Quando il vino è energia

Il vino è un enorme concentrato di energia. Bevendolo ci nutriamo dell’energia generativa della terra, di quell’energia che la natura sprigiona ogni volta che si dedica alla riproduzione. Non stiamo sorseggiando semplicemente una bevanda alcolica, ma l’estratto della forza di una manciata d’acini d’uva che hanno assorbito il meglio dal sottosuolo e che si sono caricati di tutta la luce che il sole ha offerto loro. Se a questa potenza naturale sommiamo l’energia e l’entusiasmo che alcuni esseri umani sanno trasmettere, il risultato può essere solo che incredibile.

Questa riflessione mi è passata per la mente pochi giorni fa, quando ho fatto visita a una piccola cantina non molto lontana da casa nostra. Devo ringraziare il mio amico Giulio, che, alla fine di un pranzo, mi dice: “Hai dieci minuti? Vorrei farti conoscere una produttrice e farti assaggiare i suoi vini, anche lei ha poco tempo da dedicarci oggi, ce la caviamo in fretta”. Arrivato a destinazione rimango un po’ perplesso, siamo a Montorso, vicino ad Arzignano, terre più famose per la concia delle pelli che per la produzione di vino, ma mi fido di Giulio, e faccio bene.

Dopo un saluto nel cortile con Antonio, il padrone di casa, un signore gentile e affabile, si apre la porta e ne esce un “ciclone”. Ecco, se volessimo concentrare l’energia, l’entusiasmo, la positività, la vitalità, la passione in un’unica persona, Diletta Tonello, con i suoi 29 anni, ne sarebbe una sintesi perfetta.

Esce, da quella che si rivelerà poi essere una saletta per degustazioni, con passo deciso. Diletta è alta e bionda, dai lineamenti nord-europei. Indossa un giubbino in pelle nera, un golfino nero, jeans attillati e anfibi ai piedi. Alle orecchie porta le cuffiette per il telefonino, ma non per atteggiamento, ma per poter avere le mani, ancora sporche di vendemmia, libere di muoversi e di gesticolare. Parla velocemente, ma di quella fretta di chi sa di avere molte cose interessanti da raccontare.

La storia dell’azienda, dal punto di vista enologico, non è antichissima: il padre Antonio pianta i primi vigneti nel 1985, all’età di 27 anni, ma è nel 1992 che comincia a mettere il vino in bottiglia e a commercializzarlo con una propria etichetta. Diletta, classe 1991, studia prima come perito agrario per poi laurearsi in enologia a Conegliano nel 2013. Come ogni bravo apprendista, Diletta fa esperienze in varie cantine in Italia. Nel 2014 decide che una vendemmia solo in un anno non le basta e va a farne prima una in Australia per poi tornare a fare quella di casa Tonello, cominciando la sua esperienza di enologa/produttrice in una delle più difficili annate degli ultimi decenni.

Come in tante piccole cantine, tutti fanno tutto, e Diletta si trova non solo a produrre, ma anche a portare i vini di famiglia alle varie degustazioni e manifestazioni e, dovendo essere lei a raccontarli, vorrebbe poter dare loro un taglio più personale. È grazie alla pressione di mamma Giustina, che Antonio lascia alla figlia l’autonomia di muoversi, di esprimersi al meglio nella produzione dei vini.

Nasce così una linea di vini firmati da Diletta le cui etichette prendono il nome da divinità greche e romane legate agli elementi naturali come Teti (il mare), Aura (l’aria), Cloe (la terra), Eos (il sole), Flora (la fioritura). Questi vini sono profondamente legati al territorio, sono prodotti quasi esclusivamente con vitigni autoctoni come la Durella e la Garganega, utilizzando i sistemi di allevamento, come la pergola, che meglio si addicono a queste uve, per ottenere una maturazione uniforme, un’ottima areazione tra i grappoli ed evitare il rischio di gelate.

Ma c’è un elemento che fa brillare gli occhi di Diletta quando lo nomina: il vulcano. La caratteristica principale che hanno le uve di collina della zona di Montorso, e in particolare nel piccolo altopiano di Agugliana, è che sono sono tutte su terreno nero, vulcanico. Il vulcano dà energia, mineralità, sapidità e complessità. Se potesse Diletta sposterebbe tutti i suoi vigneti in collina e sono certo che prima o poi ce la farà.

Tutti i vini della cantina hanno questo richiamo minerale e fresco, ma due sono quelli che più mi hanno colpito. Il primo è senz’altro il Durello spumante “io Aura”, un metodo classico con 48 mesi di permanenza sui lieviti e un dosaggio pari a zero. Un vino verticale, fresco, di grande personalità. Una bollicina non facilissima al primo impatto, ma che ti fa tornare sul bicchiere con sempre più sete e desiderio di berne ancora. Il secondo vino che mi ha colpito è la Garganega “io Eos”, un vino particolare, diversissimo dai vini prodotti con lo stesso vitigno che si bevono in altre denominazioni come Gambellara o Soave. Il profumo ricorda l’acqua di rose, il miele, la polpa della pera. Anche in questo caso il vino sembra austero, ma la beva è piacevole e finire la bottiglia è un attimo.

I dieci minuti che dovevo dedicare a questa cantina sono diventate 2 ore, un tempo che mi ha ricaricato grazie all’energia che Diletta mi ha trasmesso, una forza legata alla gioventù, ma ricca di preparazione, competenza e amore per la propria terra. Grazie “vulcano” Diletta.

Prosit!

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Gianfranco Cipresso
GianfrancoCipresso@occhi.it

Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

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