Cos’è l’allenamento? – Trainer Stefano Ceccon

Esordendo con l’affermazione che l’allenamento non è altro che uno STRESS, molto probabilmente in molti di NOI la parola STRESS si collega a qualcosa collegato a dinamiche mentali snervanti o usuranti, non di certo alla pratica dell’esercizio fisico. Ma quindi cosa significa ALLENARSI e cos’ha a che fare l’allenamento con lo STRESS?

Cos’è un allenamento?

L’allenamento, di per sé, non è altro che un agente stressogeno atto a destabilizzare gli equilibri omeostatici in essere dell’organismo, la cui entità permetterà al nostro corpo di adattarvisi, portandosi quindi a degli equilibri omeostatici superiori a quelli precedenti allo stimolo.

Detto questo verrà quindi spontaneo chiedersi cos’è l’OMEOSTASI.

L’omeostasi non è altro che uno status di EQUILIBRIO, una condizione organica di SALUTE che il nostro corpo ricerca costantemente in ogni secondo della nostra esistenza, da quando veniamo al mondo a quando ce ne andiamo. Sta di fatto che tale equilibrio organico è costantemente turbato da segnali (stress) endogeni ed esogeni, ai quali vi si deve continuamente adattare. E qui il concetto di STRESS non assume solamente quel significato nocivo che siamo abituati ad attribuirgli, ma di per sé lo STRESS on è altro che un segnale, e a differenza di quello siamo portati a pensare, non esistono stress buoni e stress cattivi, ma esiste solamente la nostra capacità o meno di adattarsi a questi.

Stress immunitari, stress cardiovascolari, stress “meccanici” – muscolari ed osteoarticolari, stress mentali e altri…

Cos’è l’adattamento all’allenamento?

L’allenamento di per sé è un disagio, un qualcosa che distrugge e mette a subbuglio gli equilibri in essere. E su questo aspetto vi inviterei a riflettere, soprattutto quando c’è da mettere in gioco uno dei parametri che definiscono l’allenamento, ovvero l’INTENSITÀ. É proprio questo parametro che definisce se quello che stiamo facendo supera o meno quella soglia di allarme, oltre la quale si crea scompiglio a livello fisiologico. Ma sorge quindi spontaneo chiedersi, perché non possiamo adottare un’intensità qualunque per definire il nostro allenamento? La risposta sta nel fatto che, se così fosse, il corpo dovrebbe mettere in gioco i processi d’adattamento per qualsiasi, anche futile, segnale stressogeno, il che rappresenterebbe uno spreco inutile ed enorme d’energia, energia che invece preferisce conservare per garantire potenza al sistema immunitario e nervoso. Il concetto di adattamento fa parte della nostra evoluzione di primati, ma anche del nostro processo di crescita, che da neonati ci accompagna fino all’età adulta. Provate a privare un neonato degli stimoli meccanici, nervosi, mentali, correlati al provare a camminare sulle gambe anziché gattonare, stimoli sicuramente disagevoli, ma senza i quali il povero cucciolo non svilupperebbe mai la forza per stare eretto. Quei disagevoli passaggi sono come un allenamento per lui. Arrivati all’età adulta, il nostro corpo si adatta al nostro stile di vita, mantenendosi sempre in uno stato di economia organica, motivo per cui, meno ci muoviamo, più lui abbassa i nostri livelli omeostatici, al punto tale che, nell’anziano ad esempio, se non lo si fa camminare, il non adattamento ai mancati stimoli, produce atrofia muscolare e incapacità di deambulare. Vi faccio due, spero, semplici esempi:

  1. Sono in grado di sostenere un’ora di camminata alla velocità di 6km/h. Se cammino a 5km/h, mi farà sicuramente bene, ma non sarà certo uno stimolo allenante. Se provo a camminare a 7 km/h, il disagio di scarso apporto di ossigeno (fiatone) ai muscoli diverrò un segnale che indurrà l’organismo ad adattarsi, permettendoci di viaggiare a quella velocità.
  2. In un certo esercizio ginnico, i miei muscoli sono in grado di sollevare 10kg per 5 volte. Se continuo a sollevare 9kg o 10 kg sempre per 5 volte, non do stimoli di miglioramento. Se provo invece a sollevare 11kg per 5 volte, creo delle “micro-lacerazioni” (chiamiamole così) al tessuto muscolare (il classico dolore dei giorni successivi, che si chiama DOMS e non acido lattico). Tale disagio tissutale diviene quel segnale utile che induce il nostro corpo a creare un surplus di materia muscolare o a rendere la stessa più forte e resistente.

Cos’è l’adattamento all’allenamento?

Il concetto di INTENSITÀ, è quindi uno dei fattori fondamentali affinché ciò che stiamo facendo divenga o meno, uno stimolo allenante. Se non si ha esperienza nella gestione dello stesso, evitiamo di gestire i carichi in funzione delle nostre preferenze/emozioni/paure/sfide etc….Solitamente è compito del trainer consigliare ai meno esperti il carico da utilizzare in funzione delle loro capacità.

