Intervista a Claudia Gerini

Attrice molto amata che coniuga bravura e stile in tutte le sue interpretazioni, protagonista assoluta di spessore del cinema italiano, con un fascino indiscusso, Claudia Gerini è un vero esempio di come si possano affrontare i più diversi ruoli passando con disinvoltura (e preparazione alla base) dal comico al drammatico, alla canzone, al teatro, televisione compresa. Una vivacità interpretativa che la porta senza dubbi a essere molto richiesta dai registi, e a rappresentare benissimo l’Italia all’estero. Claudia gode anche di sinceri apprezzamenti da parte del pubblico più stratificato e vario, vanto non da poco per chi recita. Difficile dimenticare l’emozione che ci ha dato in “Hammamet” di Amelio, o in “A casa tutti bene” di Muccino, e “La sconosciuta” di Tornatore, e l’ironia dimostrata in “Ammore e malavita” dei Manetti Bros, o in “Nero bifamiliare” di Federico Zampaglione, per non parlare dei ruoli nei film di Verdone, Zangardi, tanto per citare solo alcuni dei suoi lavori. La ringraziamo della gentilezza e della disponibilità per l’intervista che ci ha concesso.

Dai tempi di Miss Teenager a oggi, quanto è cambiata Claudia Gerini? Nella sostanza non è cambiato nulla, ho ancora oggi quell’entusiasmo, quella voglia di intraprendere progetti. Mi sento sempre una debuttante in questo caso, nel senso che ho quella grande energia di esprimermi, l’entusiasmo del set, di un palcoscenico. Quella bambina che sognava di diventare un’attrice non è mai cambiata. E’ cambiata la mia esperienza, gli anni mi hanno dato modo di crescere, sono più sicura di me. Quindi in sostanza non sono cambiata ma in apparenza sì, nel senso che scelgo progetti e mi vengono proposte tante cose.

Quando hai iniziato, è stato difficile? Che anni erano per chi voleva fare spettacolo? Sicuramente non c’erano negli anni Ottanta e Novanta tutti questi mezzi per poter mandare un provino, da “X Factor” a fare i self tape. Ormai puoi partecipare ai casting di tantissime cose, basta uno smartphone. Prima era molto più difficile riuscire ad arrivare a un casting director. Però c’era un’attenzione diversa, c’era molta meno offerta, forse era anche più semplice emergere perchè probabilmente erano meno le persone che volevano intraprendere questo lavoro. Comunque diciamo che l’inizio è sempre difficile, per tutti. Bisogna credere in se stessi, ed essere sempre con un’idea di potersi affermare, di imparare. Per me è stato difficile ma essendo molto giovane, quattordici, quindici anni, tra la scuola, i tanti provini, non è che ci pensassi come fosse un lavoro. All’inizio era una sorta di lavoro-gioco e poi piano piano quando ho trovato progetti giusti sono uscita, e riuscita ad affermarmi.

Tra i moltissimi registi di valore con cui hai lavorato, c’è qualcuno che non dimenticherai? A parte Verdone, che mi ha dato la possibilità di farmi conoscere al grande pubblico con un personaggio così bello come Jessica, quelli che hanno anche un po’ segnato un cambiamento nella mia carriera sono sicuramente Sergio Castellitto con “Non ti muovere”, Mel Gibson con “La passione di Cristo” e i Manetti Bros, con i quali ho potuto vincere un David di Donatello, con”Ammore e malavita”.

L’esperienza con Mel Gibson come la ricordi? Molto bella. Mi ricordo Cinecittà alle cinque del mattino, quando arrivavamo. Era un set molto bello, affascinante, ricco. Io ero nel palazzo romano di Pilato, Gibson era molto ispirato. L’atmosfera era molto calma, non l’ho mai sentito gridare. E’ stato tutto quasi un sogno, io avevo fatto un provino e lui mi ha chiamato dopo un mesetto. Ho fatto poche scene, ma molto intense, Gibson era così magicamente ammaliato da questa storia che preparava ormai da undici anni, si sentiva che era legato a questo progetto in modo quasi viscerale. Meraviglioso è stato anche il mio compagno di viaggio, Pilato, (l’attore Hristo Shopov, ndr). Esperienza enorme, bellissima, importantissima, molto edificante e molto formativa per la mia carriera.

