Quando il vino è famiglia

Spesso il vino si beve con gli amici, in enoteca o al ristorante. Ma quando lo si beve in famiglia, stappare una bottiglia di vino diventa un rito, una cerimonia di condivisione, una celebrazione. Durante questo lockdown, nella mia famiglia, questo rituale si è ripetuto più e più volte, costringendoci a riempire, nottetempo, anche i cassonetti del vetro dei vicini. Tra tutte, sono state in particolare le bottiglie dell’Azienda G.D.Vajra a richiamare l’idea di una famiglia del vino, perché loro sono proprio l’esempio di una famiglia affiatata, che lavora assieme, che si sostiene e si incoraggia senza mai perdere il sorriso. Alla guida ci sono Aldo e Milena e con loro collaborano strettamente i tre figli Giuseppe, Francesca e Isidoro.

Articolo a cura di Gianfranco Cipresso

Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

Gianfranco Cipresso

I Vajra hanno la loro cantina in quella che è la capitale del vino italiano, Barolo e sono persone meravigliose. Visitare la loro cantina è un’esperienza quasi mistica. Sembra di essere in una chiesa per l’effetto dei colori che si intravedono tra le botti e le vasche d’acciaio e che sono le proiezioni delle bellissime vetrate colorate che Padre Costantino ha creato per loro in omaggio alla natura.

La prima volta che ho fatto loro visita nevicava e le Langhe, con la neve, hanno un fascino straordinario. Il paesaggio assume infinite sfumature che vanno dal bianco candido al grigio scuro. Se si alza lo sguardo, oltre l’alternarsi di mille colline, si intravede un lembo di pianura, arginata dalla bella e imponente massa del Monviso. Vi auguro di avere la fortuna di capitare da quelle parti al momento del disgelo, o quando sbuca il sole dopo una tardiva nevicata primaverile. Avrete l’occasione di capire, come facevano i vecchi contadini, quali sono i migliori crus, i vigneti più adatti a piantare il Nebbiolo per produrre il miglior Barolo e lo si fa semplicemente osservando quali sono i pendii nei quali per primi si scioglie la neve: questo indica che l’esposizione è ideale per una buona maturazione dell’uva e che il suolo drena nel migliore dei modi, garantendo sanità ed equilibrio della vigna.

Ma torniamo alla famiglia Vajra. Far loro visita è una gioia, e lo è non solo per la bontà dei vini e per la bellezza del luogo, ma soprattutto perché senti di essere ben voluto, capisci da subito che la loro ospitalità è sincera e che per loro è veramente un piacere accoglierti e poterti fare assaggiare quello che producono. Questa dote mi viene confermata ogni anno, quando passo a salutarli al loro affollatissimo stand al Vinitaly. Pur se circondati da decine di persone che vogliono assaggiare i loro vini, c’è sempre qualcuno della famiglia che riesce a trovare qualche secondo per salutarti, per chiedere come sta la tua di famiglia e per condividere con te qualche vino appena imbottigliato.

La genesi della cantina è curiosa, causata dalla voglia di ribellione di un giovanissimo Aldo. Il padre infatti lo scopre mentre manifesta durante i movimenti studenteschi del ‘68 a Torino e, per metterlo al riparo dai pericoli, lo costringe ad andare in Langa, dai nonni, per qualche mese. I mesi sono diventati anni e poi una vita. Su quelle colline ha fatto salire anche Milena che lo affianca da sempre.

Aldo è una persona pacata, ma determinata. Nella loro cantina ha fatto scelte anche controcorrente, ha sempre deciso con la propria testa, ascoltando la sua terra e assaggiando la sua uva piuttosto che seguire le sirene della moda enologica del momento. Milena, con il suo immancabile sorriso gentile, lo ha sempre sostenuto nelle scelte donandogli una punta di ottimismo necessario per fargli fare, talvolta, quel passo in più. A loro si sono aggiunti poi i tre figli che hanno preso da Aldo e Milena una dote ormai dimenticata, ma che ha un valore indescrivibile: l’educazione. Sono tutti e tre dei ragazzi straordinari, appassionati del loro lavoro, innamorati della loro terra, legati alla loro famiglia. Sempre gentili e premurosi. Loro cinque assieme sono una squadra imbattibile. Un team al quale si sentono naturalmente di appartenere anche i collaboratori della cantina.

 

Ecco perché quando penso a una famiglia nel mondo del vino, penso ai Vajra. I loro vini sono buonissimi: il loro purosangue, il Barolo Bricco delle Viole è un inno all’eleganza, al frutto, alla longevità, alla complessità… Ma io amo gli azzardi e in questo caso sono due i miei vini del cuore di questa cantina. Il primo rappresenta l’amore ed è il Dolcetto Coste e Fossati. Il Dolcetto è il vino rosso tra i più semplici che si fanno nelle Langhe, un vino quotidiano da bere giovane, che costa poco, da piantare negli appezzamenti dove la neve si scioglie più tardi. Invece Aldo ha deciso di dare valore a questo figlio minore, offrendogli la possibilità di crescere in due dei migliori crus di Barolo: il Coste e il Fossati, e lui, il Dolcetto, ha dimostrato gratitudine offrendo il meglio di sé: un colore quasi viola, l’intensità dei piccoli frutti di bosco, una bellissima spezia e la possibilità di invecchiare migliorando anno dopo anno.

Il secondo rappresenta la sfida ed è il Riesling Pètracine. Un vitigno, il Riesling, complesso e difficile che nessuno aveva piantato in Langhe prima di Aldo. Lui, sempre con il sostegno di Milena, ha deciso di portare avanti questo azzardo nel 1984 quando, il contadino che gli aveva appena venduto un vigneto gli disse che in quel posto il Nebbiolo non era mai venuto buono. E questa scommessa, dopo anni di prove ed esperimenti, ha pagato, offrendoci adesso uno dei vini bianchi più interessanti del territorio. Un vino ricco fin da giovane, ma che con gli anni rivela tutta la sua complessità, eleganza, sapidità e mineralità. Due vini questi che sono l’esempio dell’amore che i Vajra hanno per la loro terra e per tutto ciò che la natura offre loro. Grazie per il vostro esempio!!!

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