Ritorna la musica dal vivo, a ricominciare ci pensa Red Canzian

La musica riparte da…Red Canzian. E’ infatti il celebre ex bassista dei Pooh ad aver ufficialmente riaperto gli spettacoli dal vivo in tutto il territorio nazionale con un live di un’ora circa nella sua Treviso, pochi giorni fa. Il progetto ha fatto parte di “Il Teatro riparte”, iniziativa organizzata dal Teatro Stabile del Veneto in contemporanea, lo stesso giorno, in quattro luoghi della nostra regione, Venezia, Verona, Padova e appunto Treviso, in collaborazione con le amministrazioni comunali. Nonostante un meteo fastidiosamente umido e la pioggia che non ha mai smesso di venir giù, è stato emozionante vedere il ritorno sul palco di un artista per esibirsi davanti a un pubblico, che ha risposto presente con tutte le dovute precauzioni all’insegna della massima sicurezza, col distanziamento sociale e la mascherina. Qualche ora prima abbiamo avuto l’occasione di intervistare Red, che ci ha parlato di questo ritorno ufficiale sul palco dopo il lockdown, e della sua carriera. Il compositore e plurimusicista ha portato un grande abbraccio a tutti i presenti, col vivo desiderio di ricominciare una normalità che sembrava lontana, e anche complicata da gestire. Canzian ha cantato vecchi e nuovi successi di fama mondiale e qualche hit dei Pooh, facendo salire sul palco oltre a dei suoi musicisti anche i figli Chiara e Phil, cantante e batterista (anche se qui magnificamente alle prese con un pianoforte) riconosciuti.

A parte l’emozione di ripartire, dalla tua Treviso,  d’ ora in poi come si adeguerà lo spettacolo? Cosa ci dobbiamo aspettare? Credo che si ritornerà come prima. Se nel 1918 hanno superato l’influenza spagnola che ha fatto 70 milioni di morti, supereremo anche questa. Voglio continuare ad abbracciare i miei amici, a bere un bicchiere di vino senza problemi di mascherine. E’ un periodo di passaggio. Sicuramente quest’estate si dovrà lavorare con poche strutture, in acustico, si ritornerà un po’ alle origini, come quando nascono le canzoni. Da un lato, se non ci fosse il dolore per quello che il virus ha portato, è anche una prova che stimola perchè rimarrà in piedi chi sa davvero cantare e suonare dal vivo, senza inciampare. Purtroppo però è anche un ripiego, certo.

Stavi lavorando a qualche nuovo progetto? Sì’, stavo preparando un nuovo concerto, fatto di interazioni con altri artisti, una cosa bellissima, che ora è fermo  e chissà quando riusciremo a partire. Speriamo presto.

Ricominci da Treviso, la tua città. Un ri-iniziare molto simbolico. In quella piazza, a Calmaggiore quando avevo tredici anni ed ero vestito in maniera strana, avevo già deciso di essere una rockstar, peccato però che lo sapevo solo io. Ma l’invito del Teatro Stabile del Veneto e del sindaco è stato un toccasana piacevolissimo, una forte emozione.

Quel ragazzino amante della musica che camminava per Calmaggiore avrebbe mai pensato di arrivare così in alto? Sono talmente pazzo che l’ho sempre pensato. Ci credevo veramente, e forse è l’unica maniera per poi realizzare i sogni. Ci devi credere fino in fondo, io sono sempre stato convinto che ce l’avrei fatta. Anche quando si è sciolto il mio primo gruppo, i Capsicum Red, ero convinto che sarebbe successo qualcosa. Avevo fatto un provino con Visconti per “Morte a Venezia”, mi avevano chiamato i Ribelli per sostituire Stratos, anche gli Ufo mi chiesero se andavo a Londra a suonare con loro, e poi i Pooh. Sarebbe andata comunque così, la mia vita.

Dopo una vita di grandissimi successi e di notorietà, hai comunque altri progetti in corso, come la Fondazione Q, e altre cose. La Fondazione Q si è fermata, mi dispiaceva fare spendere soldi ai finanziatori per dei progetti troppo elaborati, che non venivano capiti, in un momento in cui si vende una musica molto diversa da quella che producevo. Però ho sempre una scuola a Milano, di musica e di canto, ho uno studio di registrazione, ho scritto anche un’opera sulla Venezia del Settecento, che metterò in scena l’anno prossimo. E poi ho scritto tante belle canzoni, di progetti ne ho sempre tanti.

Anche i tuoi figli, Chiara e Phil, hanno una loro carriera… Che condividono con me, una parte del loro tempo, in musica. Chiara è una blogger di cucina, fa un miliardo di cose ma è anche un’interprete bravissima, Phil è un ottimo batterista. Sono un uomo molto fortunato ad aver due figli di talento. Li ho nella band con me non perchè sono miei figli ma perchè mi conviene avere due musicisti sopraffini come loro.

E proprio ai giovani che volessero cominciare a suonare, cosa consiglieresti? E’ dura, comunque dipende cosa si vuol fare nella vita, se vuoi essere un musicista di quelli canonici devi studiare e devi suonare tanto, far la gavetta, perchè la palestra funziona per tutti, non solo per chi vuole fare sport. Poi bisogna aver qualcosa da dire, ed essere disposti al sacrificio. Non è un momento facile per fare successo, anche perchè tutto passa per i talent show. Cosa consiglio? Di domandarsi se sono disposti a sacrificare molto della loro vita, del loro tempo, per la musica, se poi le risposte sono affermative, che vadano, ci credano fino in fondo. Bisogna anche farsi male ogni tanto per essere sicuri di poterle fare le cose.

Da uomo che rispetta e ama l’ambiente, che ha un’alimentazione sana, cosa trovi sia sfuggito all’umanità per trovarsi dentro a un virus come il Covid-19? Che errori sono stati fatti secondo te? Parlare di una cosa che non conosciamo a fondo è sciocco, di sicuro comunque tutti noi nel mondo abbiamo corso troppo, preteso troppo da noi e di conseguenza dalla natura e dall’ambiente. In questi mesi di lockdown la natura infatti si stava svegliando in modo del tutto diverso. Di sicuro abbiamo capito una cosa: la natura non ha bisogno di noi, semmai il contrario, ma di una natura sana. Va bene ad esempio, lo smart working, che toglierebbe un 20-30% di auto per strada e permetterebbe alle persone di lavorare da casa, ridando umanità e calore alla famiglia. Spero che adesso tutti non si rimettano a correre per recuperare i soldi persi perchè faremmo dei danni…

Ultima cosa. Sei un artista, un uomo a cui la vita pare abbia dato tutto. C’è qualcosa che ti manca? Sinceramente no. L’unica cosa che desidero è continuare a lavorare in serenità. Questo Coronavirus ha messo degli ostacoli ai miei progetti, che però ripartiranno appena possibile. Ho voglia di stare sul palco perchè ho capito che oltre la mia casa ne ho anche una seconda che è appunto il palcoscenico. E con me tutta la mia famiglia. Quando chiudiamo la casa per andare a suonare, ci siamo tutti, ed è bellissimo.

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