La continuità didattica – Spazio Zen

Molti non ne sono consapevoli, anche nel mondo della scuola.

Ma è questione delicata, se non fondamentale in termini di qualità e di efficacia dell’apprendimento. Una questione che merita di essere ripresa ed analizzata.

Parlo della continuità didattica.

Si sa, l’emergenza pandemica ha imposto una sorta di stop and go, cioè un percorso a zig-zag, sulla didattica in presenza e a distanza, compresa la quota del 50%, le cui conseguenze ancora non siamo in grado di qualificare, in termini di percorso culturale ed educativo dei nostri bambini e ragazzi. Senza dimenticare i giovani universitari.

Perché la vera scuola, lo dobbiamo ripetere, è solo quella in presenza, mentre la didattica a distanza è solo un surrogato. Utilissimo in questi momenti difficili, ma pur sempre surrogato. Dispiace pertanto che anche presidi e docenti del nostro comprensorio abbiano invece difeso a spada tratta la didattica a distanza, contrari cioè alla riapertura delle scuole in presenza, perché dimostrano di non avere colto lo sfondo formativo dell’atto cognitivo.

Che alcuni studenti, poi, abbiano dichiarato che preferiscono la DaD, dice solamente una impressione, non corroborata da analisi approfondite. Mentre sono i genitori che se ne siano accorti in modo chiaro. E non perché, come qualcuno maliziosamente ha dichiarato, alla fin fine, per loro la scuola è anzitutto un parcheggio, cioè un pensiero in meno, rispetto alle quotidiane preoccupazioni. Queste malizie creano solo zizzania.

La carenza o mancanza di questa sensibilità formativo-educativa è un grave limite, direi pregiudiziale ad una competenza formativa a tutto tondo che deve sempre vedere alleate le famiglie e le scuole. Perché la responsabilità delle famiglie è educativa, e quella delle scuole è legata ai percorsi culturali proposti.

Questo grave limite lo vediamo, poi, su vasta scala presente a livello sociale.

Prendiamo, ad esempio, l’incidenza dei finanziamenti per la formazione (scuola, università, ricerca) previsti non solo nel nostro bilancio statale, ma anche nelle diverse realtà economiche, sotto forma di investimenti nella ricerca e nell’innovazione.

Noi italiani siamo, invece, abituati ad affidarci alla genialità dei singoli più che a percorsi programmati di investimento e gestione della ricerca.

Penso qui a tanti nostri ricercatori, giovani e meno giovani, che prestano servizio in mezzo mondo. E come sono ambiti! Cioè i nostri giovani in gamba sono costretti ad andare all’estero, invece di dare una mano al nostro sistema Paese.

Esempio?

Sulle vaccinazioni, noi siamo nelle mani delle grandi aziende internazionali, senza poter fare affidamento ad aziende italiane. E affidarsi al mercato significa subire le logiche del profitto, e i giochetti dei vari Paesi che tirano le fila della produzione e distribuzione, cioè arrivare sempre per ultimi.

Qui è l’Europa, se vuole avere un futuro, che deve impostare, viste le carenze dei vari Paesi aderenti, una ricerca avanzata, con investimenti adeguati ed una gestione coordinata delle diverse risorse. L’Europa, cioè, si sta creando la vera sua affidabilità. E noi italiani, senza la protezione europea, con tutti i nostri limiti individualistici e corporativi, che futuro possiamo avere?

chi è GIANNI ZEN

Gianni Zen, laureato in filosofia, ha dedicato la sua vita professionale alla scuola, prima come docente e poi come dirigente scolastico in importanti scuole del vicentino quali l’Istituto Rossi di Vicenza e il Liceo Brocchi di Bassano. Sotto la sua guida il liceo bassanese ha conosciuto una crescita repentina fino a diventare il secondo istituto d’Italia per numero di ragazzi frequentanti. Persona estremamente attiva, è da sempre sostenitore di una grande riforma del mondo della scuola. In “Spazio Zen” dirà la sua su temi di attualità legati al mondo della scuola e del lavoro.

Per approfondire un tema o contattare Gianni Zen puoi scrivere un’e-mail a: giannizen@libero.it

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