 

ph Andrea Ciccalè

Sei anche cantante, hai presentato al festival di Sanremo dello scorso anno una canzone che non è stata ammessa, peccato. Ma ci sarà possibilità di vederti presto su quel palco? Anche come presentatrice? Quella canzone mi è stata proposta da un produttore musicale, era bellissima. Il fatto che sia stata scartata non è stata una sorpresa, abbiamo provato a presentarla, ma c’erano talmente tanti cantanti di grande nome che non ci sono rimasta così male, un po’ me lo aspettavo.

Ti avremmo vista volentieri, perchè poteva essere un momento alternativo e di qualità per il festival, a nostro parere. Anche noi ci abbiamo provato, perchè in effetti era una canzone molto bella…l’abbiamo pensata con l’Orchestraccia, una band di attori e musicisti. Come presentatrice a Sanremo perchè no, è sempre una grande kermesse meravigliosa, prestigiosa per noi italiani, così importante. Io sono molto legata a Sanremo e quindi…chi lo sa. Continuo a sognare, a coltivare la canzone e la musica come un mio grande amore, un hobby di lusso. Prima di questo nuovo stop per il Coronavirus avevo già fatto parecchie date di un concerto, insieme ai Solis String Quartet, un quartetto d’archi napoletano. Abbiamo portato in giro per i teatri “Qualche estate fa”, tutto dedicato a Franco Califano, dieci brani da lui scritti e introdotti da dieci brevi monologhi che io recito. Amando cantare, amo questa sfida per cui, ritornando a Sanremo, da presentatrice, perchè no? Da cantante quando arriva un brano giusto ci si prova perchè quel palcoscenico è magico, che non mi ha mai fatto paura, anzi mi ha regalato bellissime emozioni.

La terribile emergenza sanitaria in corso quanto sta condizionando il lavoro d’attrice? Beh, stiamo tutti a casa, una condizione di lavoro di tutti , anche quello delle attrici, visto che sono state cancellate date di tournèe, rimandate ad altri momenti quando questa emergenza finirà. Il teatro certamente è quello che soffre di più.

Il film più bello che hai fatto? Impossibile dirne uno solo. Mi son piaciuti “John Wick”, “Grande, grosso e Verdone”, “Non ti muovere”, “La terra”, tanti film che ho fatto. Uno dei più belli è quello di Tornatore, secondo me, “La sconosciuta”.

Speri di poter ritornare in teatro presto? Per ora non sono previsti spettacoli vista la situazione, più in là’ speriamo, forse con lo spettacolo ”Qualche estate fa”, citato prima, vedremo. Mi piacerebbe invece l’idea di un programma in televisione, un varietà.

C’è un ruolo che ti manca, che non hai fatto? Si’, tantissimi ruoli, diciamo per esempio la spia, o un personaggio storico. I ritratti di donna che si possono fare sono veramente migliaia, è talmente ricco l’universo femminile da raccontare che ci sono ancora tantissimi personaggi che non ho fatto e che vorrei fare.

Il cinema italiano è uno dei migliori d’Europa secondo te? Direi proprio di sì, come anche il cinema francese. Ma quello italiano è veramente un cinema importante, lo abbiamo dimostrato anche con l’attenzione che riceviamo nei festival importanti.. E poi è sempre un cinema di grande varietà, d’impatto. Forse ultimamente ci siamo concentrati meno sulla commedia, ma penso sia un cinema ricco, anche di talenti.

Gli ultimi impegni onorati? Il film di Edoardo Leo, “Lasciarsi un giorno a Roma”, e poi “Mancino naturale”, un altro film per la regia di Salvatore Allocca, girato a Vicenza, un film drammatico molto bello. La storia di una mamma e di un figlio talentuoso nel calcio. Almeno per il cinema il lavoro è ripreso. Infatti ne sto girando un altro…

Foto copertina di Piergiorgio Pirrone

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