Giochi online: Cosa rischiano i nostri ragazzi

Molti ragazzi adorano i videogiochi online: li usano per giocare, per incontrarsi con gli amici, per sfidarsi, per chattare, per scambiare materiale, per creare gruppi e, a volte, per tentare fortuna come gamer (giocatore professionista) oppure come youtuber (ragazzi che caricano video in YouTube). Molti youtuber sono diventati “famosi” tra i coetanei pubblicando video di partite ai videogiochi.

Al contempo, però, anche i “giochi” – o, meglio, le aziende che li producono – adorano i ragazzi: raccolgono i loro dati e i contatti, li profilano, li analizzano, e arrivano a conoscerli così bene da riuscire a vendere loro, a colpo sicuro, i prodotti più vari: dal “pass battaglia”, per moltiplicare gli effetti delle vittorie, alle “skin” e ai “brawler”, personaggi di videogiochi.

Quando si parla di giochi online, tuttavia, il più grande dubbio dei genitori è se siano “sicuri”. Più che di rischi, per i videogiochi online dovremmo parlare di effetti indesiderati.

1. Profilazione e pagamenti online: il primo effetto è l’acquisto “indotto” dal videogioco grazie alla profilazione. Per darvi una dimensione, sappiate che in una seconda media vicentina, qualche anno fa, in due mesi i ragazzi avevano speso complessivamente, solo in Fortnite (gioco del momento), 1.300 euro.

2. Possibilità di chattare con perfetti sconosciuti: molti ragazzi considerano “amici” degli utenti che, in una partita, li aiutano a superare una fase di gioco, con buona pace della sana diffidenza che li dovrebbe tenere alla larga da utenti dietro ai quali può nascondersi chiunque.

3. Dipendenza: la ludopatia, ovvero la dipendenza da gioco, è una vera e propria patologia. Quando si è online, purtroppo, la ludopatia si può facilmente sviluppare sia verso un gioco “normale” sia verso un gioco d’azzardo. Teniamo inoltre presente che l’obiettivo di tutte le App – e dei videogiochi – è “tenere incollato allo schermo l’utente il più possibile”: per vendere un prodotto, per profilarlo o per vendere spazi pubblicitari. Di fatto, le aziende che stanno dietro ai videogiochi puntano a far sviluppare una ludopatia nei giocatori, indifferentemente dal fatto che siano maggiorenni o minorenni.

4. Isolamento: per giocare online con le console di gioco come Playstation o Xbox ognuno deve essere a casa propria, di fronte al proprio dispositivo. Immaginate: “Ciao Marco, giochiamo insieme?” “Si, perfetto!”, e ognuno dei due parte e va a casa propria, si chiude in camera, e si collega all’amico. Per poter giocare, siamo costretti a isolarci. Cercate, in internet, la parola “Hikikomori”.

5. Violenza: molti videogiochi sono violenti, basati sull’uccisione – spesso realistica – del nemico. Gli psicologi avvertono: non temete che vostro figlio uccida il vicino di casa; sappiate, però, che i giochi violenti alzano la soglia di tolleranza della violenza.

Il mio consiglio? Evitate la continuità, riducete il tempo, scegliete giochi non violenti e, se possibile, utilizzate videogiochi che permettano di giocare disconnessi, offline, perché disconnettendovi eviterete la maggior parte dei rischi e degli effetti indesiderati legati al mondo videoludico.

Chi è Aldo Benato

Aldo Benato è un avvocato specializzato nella gestione e tutela dei dati personali e aziendali e in materia di criminalità informatica.

Avvocato presso il Foro di Treviso e Data Protection Officer certificato ai sensi della norma UNI 11697, si occupa da anni di diritto e informatica e ha maturato una consolidata esperienza in materia di privacy & data protection, criminalità informatica e diritto della Rete. Parallelamente, matura una forte esperienza nel settore della formazione per scuole, aziende, professionisti e Forze dell’Ordine

Recentemente ha scritto il libro “Dizionario del Web – La guida per capire” (www.dizionariodelweb.it), uno strumento pensato per aiutare a sfruttare il web e la tecnologia con maggiore consapevolezza.

www.benato.it

Per approfondire un tema o contattare l’Avvocato Aldo Benato puoi scrivere un’ e-mail a: aldo@benato.it

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