Una piccola, antica, autentica storia personale.

Farò riferimento a una piccola, antica, autentica, storia personale, nel tentativo di mettere su carta qualcosa di originale e adeguato a essere interpretato come un garbato suggerimento.

A dodici anni vedi il mondo dal basso e ti sembra che sia sproporzionato alle tue dimensioni. Questa sproporzione gioca a tuo sfavore: tutto troppo alto, distante, costoso, grande, lungo e faticoso per permetterti di avere una vita facile. Con questa melanconia, che percorreva la mia esistenza, mi avvicino al campo di calcio in sabbia battuta, di mattina presto, in una di quelle estati degli anni Settanta scandite dall’acquisto di un economico gelato ricoperto “Motta” durante le prime vacanze popolari al mare.

Il campo è pieno d’acqua dopo il temporale notturno. Campo allagato ancora una volta, troppo vasto perché io possa ripulirlo da solo.

Disperato è la parola giusta per un ragazzino che vuole soprattutto giocare a pallone, come Rivera, Anastasi, Cuccureddu, Burgnich, Mazzola, Riva.

Intanto un ragazzo quasi uomo, che a me sembra l’incarnazione di Jim Morrison, mi si accosta nella solitudine del mattino. Passa la notte dormendo in una Lancia Fulvia rossa. Un campione a calcio, troppo bello e bravo con le ragazze, troppo ribelle verso il sistema, troppo in sintonia con se stesso, troppo… tutto, per non sembrarmi una di quelle persone che hanno vibrazioni provenienti dritte dal cuore vibrante del sole, come avrebbe scritto Kerouac.

Comunque, quella mattina, visto il mio sconforto davanti allo sfacelo del campo, quell’uomo quasi fatto mi mette una scopa in mano e mi dice: “Inizia a spingerla fuori, ci mettiamo un po’, ma per le 10 giochiamo”.

Sono le 7.

Non ho il coraggio di discutere, anche se vuole dire una bella rottura e fatica in solitaria. Ma non si contraddice l’incarnazione di Jim Morrison.

Inizio a spingere l’acqua verso i canali di scolo. “Ci metto un secolo” penso.

Dopo due ore “Jim” mi si avvicina e mi batte la mano sulla testa, come si farebbe con un cagnolino. Guardandomi in faccia, pronuncia parole che mi sono rimaste impresse come un tatuaggio.

“Ascolta, ragazzo”.

Divento tutt’orecchi.

“Tu ti troverai sempre bene nella vita”.

Ero attentissimo, come davanti a Gianni Rivera.

“Ti troverai sempre bene perché fai quello che devi fare senza discutere e senza perdere tempo”.

Ancora oggi questa frase, nella sua semplicità, è quella che mi ha fatto superare molte prove.

Quella mattina poi arrivano altri ragazzini che, come nel capitolo di Mark Twain “Per dipingere uno steccato” fanno a gara per pulire il campo.

Non finiamo alle 10, ma alle 11. Giochiamo e la mia squadra perde.

Non ha importanza.

Il campo libero, io sono libero, molto più libero di prima.

Ho perso quella partita, ma dopo aver staccato un bel biglietto di sola andata per le montagne russe della realtà.

Non ho più rivisto il mio liberatore, e nemmeno ho mai saputo come si chiamasse, anche se sarebbe bello che fosse consapevole del significato che ha saputo dare a un evento che poteva essere solo una delle tante frustrazioni per un ragazzino troppo piccolo di fronte a un problema troppo grande.

Nessuna promessa di faticare poco, n. di godere molto.

Solo un rimando alla Capacità di farcela, di provarci, che le cose si sistemeranno, sottolineando il “come”, piuttosto che lagnandosi sul “perché”.

Farmi diventare l’eroe di quella situazione ha voluto dire molto per me, per il mio carattere e per la mia attitudine a dare un valore positivo anche a ciò che non ne ha o che rischia di avere solo un valore negativo.

Chissà se “Jim” si ricorda di quel mattino.

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Sebastiano Zanolli
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“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.

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