Quando il vino è storia

Arrivo all’indirizzo che mi hanno indicato e non penso di essere nel posto giusto.

Invece del classico casale di campagna in mezzo ai vigneti sono nel centro di Canelli, una cittadina in provincia di Asti, davanti ad un portone di un palazzo in stile liberty con un’insegna d’altri tempi: “Contratto 1867”.

Quando varco quella porta, non mi rendo ancora conto che sto per entrare in un pezzo di storia dell’enologia italiana. Sto per visitare la cantina Contratto, la stessa cantina che all’inizio del ‘900, seconda in Italia (i primi furono i Gancia), ha introdotto il metodo classico nel nostro paese, quello che allora si poteva ancora chiamare metodo champenois.

La cantina, nella sua storia, ha cambiato diverse proprietà: nel 1867 fu fondata dalla famiglia Contratto, nel 1993 venne acquistata dalla famiglia Bocchino (quelli dell’omonima grappa) e dal 2011 è guidata dalla famiglia Rivetti e in particolare da Giorgio, grande appassionato e conoscitore di vini spumanti.

Buona parte della cantina è rimasta com’era e molte delle attrezzature manuali utilizzate all’epoca sono esposte in una sorta di museo per far capire al visitatore qual era la difficoltà di produrre vino di qualità in anni dove la tecnologia ancora non esisteva.

Ma la cosa che ti fa rendere conto di essere in un luogo straordinario è quando si apre la porta che ti fa accedere alle cantine. Il palazzo è si in centro a Canelli, ma è addossato ad una collina e all’interno della stessa è stato ricavato un luogo incredibile. Sono state scavate una serie di gallerie dove, per diversi anni, migliaia e migliaia di bottiglie riposano in attesa di essere pronte per il confezionamento e la spedizione. Si tratta di una superficie di circa 5000 metri quadrati con punti che raggiungono i 38 metri di profondità e dove la temperatura e l’umidità sono costanti tutto l’anno.

Per me, appassionato di vino (e un po’ anche di architettura) è difficile non rimanere a bocca aperta e, colpito da tanta bellezza, non mi stupisco quando mi spiegano che il luogo dove mi trovo si chiama La Cattedrale del Vino ed è un Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Le cataste di bottiglie in affinamento sono bellissime, ordinate e riflettono le basse luci che illuminano la cantina.

Un po’ di queste bottiglie sono distese, mentre altre, che si preparano al degorgement (l’operazione che permette l’eliminazione dei lieviti contenuti nella bottiglia e la successiva tappatura con il classico tappo a fungo degli spumanti) sono inserite a testa in giù nelle pupitre (i caratteristici cavalletti inclinati in legno). Camminando in questo labirinto incontro Mauro Ferrero. Come sempre, dietro ad una bottiglia di vino, c’è la mano dell’uomo e dietro a quelle di Contratto c’è sicuramente quella di Mauro, il capo cantiniere (o chef de cave, se vogliamo dirla alla francese), che dal 1978 lavora in azienda con passione e dedizione.

In tutte le bottiglie di Contratto che ci sono nel mondo c’è la sua impronta digitale, e non lo dico metaforicamente. Quando le bottiglie vengono poste nelle pupitre subiscono una lavorazione, detta remouage, mediante la quale, con piccole rotazioni e cambi di inclinazione della bottiglia, i lieviti in sospensione vengono portati fino al tappo per essere poi eliminati tramite il degorgement. Ecco, Mauro Ferrero, manualmente, ruota circa 300 bottiglie al minuto e lo fa più e più volte per ciascuna di esse. Vederlo all’opera, sentirlo raccontare alcuni aneddoti dei suoi 40 anni da cantiniere e percepire la sua tristezza nel non vedere un seguito del suo lavoro tra le nuove generazioni, ti fa pensare che forse è lui il vero patrimonio dell’Unesco da preservare.

Ma dopo le emozioni della visita e dei racconti, ci sono quelle che ti offrono i vini.
Se tra gli spumanti di Contratto devo sceglierne uno non ho dubbi: For England Blanc de Noir Alta Langa Docg.

Il nome da solo contiene già tre informazioni: la prima è Alta Langa, che è il luogo dal quale provengono le uve, con vigneti posti a quasi 750 metri d’altitudine per dare freschezza e mineralità.  La seconda è Blanc de Noir, che indica un vino fatto solo con uve a bacca nera e in questo caso è prodotto con il re dei vitigni: il Pinot Nero.

La terza informazione è la storia, infatti, a inizio Novecento, gli Champagne francesi avevano molti zuccheri residui, erano quasi dolci, ma il mercato inglese chiedeva, al contrario, spumanti più secchi, più austeri e la cantina Contratto produceva vini con queste caratteristiche “moderne” e li destinava all’Inghilterra, appunto For England.

Queste sono le caratteristiche che apprezzo di questo vino: la ricchezza, la potenza e le note fruttate del Pinot Nero, la freschezza e la mineralità dell’Alta Langa, il nervo e l’austerità del vino secco, non dosato e infine amo la storia che c’è alle spalle, la bellezza del luogo dove la bottiglia ha riposato negli anni e il sapere che su quel vetro c’è l’impronta della passione di Mauro.

Prosit.

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Gianfranco Cipresso
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Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

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