Quando il vino è condivisione

Se esiste un momento dell’anno dove la condivisione ha la sua apoteosi quello è sicuramente il Natale. Quest’anno sarà particolarmente strano, di solito si tratta di un momento che molti aspettano per incontrarsi, scambiarsi doni, ma soprattutto condividere la tavola e il buon vino.

E pensando al Natale, alla famiglia, ai mille pranzi fatti attorno a grandi tavole imbandite, alle molte bottiglie stappate, non posso che dedicare queste righe alla persona che conosco da sempre, che mi ha introdotto al mondo del vino e che ancora adesso mi sa emozionare quando parla, con un bicchiere in mano, dei suoi vini e dei suoi progetti che crescono giorno dopo giorno. Mi riferisco a mio fratello Roberto.

Il 2 gennaio dell’87, all’età di 24 anni, ha lasciato Bassano, la sua passione per la montagna e un lavoro sicuro come guardia forestale; ha caricato il bagagliaio della sua Fiat 131 SuperMirafiori che se non ricordo male era di un bel colore celestone e ha attraversato mezza Italia per trasferirsi in una delle capitali dell’enologia italiana, Montalcino. Ma non ci è andato a caso, ha pensato bene di entrarci dalla porta principale cominciando a lavorare, inizialmente come cantiniere, in una delle aziende culto di quel territorio: Case Basse di Gianfranco Soldera.

Se c’è una cosa che non manca a Roberto è sicuramente la capacità di relazionarsi con le persone e di essere in grado, in 5 minuti, di diventare il tuo migliore amico. Questo gli ha permesso di integrarsi rapidamente in un borgo, come quello di Montalcino, dove sono molte le contrade e i campanili contrapposti.

Da subito è riuscito a farsi ben volere, sia umanamente che professionalmente, e già durante la vendemmia del 1988 era il responsabile di una cantina, Ciacci Piccolomini d’Aragona, che è diventata famosa per il suo Brunello proprio grazie a quell’annata e ancor di più, 2 anni dopo, per uno straordinario Riserva Vigna di Pianrosso 1990.

Pur continuando a viaggiare è riuscito a creare, assieme a un paio di amici, una sua piccola cantina, La Fiorita. Non contento si è avventurato nella ristrutturazione di un podere fantastico, Poggio al Sole. Tutte cose che ha fatto nei ritagli di tempo, tra un volo verso l’Argentina, quasi la sua terra di adozione, una visita in una cantina sperduta della Sardegna o una lezione agli studenti di qualche università italiana.

Il progetto de La Fiorita si è poi evoluto in una cosa molto più ambiziosa e sperimentale: il circo del vino o meglio Winecircus, un luogo magico dove le regole della tradizione enologica vengono studiate e rispettate, ma anche sconvolte e rimescolate. Si tratta di una cantina dove si produce il più classico e territoriale dei Brunello di Montalcino, ma anche dove si cerca di fondere assieme territori diversi, lungo la meravigliosa asse del 43° parallelo, per creare un vino che sia la Quadratura del Cerchio, ovvero un vino perfetto, un sogno che mai si realizzerà, ma che costringe a tenere sempre accesa l’ambizione e il desiderio di ricerca.

È stato Roberto a coinvolgermi nel mondo del vino. Con lui ci sono entrato dalla porta di servizio, da dietro le quinte. Ho imparato a conoscere il vino partendo dalla vigna e osservando quella strana magia che, in cantina, trasforma un semplice succo d’uva in un complesso calice di vino pieno di aromi e sapori. Mi ha fatto conoscere anche straordinari produttori e da quelle esperienze mi sono convinto che i vini assomigliano sempre a coloro che li producono e che a belle persone corrispondono bei vini.

Dei vini che fa Roberto faccio fatica a sceglierne uno che mi piaccia più degli altri, del resto è come chiedere quale nipote io preferisca. Ma se devo identificarne due che rappresentino Roberto direi prima di tutto il suo Brunello di Montalcino. Un vino che arriva dalla vigna di Poggio al Sole, un pezzo di terra che Roberto ha conquistato con la fatica di una vita, che viene lavorato solo a mano, senza l’uso di trattori e che lui tratta come fosse un giardino. Un vino che raccoglie l’essenza di Montalcino, l’eleganza del Sangiovese e la ricchezza che quel piccolo vigneto sa donare. Un vino speziato e fine, ma austero e nobile.

L’altro vino è senza dubbio la Quadratura del Cerchio, il frutto della sperimentazione, della ricerca continua, della fusione. Un rosso d’autore preparato con i migliori ingredienti: il Montepulciano, il Sangiovese e il Sagrantino, tre vitigni che vivono lungo il 43° parallelo e che si fondono assieme per dare frutto, struttura e corpo a un vino ricco e concentrato.

Non ricordo un Natale che non abbia trascorso assieme a Roberto e forse quest’anno sarà il primo a causa dei diversi colori delle nostre regioni, ma di sicuro, a tavola, stapperemo una bottiglia dello stesso vino e almeno i nostri bicchieri saranno vicini. Prosit e Buon Natale!

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Gianfranco Cipresso
[email protected]

Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

1 Comment
  • Dimitri
    Posted at 20:21h, 17 Dicembre Rispondi

    Stapperò anch’io con voi una di quelle bottiglie.
    Complimenti Gianfranco per il bel articolo. 😘

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