Quando il vino è nel destino

Anch’io, come molti, mi sono trovato a fare un lavoro che non avrei mai pensato. Ho studiato per fare una cosa e poi il fato, la passione, le necessità e le opportunità mi hanno portato a fare un percorso diverso. Penso siano molti quelli che negli anni hanno modificato la propria attitudine per trovare una rotta differente, per percorrere una strada che alla fine può causare rimorsi, generare rimpianti o, se la via imboccata è stata quella giusta, offrire grandi soddisfazioni.

Il cambio di itinerario può avvenire per tanti motivi: un incontro fortunato, essere al posto giusto nel momento più opportuno, scoprire un proprio talento inaspettato o appassionarsi di una cosa che prima ci era sconosciuta.

Talvolta invece, durante la vita, sono gli eventi drammatici che costringono a un cambio di tragitto, come è successo a Nicola Manferrari, uno dei migliori produttori di vini bianchi in Friuli. Con la mamma Thea proprietaria di una farmacia a Gorizia, a Nicola viene quasi imposto di studiare quella materia per assisterla, in camice bianco, dietro al bancone e lui, classe 1956, ubbidisce e a 23 anni si laurea per cominciare da subito a lavorare con lei. Il futuro sembra già scritto, ma dopo due anni, nel luglio del 1981, accade ciò che farà cambiare percorso alla vita di Nicola: muore il padre Giuseppe, proprietario di una piccola cantina con 3 ettari di vigneto.

L’uva è quasi matura e Nicola prende un breve congedo dalla farmacia per improvvisarsi agricoltore e seguire la sua prima vendemmia. Inutile dire che da allora, dietro al bancone della “Farmacia Pontoni e Bassi” di Gorizia, Nicola non si è più visto.

Nel 1981 non sono molti i laureati che fanno i viticultori e l’approccio che lui rivolge alla campagna e alla cantina è completamente diverso dal classico “si è sempre fatto così”. La prima cosa che fa Nicola è studiare, imparare le particolarità dei diversi suoli, conoscere le diverse sfumature dei vitigni e in particolare di uno, quello che adesso, grazie alle beghe euro-burocratiche, non si può più nominare, ma che fa parte da sempre della cultura friulana, il Tocai.

Il Friulano, come lo si deve chiamare adesso, fino all’inizio degli anni ’80 era un vitigno solitamente usato per il cosiddetto “tajùt” (l’“ombra” veneta), un vino semplice e popolare, per niente nobile. Nella cantina di Nicola, la piccola Borgo del Tiglio, nascono invece i primi Tocai (ops… Friulano), di grande qualità, dedicati alla ristorazione e ai bevitori più colti.

In Borgo del Tiglio, con un atteggiamento scientifico, Nicola studia i sistemi di allevamento migliori, porta le viti a una resa ottimale per equilibrare acidità e maturazione e vinifica separatamente le uve provenienti da vigne con suoli diversi per capirne le differenze. Questo lavoro porta alla nascita di uno dei migliori Friulano che si conoscano, il Ronco della Chiesa.

Visitare Borgo del Tiglio è sempre un’esperienza incredibile e imprevedibile. Nicola Manferrari non ti mette subito a tuo agio: all’inizio è schivo, silenzioso e quasi scostante e ti fa assaggiare giusto un paio di vini. Se però l’interlocutore che ha di fronte gli fa le domande giuste e dimostra un minimo di competenza, allora Nicola diventa inarrestabile e ti può tenere per ore a parlare del suo percorso enologico, della sua storia, dei suoi vini. Questi racconti vengono accompagnati dall’assaggio dei vini che hanno fatto la storia della cantina, una degustazione che mette a confronto vitigni diversi e annate differenti per capire la particolarità e la complessità che uno straordinario territorio come il Collio sa offrire.

Mi ricordo ancora di quella volta che Nicola, mentre mi faceva assaggiare il vino spillandolo da una barrique, ha tirato fuori la mappa dei vigneti e mi ha fatto vedere l’esatto filare dal quale quel vino proveniva. Uve che erano state vinificate separatamente perché in quei pochi metri quadrati c’era un’unicità di suolo che era un peccato non valorizzare.

Per questo suo approccio scientifico e per la cura maniacale dei dettagli la cantina, seppur di piccole dimensioni, è stata studiata per poter far fermentare e affinare in legno anche piccole partite di uva e il cui frutto solo alla fine viene assemblato con lo scopo di ottenere un vino ricco, complesso ed equilibrato. I vini che più amo di Borgo del Tiglio sono senz’altro il Friulano Ronco della Chiesa e lo Studio di Bianco.

Le uve del Ronco della Chiesa si raccolgono nel piccolo vigneto a ridosso della cantina, una riva che a suo tempo è stata dissodata a mano e che ha mantenuto le originali proprietà geologiche. Questo terreno, grazie al suo riparo, alla sua esposizione e al fatto di essere accarezzato dalla brezza che arriva dal mare, offre un Tocai di grandissima eleganza e longevità. Un vino straordinario, sapido, leggermente aromatico, speziato e di grande beva.

Lo Studio di Bianco è invece il frutto della ricerca, di una combinazione di uve e suoli che si sposino assieme in armonia. Si tratta di un blend di Tocai, Sauvignon e Riesling Renano, tutti vitigni coltivati sul versante sud-est della collina di Ruttars, un vino aromatico con sentori minerali, di spezie e di resina. Un bianco adatto anche alla cucina orientale che profuma di zenzero.

Prosit!

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Gianfranco Cipresso
[email protected]

Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

1 Comment
  • Gianpaolo Bizzotto
    Posted at 17:50h, 08 Marzo Rispondi

    Ciao Gianfranco quando incrocio un tuo scritto o un tuo commento ovviamente da esperto enologo lo leggo sempre volentieri. Per stare in tema conosco bene il TOCAI da anni e altri vini furlani visto che un caro amico di mio figlio Crosato Alessandro è un enologo, già così giovane ma con l’occhio del padre più esperto, di Cividale anche se dall’anno scorso è stato chiamato a fare quel lavoro in Toscana. A presto e tanta salute e buon lavoro.
    Gianpaolo Bizzotto di Bassano del Grappa già Sindaco.

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