Intervista a Pamela Villoresi

In attesa del ritorno nei teatri. 1Dialogo con Maurizio Panici. La situazione vista da Marostica e Palermo

Pamela Villoresi è un’attrice di grande esperienza e bravura, e non ha certo bisogno di presentazioni particolari. Poliedrica, incisiva, sempre pronta a nuove sfide e a interventi innovativi che portano dritti all’emozione. L’ultima sfida è quella in corso, come Direttrice del Teatro Biondo Stabile di Palermo, fino al 2023. Questa che segue è l’intervista che gli abbiamo fatto per il canale YouTube visioniextra e per il nostro sito. Con lei dialoga in quest’occasione il regista Maurizio Panici, già artefice di una lunga collaborazione con l’attrice, fatta di grandi spettacoli e grandi successi, come “Eva contro Eva”, “Appuntamento a Londra,” “Marlene”. L’intera conversazione è visibile sul canale YouTube visioniextra e sull’omonima pagina Facebook.

La situazione in corso, i teatri chiusi…cosa pensa di tutto questo signora Villoresi? Soprattutto, i teatri andavano veramente chiusi in certi momenti?

P.V. Io penso una cosa, quando c’hanno riaperto in sei mesi abbiamo avuto un solo contagio in tutta Italia. Viene da chiedersi se questo virus sia il più colto del mondo, visto che va solo nei teatri, cinema e musei. Penso che alcune chiusure rispetto alla cultura sono state esagerate, per carità, poi nessuno vuole sottovalutare la gravità della situazione, è chiaro che si devono mettere misure restrittive. Quello che dispiace un po’ è che l’arte viene ritenuta superflua, mentre proprio in un momento come questo c’è da ricostruire, pensare un futuro. Se si ritiene superfluo allenare, nutrire il pensiero e lo spirito, secondo me è profondamente sbagliato, e altrettanto grave. Credo che gli operatori culturali, gli artisti abbiano una grande responsabilità, evidentemente l’arte è scappata verso una zona elitaria, dimenticandosi il proprio ruolo di educatore, in questo credo che dobbiamo fare un sano passo indietro.

M.P. Oggi il teatro ha più senso nella sua funzione sociale prima ancora che come fruizione di un evento di carattere estetico. L’estetica deve andare di pari passo con l’etica, il tema della formazione credo sia uno dei temi più delicati, è vero che c’è stato uno scollamento tra generazioni, noi ci stiamo dimenticando anche dei più piccoli che sono i più deboli in questo momento storico, perchè loro non hanno gli strumenti culturali per affrontare una pandemia di queste dimensioni, che ha colpito particolarmente una zona, quella della cultura appunto. Noi siamo dei presidi culturali e sanitari in qualche modo, che sanano delle ferite che non sono visibili oggi, ma saranno molto profonde domani.

P.V. A Palermo abbiamo degli interessanti progetti in corso, in uno di questi raccogliamo da tutte le scuole, anche attraverso i professori e dai siti degli hikikomori, gli scritti della nostra “prigionia”, si chiama “Una stanza tutta per noi” e questi scritti vengono elaborati da giovani drammaturghi, letti da giovani attori nei quali i ragazzi si possono riconoscere, che hanno pochi anni più di loro, e facciamo intanto delle trasmissioni online e quest’estate ne faremo uno spettacolo. E a proposito dell’utilità dell’arte gli psichiatri ci dicono che nel momento in cui un ragazzo in isolamento riesce a dare forma a questo magone interno riesce piano piano a uscirne. La creatività è la chiave che apre la porta, si capisce l’importanza di questo no? Per cui noi stiamo tentando attraverso il teatro, in questo momento sotterraneo e online, di accendere una luce in quelle stanze. L’altra cosa che stiamo facendo è sulla letteratura panormita del Novecento, ma non solo siciliana, degli squarci d’autore, chiediamo delle piccole antologie che ci forniscono gli studenti dei licei, con l’aggiunta anche del proprio punto di vista, del proprio sguardo, magari di uno squarcio visto dalla finestra vista la reclusione. Anche di questo faremo uno spettacolo, dopo le letture online. Stiamo cercando di tenere un rapporto stretto tra il teatro e i cittadini più giovani, che sono i più colpiti, appunto, dalla pandemia.

M.P. In parte è quello che stiamo cercando di fare anche a Marostica, eravamo già in corsa con un progetto di teatro di comunità, e abbiamo visto che ha avuto un impatto fortissimo soprattutto fra i più giovani, appunto, ritrovarsi e condividere questo momento straordinario e fare teatro. Come si può fare oggi, in attesa di ritornare dal vivo.

P.V. Certamente non vediamo l’ora di tornare nei teatri. Poi siamo sempre tra le categorie più colpite d’Italia, non abbiamo ristori, stipendi fissi, cassa integrazione.

M.P. Anche lì si è evidenziata la fragilità di un sistema che non ci ha mai tutelato, ce la siamo sempre cavata da soli.

La situazione teatrale oggi come la vede, Pamela? Posso parlare di Palermo com’è ora, teatralmente. E’ una città dove ha vinto lo Stato, grazie a Leoluca Orlando, ai veri eroi che ha avuto, come Falcone e Borsellino. Non è poco, non solo, c’è un rinascimento culturale, ci sono grandi fermenti, aperture di musei, gente che arriva da tutto il mondo (a parte questo periodo). Il momento da questo punto di vista è molto emozionante. Io rimango comunque una persona ingenua, non prevedo mai le mosse in malafede, anche se quest’anno faccio 50 anni di teatro e non sono certo pochi. Non farei mai strategie, poi è capitato anche a me di fare del male in vita mia, intendiamoci, ma non con una predeterminazione di potere. Faccio tante cose, sto affinando la capacità di rafforzare la parte femminile, la forza dell’acqua, di lasciarmi passare sopra la cattiveria, di non farmi il sangue amaro e di cercare di fortificarmi su questo.

Al teatro, allo spettacolo, lei ha dato molto. E’ stata ricambiata in egual misura? Non mi posso lamentare, la mia è stata una carriera importante, ho avuto tante belle soddisfazioni, occasioni, il Teatro d’Europa ma anche negli anni di mezzo, coi figli da crescere, l’occasione di poter scegliere con chi lavorare, un privilegio assoluto. Quello che mi dispiace un pochino è che non avendo avuto protezioni spesso sono stata fatta fuori dalle favorite di turno, anche se la mia è una casa costruita con le pietre d’angolo, come dice il Vangelo, una casa che non cade. Ho anche faticato e qualche volta avrei anche meritato di più, ma se metto tutto sulla bilancia posso solo dire grazie carriera, grazie Vita.

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