Meditare è un atto rivoluzionario – Meditare per essere

Troppo spesso, e a torto, si pensa alla meditazione come una pratica debole dove chi medita è paragonato a una persona remissiva, docile, priva di forza e per questo si chiude in sé quasi a scappare dal mondo.

Nulla di tutto questo… anzi!

In questo mio scritto vorrei sfatare questo mito che, come tanti altri, colora la meditazione nella mente di noi occidentali. La meditazione viene paragonata a una sorta di atto sommesso in cui il meditante, non avendo altri sbocchi o soluzioni, chiede mercé a qualche entità divina o cosmica.

No!

La meditazione è un atto rivoluzionario e lo è nella misura in cui chi si approccia alla meditazione abbia la pura intenzione di conoscere se stesso, di svelare realmente chi è e come è perché nel silenzio della mente affiora la coscienza ed è nella coscienza che risiede le verità di sé.

Si trascorre la vita a raccontarsi agli altri in un determinato modo, a sostenere una narrazione su come si è, su cosa si è fatto, su quali sono le nostre idee, la nostra visione del mondo, ma di norma questa è, e rimane, solo una narrazione priva di reale sostanza se non edulcorata proprio per compiacere i nostri interlocutori. Essere parte di una società che ci vuole in un determinato modo prevede che ci mostriamo agli altri in un certo modo… purtroppo.

Quindi ciò che di noi raccontiamo è una forma distorta di ciò che siamo realmente.

Nella meditazione c’è un profondo atto di coraggio: svelare questa narrazione, procedere con decisione nel sentiero che ci mostra veramente ciò che siamo, non ciò che raccontiamo di essere. In questo atto, per chi ne abbia volontà, risiede la vera rivoluzione perché come direbbe Eraclito l’incontrarsi è polemos, guerra non serenità e tranquillità.

Ciò che raccontiamo di noi spesso è la forma che ci piacerebbe essere, ciò che di meglio vorremmo per noi, ma nel nostro intimo spesso si muovono forte ctonie, telluriche, che raccontano come e quanto sia agitato il mare che ci abita. Queste agitazioni hanno un nome: rabbia, rancore, ansia, tristezza, inadeguatezza, paura e tante altre, ma la società in cui viviamo ci dice, fin da piccoli, di non palesare queste agitazioni ma di tenerle per sé, con-tenerle.

Il risultato è una personalità che solo in apparenza è forte, solida, resistente, ma nella realtà del nostro intimo mostra tutte le fragilità e crepe di cui è costellata.

Il meditare ci insegna che siamo questo, siamo persone fragili e che quelle fragilità sono parte di noi, non dobbiamo nasconderle ma accorgersi della loro esistenza e accettarle, accoglierle come parte di noi.

Questa è l’unica via che ci permetterà di realizzare una personalità integrata e solida, negare che la realtà sia così, nessuno escluso, non fa altro che consolidare e potenziare quelle nostre fragilità.

Vi lascio a riflettere su questi miei concetti, se ne avrete il desiderio, ma soprattutto vi indico una celeberrima frase di C.G.Jung che chiarisce in maniera perfetta come sia la nostra vita nella realtà.

“Rendi cosciente il tuo inconscio

altrimenti sarà l’inconscio a guidare

la tua vita e lo chiamerai destino”

Carl Gustav Jung

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Demetrio Battaglia
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Demetrio Battaglia. Ricercatore, scrittore e informatico. Vorresti leggere altri articoli su questo argomento, oppure sei interessato a capire meglio chi sono e di cosa mi occupo? Visita il mio sito.

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