raccontarla con più sincerità di un esterno. Perchè in fondo, in una strategia di Branding in cui si vogliano valutare gli Influencer, non ci si deve mai farsi abbagliare dalle false promesse, che costano tanti soldi o possono mettere a rischio la reputazione della nostra azienda. Per cominciare, basta analizzare i nostri clienti, chiedere recensioni, stimolarli alla condivisione delle nostre esperienze, innescare politiche di marketing interno che valorizzino i nostri dipendenti. Questo è passaparola strategico, che fa meglio ed è più sincero (e più economico) di un processo di influencer marketing fatto male (e pagato troppo).

di Silvia Signoretti Consulente di Marketing Strategico

Partner e collaboratrice attiva di IDEE MIRATE

www.silviasignoretti.com

silvia signoretti partner idee mirate

chi è silvia Signoretti

Silvia Signoretti – partner e collaboratrice attiva di IDEE MIRATE

Docente, formatrice, Connection Manager® certificata,  sono una consulente di marketing strategico specializzata nelle strategie per franchising, reti di negozi, multishop o multistore, catene, network, con una specializzazione nella comunicazione per i brand.

Mi occupo di comunicazione e marketing dal 2006, quando ho cominciato a seguire gli uffici stampa e l’advertising (allora, ancora prevalentemente offline) di alcuni noti brand del settore alimentare e vinicolo del nord Italia. Sono speaker di diversi eventi nazionali e aziendali.

Oggi mi occupo di consulenza agli imprenditori, aiutandoli a definire la strategia di comunicazione per la loro azienda e come districarsi nel limbo delle agenzie e dei consulenti presenti sul mercato. Il brand, al centro. Il marketing qualitativo, come mezzo.

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