Quando il vino è rinascita

Le aziende non sempre hanno una storia felice o di continua crescita: talvolta l’andamento dei mercati, le mode o le vicissitudini familiari possono segnare la vita di una cantina. La storia che voglio raccontarvi oggi è quella di tre fratelli che hanno avuto la capacità e il coraggio di ripartire praticamente da zero, ma costruendo la loro cantina su fondamenta gettate tre generazioni prima.

Siamo a Conta, una contrada di poche case nel cuore della Lugana. In meno di un’ora di passeggiata si arriva a Desenzano del Garda. Qui, l’ultima glaciazione, che ha generato il Lago, ha spostato le argille calcaree creando un paesaggio leggermente collinare e ricco di minerali. Su questi pendii, soffiano l’Ora e il Peler, i due venti nati dal Garda e dalle montagne che lo circondano. Due flussi d’aria che si alternano nella giornata e che mantengono un clima ideale per la maturazione e gli aromi dell’uva.

In questo luogo, all’inizio del secolo scorso, Francesco Girelli, il capostipite, dissoda due ettari di terreno e pianta diversi vitigni, ma soprattutto Turbiana di Lugana. Questo terreno aumenta di superficie con il figlio Aldo arrivando a otto ettari. Dopo Aldo arriva Luciano che acquista sessanta ettari di vigneto. A questo punto, quando la cantina raggiunge una dimensione ideale, purtroppo subentrano dei problemi familiari relativi a delle successioni che costringono l’azienda allo smembramento. A settembre del 1998 si svolge l’ultima triste vendemmia. Tutto sembra essere finito.

Luciano però ha tre figli, Claudio, il primogenito, Valentino, il più giovane e Roberto. Ed è proprio il secondogenito che convince il padre a iniziare da capo, acquistando due ettari di vigneto da un prozio. Le uve di questo pezzo di terra vengono vinificate nel 2000 da un Roberto vent’enne, ancora studente di enologia a Verona.

Le prime 800 bottiglie sono destinate a essere vendute ad amici e parenti, ma su queste c’è già la nuova etichetta della cantina che sta nascendo: Montonale. Anno, dopo anno la cantina cresce e si afferma. I tre fratelli si sono divisi i compiti, Roberto è la cantina, Claudio è l’amministrazione e Valentino è la campagna.

La cantina Montonale è funzionale e accogliente, loro (mi riferisco a Roberto e Claudio, perché Valentino non si vede mai, sempre disperso tra i vigneti), non sono uomini di molte parole, preferiscono farti assaggiare i loro vini e lasciare che a raccontarsi sia il paesaggio che si vede dalle ampie vetrate e il contenuto dei calici.

La famiglia Girelli è fatta di persone per bene, di gente senza troppi grilli per la testa, di uomini appassionati del loro lavoro, ma umili e modesti. Capisci la loro sincerità da come ti stringono la mano, da come ti versano il loro vino, da come ti raccontano la loro storia e il loro territorio. Un territorio, la Lugana, che è diventato famoso solo da pochi anni e che, devo essere sincero, pensavo fosse un bluff, costruito ad hoc per accontentare qualche mercato in cerca di vini bianchi dalla facile beva.

Mi sono ricreduto quando ho conosciuto la cantina Montonale e i fratelli Girelli. Ho capito la storia e le peculiarità di questa zona geografica, l’incredibile influenza climatica che apporta il lago di Garda e la ricchezza di un suolo così antico. Se poi fai un giro in vigna vedi il loro modo di lavorare, rispettoso della natura, con i filari inerbiti e dove ogni attività ha lo scopo di portare la vite a un naturale equilibrio.

In cantina si producono diverse etichette e il loro cavallo di battaglia è il Lugana classico, il Montunal: bello, pulito, fresco e minerale. Tra tutti, i vini che preferisco sono due: il Primessenza, un metodo classico da uve Turbiana, un vino delicato di fiori bianchi e miele, ma persistente con richiami di crosta di pane. Fresco e minerale è perfetto per accompagnare a tavola un pesce di lago al cartoccio.

L’altro vino che mi impressiona è l’Orestilla: al naso è fruttato di pesca e speziato di timo, al palato è sapido, fresco, speziato ed elegante. Da dimenticare in cantina e riassaggiare tra qualche anno. Ottimo con i crostacei, ma che è in grado di reggere con funghi e carni bianche.

I fratelli Girelli hanno fatto un bel lavoro, in vent’anni hanno portato i due ettari iniziali ai trenta attuali, hanno costruito una cantina sostenibile ed ecologica e soprattutto fanno vini molto buoni. Purtroppo, l’ultima volta che ho fatto visita a questa cantina sono andato via con un po’ di amaro in bocca, ma non per l’azienda, non per gli ottimi vini, non per la cordialità degli ospiti. Quello che mi è dispiaciuto è stato vedere ettari di vigna espiantati per far spazio alla linea dell’Alta Velocità.

Abbiamo veramente bisogno di andare più veloci? Abbiamo proprio l’impellente necessità di risparmiare qualche minuto a discapito di territori meravigliosi? Se a bordo di treni un po’ più lenti, si servissero buoni calici di vino, non avremmo così tanta fretta e, guardando dal finestrino, potremmo godere, lentamente, di panorami migliori. Prosit!

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Gianfranco Cipresso
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Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

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