Ma se l’allenamento è uno stress (vedi articolo precedente), perché dovrei allenarmi?

Perché dovrei continuamente modulare l’intensità degli esercizi che faccio, quando questo mi costa sempre fatica?

Perché se smetto di allenarmi perdo il lavoro fatto?

Perché dovrei allenarmi?

Perché lo STRESS non può essere evitato, ma dobbiamo abituare il nostro corpo a modularlo. Senza stress l’organismo muore. Senza stress i bebè non imparerebbero a camminare, a parlare, a maneggiare oggetti, senza stress non impareremmo la matematica, la geografia, la storia o un’altra lingua, senza stress diverremmo dei vegetali inerti e gelatinosi. Senza stress i nostri muscoli si atrofizzerebbero, senza stress i nostri tessuti diverrebbero simili a quelli di una medusa, senza stress il nostro cuore perderebbe efficacia, le nostre vene ed arterie diverrebbero sempre meno elastiche. Avete mai avuto la sventura di farvi ingessare un arto per un certo periodo? Una volta tolto il gesso, la funzionalità, la forza, la capacità di movimento, il tono muscolare, la pelle ed i tessuti di quell’arto, in che condizioni sono? Sicuramente pessime, questo perché, in assenza di stimoli, il nostro corpo non ha motivo di mantenere od evolvere l’omeostasi di quella situazione. Perciò, se la nostra omeostasi in questa attuale società ci spinge si e nò a fare lo sforzo di tirare la maniglia della porta dell’automobile, e per il resto, navighiamo nell’artificialità di un habitat del tutto estraneo alla nostra programmazione organica. In qualche modo dobbiamo sfidare l’organismo con l’allenamento, che se per lo sportivo è motivo di lavoro o divertimento, per il resto della popolazione diviene strumento di sopravvivenza urbana.

Perché dovrei continuamente modulare l’intensità degli esercizi che faccio, quando questo mi costa sempre fatica?

Per il semplice motivo che il nostro corpo è magnificamente abile ad adattarsi, ma anche a disadattarsi. È come se ad un corso di tedesco vi proponessero per anni sempre la stessa prima lezione di base; diverreste bravi in quelle dinamiche basilari, ma dopo un po’ diverrebbe non producente continuare a farlo. Ogni nuovo stimolo allenante, nei termini muscolari e cardiaci, se ben studiato e modulato, diviene una sfida per il nostro corpo, una sfida a portarsi a livelli sempre superiori, evitando quindi d’adagiarsi o di retrocedere. Quando il trainer vi stimola ad usare carichi maggiori o di diversa entità è perché vede che oramai siete già troppo abili a fare ciò che state facendo, ed è tempo di fornire nuovi stimoli per l’organismo, onde evitare che l’allenamento divenga statico.

Perché se smetto di allenarmi perdo il lavoro fatto?

Per il semplice motivo che finché c’è stimolo c’è adattamento, cessato lo stimolo, l’organismo retrocede ai livelli omeostatici precedenti, che per lui sono più economici da mantenere. Mantenere materia muscolare attiva, ed un sistema cardiovascolari ad un certo livello energetico ed omeostatico, ha un certo costo. Costo che l’organismo deciderà di affrontare solo se lo costringeremo a farlo, fornendo costantemente nuovi stimoli di disagio organico. È per tal motivo che un corpo in forma consuma più energia anche a riposo (Le calorie per dimagrire consumate durante l’allenamento sono ininfluenti a riguardo, conta molto di più quanto si consuma mediamente nelle 24h), ha più fame ed una temperatura basale più elevata. Per lo stesso principio di conservazione dell’energia se anche mi adatto a correre veloce e poi smetto di farlo per sei mesi, dovrò ripartire da capo. Smetto di costringere i miei muscoli a fare degli sforzi loro perderanno forza, resistenza, e trofia, come quando ci mettono il gesso su di un arto rotto. Succede, ad esempio, agli astronauti al rientro dall’orbita, dove, la mancata compressione data dalla forza di gravità terrestre, decondiziona i loro tessuti muscolari ed ossei.

La prima cosa che perdiamo in assenza di stimoli è la FORZA muscolare, dalla quale poi dipende il nostro assetto posturale, il nostro equilibrio ormonale e la nostra energia, la stessa che garantisce all’anziano l’autonomia nei movimenti primari e la sicurezza nel muoversi.

Per chiudere voglio svelarvi un segreto.

Ciò che siamo ora che stiamo leggendo questo articolo, volente o nolente, lo abbiamo deciso con quanto abbiamo fatto durante la nostra fase evolutiva adolescenziale e nei primi anni dell’età adulta. Ciò che saremo fra dieci, vent’anni o da anziani, nei termini di efficienza organica, verrà stabilito a partire da qualche secondo dopo che avrai finito di leggere questa frase. Vogliamo ancora procrastinare, a chissà quale lunedì, la decisione di metterci in gioco? Carpe diem!

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Stefano Ceccon
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Personal trainer da più di 25 anni

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