Siamo mai stati piccoli?

Ma siamo mai stati piccoli?

Rotolando giù per le curve della vita, me lo chiedo.

Sono stato mai fragile e indifeso?

Incapace di fare un passo senza che qualcuno mi accudisse?

Un pezzettino di anima che aveva bisogno che un’altra anima, più grande, lo aiutasse a prendere il volo per sollevarsi da terra?

Mi piacerebbe tanto dirmi di sì e prendermi in braccio qualche volta.

Mi piacerebbe farmi prendere in mano e rannicchiarmi come un gheriglio di noce. E tirarmi la trapunta sulla testa.

Io penso che se ogni tanto, dopo che il programma giornaliero mi ha centrifugato e drenato anche le ultime gocce di umanità, mi ritrovo a desiderare di tornare piccolo per una notte, un motivo ci sarà.

Sì, forse siamo stati tutti piccoli.

E siamo stati capaci di fare a meno di tutte quelle sicurezze e tendere la mano.

Abbiamo avuto fiducia, senza essere certi di potercelo permettere.

Una cosa che da grande non fai più.

Piuttosto muori.

Invece quando ti fermi e respiri più a fondo, in quelle notti in cui il

silenzio neutralizza tutti i rumori del mondo, ti ritorna in mente che mica puoi fare tutto tu da solo.

Lo sai che è impossibile, inutile, doloroso.

Già.

È il momento quello, di chiedere che qualcosa, che qualcuno si prenda cura di te, anche se sei grande, anche se sei cresciuto e le staffilate del tempo ti hanno lasciato segni.

Segni impossibili da coprire con il make-up delle chiacchiere tra amici.

Quelle che servono solo per il quotidiano.

Quelle che servono solo per sopravvivere.

A volte serve farsi abbracciare dal più grande e infinito.

Qualcosa o qualcuno che ti sussurri all’orecchio che sei parte di un pezzo più grande e che ti devi fidare e tendere la mano.

Che va bene così e che ritroverai la strada.

Ognuno ha la sua voce, il suo Dio, la sua coperta magica, il suo amico immaginario, la sua mamma spaziale, il suo papà gigante o i nonni misteriosi, a cui affidarsi, anche se

non sono proprio lì.

Da qualche parte qualcuno che ti vuole bene, indipendentemente da ogni cosa, c’è.

È questione di fede, e la fede è una caratteristica che dimostri quando torni piccolo.

Quando tendi la mano senza chiederti se farai bene o male.

Solo perché ci credi.

Ogni grande notte di silenzio dovrebbe portare fede.

Ogni grande buco o assenza dovrebbe far crescere la voglia di ricominciare da quel punto zero in cui un’anima più grande ha soffiato nelle vele della tua.

E ti ha fatto prendere il volo.

Se è successo una volta, può succedere ancora.

www.sebastianozanolli.com

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Sebastiano Zanolli
info@sebastianozanolli.com

“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.

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