Per meditare serve coraggio

Per meditare serve Coraggio – Meditare per essere

In questo articolo vorrei lasciare sullo sfondo il tema “Meditazione”, e parlarvi di quello che sovente viene indicato come “Insegnamento”.

Spesso si sente parlare del sentiero della Conoscenza e di come sia necessario mettersi in cammino per conoscere se stessi. Ormai è un mantra ripetuto ovunque, in ogni luogo e in ogni sede da quantità di insegnanti, formatori, facilitatori ecc ecc…

Nulla di male, nulla di sbagliato, ci mancherebbe. Però, contemporaneamente, ascoltiamo altri insegnanti, a volte gli stessi, che ci intimano: “Stai nel qui e ora”, “Vivi il presente”, “Non vi è altra realtà che l’adesso”, e allora sinceramente si crea un pochina di confusione.

Devo stare nel qui e ora, vivere il frangente istantaneo che si dilata nell’assoluto eterno, oppure incamminarmi per andare da qualche parte dove troverò me stesso? A vedere bene queste due affermazioni, entrambe a loro modo corrette, ma allo stesso tempo difficili da attuare, c’è un po’ da ammattire.

Riflettiamo un istante…

Possiedo una mente immersa nel tempo psicologico e cronologico, questo significa che tutto il mio agire è scandito dal tempo e quindi trascorro la maggior parte della vita a proiettarmi nel futuro o ad ancorarmi al passato, entrambi del tutto inesistenti, impossibili da controllare poiché l’unica forma di vita è quella immersa nel presente, nell’adesso. Per questo motivo se sono in cammino mi sto muovendo e se sono in movimento percorro uno spazio e lo spazio altri non è se non la misura del tempo, scomodando concetti di aristotelica memoria, quindi immerso nel tempo non sono di certo nel qui e ora.

Ma allora, se così non va, torniamo al nostro istante presente, unico in grado di farmi scoprire chi sono nella realtà. Eppure qui sorge un ulteriore problema pressoché invalicabile. Com’è possibile rimanere nel qui e ora?

Il momento presente è talmente infinitesimale che se anche dovessi operare su di me un immane sforzo non riuscirei a stare in quell’istante tant’è sfuggente e inafferrabile.

Il dilemma è inestricabile, allora che fare?

Libri, video, aforismi mi inducono a camminare in un Sentiero o a stare nell’adesso, ma entrambe le soluzioni sembrano sfuggire alle mie capacità di ricercatore spirituale.

E se fosse semplice invece?

Di norma per risolvere questioni che paiono complesse cerchiamo modalità complesse e invece semplicità è la parola d’ordine quando si indaga su questi stati interiori, quando si desidera conoscersi più a fondo.

Lo Zen, la branca del buddhismo tanto famosa in occidente, adotta una modalità che sento molto calzante e che potremmo riassumere in una frase intensa anche se un po’ criptica:
“La Via non è né Conoscenzanon Conoscenza”.

Se voglio conoscere non sono sulla Via, se non voglio conoscere non sono sulla Via. Sembra uno scioglilingua, ma la chiave di questo arcano è nel verbo voglio. Il Sentiero va percorso, questo è certo, e nel qui e ora, anche questo è certo, ma va percorso lasciando tutto, mollando l’ego e le sue tensioni, i bisogni, le bramosie e le smanie ansiose, la Via si dispiega di fronte a noi se molliamo tutti i… voglio.

Ecco cosa ci insegna la meditazione, ad accorgerci di tutti i “voglio” che ci distolgono dal cammino e ci trattengono fuori dall’istante eterno, troppo presi dal soddisfare la miriade di scopi e motivazioni che ci abita senza sosta.

La meditazione non ci porta all’illuminazione, ci fa semplicemente accorgere quanto fuori strada siamo, sta a noi rimetterci in carreggiata.

“Conta solo il cammino,

perché solo lui è duraturo

e non lo scopo,

che risulta essere soltanto

l’illusione del viaggio.”

Antoine de Saint-Exupery

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Demetrio Battaglia
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Demetrio Battaglia. Ricercatore, scrittore e informatico. Vorresti leggere altri articoli su questo argomento, oppure sei interessato a capire meglio chi sono e di cosa mi occupo? Visita il mio sito.

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