Quando il vino è glocal

L’Italia è splendida e ricca di ogni cosa, ma l’emozione che provo ogni volta che ho l’occasione di andare in Sicilia è indescrivibile. La prima volta che ci sono andato avevo 22 anni, una Seat Ibiza scassata, due lire in tasca e mentre affrontavamo i cantieri della Salerno-Reggio Calabria alla radio annunciavano che l’Iraq aveva invaso il Kuwait, era il 1990. L’ultima volta è stato tre settimane fa e non si è trattato di un viaggio casuale: il primo volo aereo liberatorio che ho voluto prendere dopo questo interminabile anno di limitazioni doveva portarmi in una terra che amo.

Negli anni in Sicilia ci sono andato decine di volte e ogni viaggio mi ha regalato emozioni straordinarie, mi ha fatto conoscere belle persone, mi ha permesso di vedere luoghi magici e mi ha fatto assaporare cibi e vini memorabili. Se amo la Sicilia lo devo soprattutto a chi mi ha dato l’opportunità di conoscerla a fondo: la famiglia Planeta.

I Planeta sono ottimi produttori di vino, ma sono soprattutto grandi ambasciatori della loro regione. Se un giapponese sa dove si trova Menfi, un australiano, assaporando un vino, vede i palazzi barocchi di Noto o un americano, riconoscendo nel calice la mineralità della roccia lavica, immagina l’Etna in eruzione, questo si deve alla glocalizzazione dei vini di Planeta.

La famiglia Planeta ha da sempre lavorato la terra e prodotto uva, ma nel passato lo ha fatto all’interno di un progetto territoriale molto importante che è la cantina sociale di Menfi. Nel 1985 è stata affidata alla nuova generazione, composta dai giovanissimi Francesca, Santi e Alessio la creazione di un nuovo progetto enologico, la cantina Planeta.

I primi vigneti vengono piantati sulle sponde del lago Arancio e si tratta prevalentemente di vitigni internazionali come lo Chardonnay, il Merlot o il Syrah. Quando, dieci anni dopo, i primi vini escono nel mercato il successo è impressionante.

A questo punto sarebbe facile sedersi sugli allori e continuare su questa strada, invece, i tre ragazzi, sotto l’ala protettrice di Diego Planeta, cominciano a investire sul territorio, valorizzando la propria regione e affiancando alla parte internazionale un sempre maggior numero di vitigni autoctoni. Nasce così dapprima la cantina di Noto dove prevale la coltivazione del Nero d’Avola e del Moscato e poi la cantina Buonivini a Vittoria con l’aggiunta del Frappato per la produzione del Cerasuolo.

Etna
Menfi
Noto
Vittoria

Parallelamente alla parte agronomica viene sviluppata l’accoglienza e la valorizzazione del territorio grazie anche a un bellissimo progetto culturale, dal nome “Viaggio in Sicilia” che vede coinvolte decine di artisti da tutto il mondo.

Successivamente, a completamento di un progetto di presenza nelle zone più vocate del patrimonio enologico siciliano, i Planeta dapprima salgono le pendici dell’Etna e, utilizzando la roccia lavica, costruiscono una meravigliosa cantina per la vinificazione di Nerello e Carricante e successivamente si affacciano sul mare di Capo Milazzo per coltivare la Nocera e il Nero d’Avola guardando all’orizzonte le isole Eolie.

Sono sei le cantine di proprietà della famiglia Planeta distribuite tra le più prestigiose zone vinicole della Sicilia. Sei realtà belle, integrate nel loro territorio, sostenibili e che danno lustro alla regione. Sei luoghi di pace, di cultura e carichi di una straordinaria energia.

Quando si fa visita da Planeta il timore è di trovarsi all’interno di una realtà industriale che produce milioni di bottiglie di vino. Al contrario è una delle aziende più intime e famigliari che conosca. Una volta mi è capitato di trovarmi nel mezzo di una cena per il compleanno di Diego Planeta, un’altra ho pranzato in una cucina ricoperta di mattonelle azzurre, con una delle famose zie che ha preparato degli involtini di pesce spatola straordinari, le stesse zie che in altre occasioni mi hanno preparato caponata, arancini e timballi che ancora mi fanno venire la pelle d’oca, per non parlare della cassata…

Alessio Planeta
Francesca Planeta
Santi Planeta

Naturalmente tutto questo ben di dio ha sempre grandi vini in accompagnamento. Sono quasi 30 le etichette prodotte da Planeta alle quali si aggiunge un olio buonissimo. Tra tutte queste sceglierne un paio è un’impresa, ma ci sono due vini ai quali sono particolarmente affezionato. Uno è il Santa Cecilia Noto Doc Nero d’Avola, un vino che è l’emblema della Sicilia: ricco, speziato, avvolgente, accogliente, mediterraneo, caldo, succulento, sensuale. Un vino che ti rimane in mente e che, anche se lo bevi a casa, ti riporta al 36° parallelo. L’altro vino è quello che mi ha fatto conoscere Planeta e che è la bandiera della cantina, lo Chardonnay Sicilia Menfi Doc. Anche in questo caso ci troviamo davanti a un calice di grande struttura, ma con una freschezza quasi inaspettata a queste latitudini. Un vino elegante, dai profumi che spaziano dalla frutta esotica alle dolci note di vaniglia con un richiamo alla macchia mediterranea e un netto sentore di liquirizia in fiore.

Planeta è sì una grande azienda, ma è soprattutto una grande famiglia con volti gentili e sorridenti che ritrovi ogni volta che passi da quelle parti. A tutto questo gruppo di persone va il merito di aver reso globale il vino siciliano, ma dando valore a quello che hanno di più locale: la cultura e la storia siciliana e soprattutto l’amore per la propria terra e la fierezza di poterla raccontare al mondo. Prosit!

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Gianfranco Cipresso
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Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

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