Quando il vino è leggero

Leggerezza… Si, proprio leggerezza è la parola che mi è venuta in mente quando ho incontrato per la prima volta Marcella Biasin nella cantina della sua famiglia. Leggerezza nei modi, nel sorriso, nel fisico minuto. Leggerezza nel descrivere i processi di cantina, nell’elencare le lavorazioni nel vigneto e nel raccontare la storia della famiglia. In un periodo come questo, dove tutto è ancora cupo e pesante, incontrare qualcuno che ti trasmetta leggerezza equivale al piacere di assaporare una boccata di aria fresca di montagna.

Non si tratta di frivolezza o poca serietà, anzi, al contrario, è un modo di andare direttamente al sodo delle cose senza appesantire, con inutili e pompose argomentazioni, il racconto di come l’uva diventa vino.

Marcella mi accoglie sorridente davanti al portone di Ca’Rovere, l’azienda della famiglia Biasin, che si trova ad Alonte, all’estremità del versante Sud-ovest dei Colli Berici e che produce prevalentemente spumanti tramite il metodo classico.

Prima ancora di visitare la cantina, Marcella mi invita ad una passeggiata in mezzo ai vigneti che la circondano per descrivermi le caratteristiche del territorio nel quale ci troviamo.

Siamo nei Colli Berici, in provincia di Vicenza, una zona composta da una serie di colline piuttosto particolari perché non hanno tutte un’origine comune. Alcune sono di origine vulcanica con terreni scuri ricchi di sali minerali, mentre buona parte sono formazioni rocciose calcaree ricche di sedimenti. I vigneti di Ca’Rovere sono su quest’ultima tipologia di terreno e spesso, a conferma della loro origine, lavorando il terreno si possono trovare fossili di conchiglie di cento milioni di anni fa.

Un’altra cosa che Marcella mi racconta, battendo la terra con il piede, è che questo tipo di suolo è carsico e che proprio sotto ai vigneti che stiamo calpestando, a 20 metri di profondità, si sviluppa una serie di grotte attraversate da un fiume sotterraneo.

Ritornando verso la cantina voglio sapere un po’ di più della storia di Ca’Rovere. Come spesso è accaduto in molte aziende, tutto comincia grazie alla caparbietà di due nonni Bruno e Giuditta che quarant’anni fa decidono di lavorare questa terra facendosi spazio tra i sassi per riuscire a piantare i primi vigneti.

Dopo di loro la passione si trasmette ai figli Ugo, Alessia e Sisto che si rendono conto delle particolarità delle uve di questo territorio, ricche di freschezza e mineralità e hanno l’intuizione che questa possa essere una zona adatta per la produzione di spumanti.

I primi esperimenti di spumantizzazione, infatti, sono datati 1994, ma è solo nel 2002 che escono nel mercato le prime bottiglie con un carattere definito e ci vuole ancora qualche anno perché l’azienda riceva i riconoscimenti che merita.

Ora sono i nipoti che, sotto l’ala protettrice della generazione precedente, sostengono l’azienda dividendosi tra la gestione dei 30 ettari della proprietà, tra tutti i lavori di cantina che comporta la produzione di 50 mila bottiglie di spumante e la gestione amministrativa e commerciale necessaria per far conoscere questi vini nel mondo.

La portabandiera di Ca’ Rovere ora è Marcella: nel sentirla parlare si capisce, da come le brillano gli occhi, il rispetto e la gratitudine che ha nei confronti di chi l’ha preceduta in azienda, ma si intuisce la determinazione e la volontà di far crescere la cantina sia nelle dimensioni, ma soprattutto nella qualità.

L’assaggio dei vini non avviene in cantina, dove alcuni lavori di ampliamento attualmente in corso la renderanno capace di affinare più a lungo le bottiglie sui lieviti e più accogliente per il visitatore, ma sotto una pergola fiorita con la compagnia di due splendidi cani in cerca di coccole.

Tra tutti i vini assaggiati i due che più mi rimangono impressi sono il “verde”, come lo chiamano in famiglia, ovvero il Brut Nature Metodo Classico Millesimato. Si tratta di una bollicina di grande eleganza, il perlage è fine ma persistente. All’inizio penso che il profumo che sento sia dato dai fiori che mi circondano, invece viene dal bicchiere che ho in mano: gelsomino, acacia e frutta a pasta bianca. La nota quasi salmastra si sente nettamente e si sentirà in tutti i vini degustati. Si tratta di uno spumante composto al 70 % di Chardonnay e al 30% da Garganega, che ha sostato per 60 mesi sui lieviti e che io trovo perfetto da abbinare al pesce crudo.

Il secondo vino è il Brut Rosé Metodo Classico Millesimato, anch’esso affinato per 5 anni. Ha un bellissimo colore leggermente ramato, color buccia di cipolla. Al naso i profumi sono quelli di frutta rossa, di fiori scuri; al palato ritornano le note salmastre del territorio, ma anche cenni di agrumi e ancora i frutti di bosco. Questo lo vorrei provare con del pesce alla griglia, ma anche con delle carni bianche o con un risotto con i finferli.

La leggerezza di Marcella la ritrovo anche nei suoi vini, ma anche in questo caso non si tratta di una mancanza di consistenza, anzi. Ringrazio questa leggerezza che rende facile da bere un vino complesso e ricco. Amo questa leggerezza che ti fa dire, poco dopo aver stappato una bottiglia, “già finita?”

Prosit!

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Gianfranco Cipresso
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Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

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