Scatta con Giò – Diaframma e Profondità di campo

La rubrica Scatta con Giò inizia questo 2021 con una novità. Da questo mese, infatti, iniziano una serie di articoli dedicati ad argomenti specifici e tecnici per imparare le basi della fotografia. Un “corso“ di fotografia a puntate, dove in ogni articolo verranno approfondite tutte le dinamiche legate alla fotografia, con un maestro d’eccezione, Giò Tarantini. 

Il diaframma è il dispositivo che regola la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo e la nitidezza di profondità.

Il diaframma è costituito da una corona di sottili lamelle metalliche parzialmente sovrapposte, fissate nella parte interna della montatura dell’obiettivo.

Le lamelle sono mobili. Agendo sull’apposito dispositivo si regola il diametro del foro che esse formano al centro.

APRIRE il diaframma significa quindi allargare il foro;

CHIUDERE il diaframma significa restringerlo.

Le varie aperture del diaframma sono espresse con una scala numerica standard, i cui valori sono precedeuti dalla lettera “f”. La “f” non ha nulla a che fare con la messa a fuoco o con la lunghezza focale dell’obiettivo, come crede qualcuno.

La “f” seguita da un numero indica il valore dell’apertura del diaframma. La profondità di campo inerente di qualsiasi obiettivo è la zona nitida che quel tipo di obiettivo produce alla sua massima apertura.

Nella maggior parte dei casi tale profondità inerente non basta a comprendere l’intera profondità del soggetto. Diventa così necessario aumentare artificiosamente la zona nitida. Il mezzo per farlo è appunto il diaframma.

Più si chiude il diaframma più aumenta la profondità di campo. Chiudendo il diaframma, passa meno luce per cui occorre aumentare il tempo di posa. È opportuno chiudere il diaframma non più di quanto sia necessario per ottenere una profondità di campo sufficiente.

La chiusura del diaframma aumenta la profondità di campo in due direzioni: 1/3 verso l’apparecchio e 2/3 verso l’infinito.

Sarebbe uno spreco di profondità mettere a fuoco sull’inizio o sulla fine della zona che si vuole rendere nitida.

IMPORTANTE:

La chiusura del diaframma, come abbiamo detto prima, crea una zona nitida più profonda al di là del piano di messa a fuoco (in senso opposto all’apparecchio) che al di qua (verso l’apparecchio). Di conseguenza il modo migliore per ottenere nitidamente un soggetto tridimensionale è mettere a fuoco l’obiettivo su un piano situato approssimativamente ad un terzo della profondità del soggetto e quindi diaframmare fino a quando tutto il soggetto appare nitido.

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Giò Tarantini
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Nato nel 1970 a Brindisi, ha vissuto a Lecce e poi in Grecia, e da ventiquattro anni vive a Bassano del Grappa. Da sempre anima in viaggio, attraversa i paesi europei ed asiatici con una curiosità instancabile. Giò mette tutto se stesso alla ricerca dell’immagine naturale e suggestiva, di una composizione mai banale, di tagli distintivi e di forte impatto.

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