Quando il vino è lento

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Ci sono vini che vengono prodotti velocemente, nel tentativo di inseguire le mode del momento o addirittura di anticiparle. Ci sono aziende che sono sempre aggiornatissime e che in cantina dispongono delle più sofisticate novità tecnologiche. Poi ci sono le cantine che invece hanno deciso di andare piano, di modificare il proprio DNA solo con la lenta evoluzione determinata dallo scorrere delle generazioni. Lentamente.

Una di queste si trova in provincia di Vicenza.

Quando arrivi a Toara di Villaga e inforchi Via Villa, il tempo comincia già a rallentare, ma quando varchi il cancello della cantina Piovene Porto Godi le lancette dell’orologio quasi si fermano.

Siamo nel versante Sud-Est dei Colli Berici, di fronte, a una manciata di chilometri ci sono i Colli Euganei.

Già in una mappa datata 1584 si trova, nel luogo dove ha sede l’attuale villa che ospita la cantina, la traccia di una fattoria circondata da alberi da frutto e campi coltivati. Allora il proprietario era Flavio Barbarano, ora lo sono i suoi discendenti Mario Antonio e Tommaso Piovene Porto Godi.

Mario Antonio lo si vede di tanto in tanto in cantina, più impegnato con il proprio studio notarile, mentre sempre presente in azienda è il fratello Tommaso.

Tommaso è la persona più serafica che conosca. Sono almeno vent’anni che frequento la cantina e non l’ho mai visto arrabbiato, mai sentito alzare la voce. Nel suo portamento si riconoscono le tracce di una nobiltà ereditata forse anche grazie alla sua camminata un po’ dinoccolata. Non è un uomo di molte parole, preferisce che siano i vini e i luoghi a parlare per loro stessi.

Il posto è magico: una vecchia villa padronale è il centro della proprietà, le barchesse sono la cantina di produzione, il magazzino delle bottiglie e la sala di degustazione. I sotterranei della villa sono il luogo dove, nelle botti di legno, il vino rimane ad affinare. Per le barrique dei vini più pregiati c’è un luogo speciale dove riposare: la vecchia ghiacciaia, uno stanzone sotterraneo che d’inverno veniva riempito di neve e che per tutta l’estate faceva da frigorifero per l’intero paese.   

Con i vini, Tommaso, ha preso un’azienda che faceva poche migliaia di bottiglie e, piano piano, l’ha fatta crescere senza clamori o eccessi. Le etichette dei vini sono praticamente le stesse da trent’anni a questa parte e i vitigni coltivati sono rimasti invariati da sempre. Ci sono la Garganega, il Pinot Bianco, il Sauvignon, il Cabernet e il Merlot, ma soprattutto c’è il vitigno principe di queste terre: il Tai Rosso. Una volta lo si chiamava Tocai Rosso, ma poi l’Ungheria ha vinto la battaglia sul nome e il consorzio di tutela ha dovuto modificarlo in Tai. Geneticamente il Tai rosso è fratello gemello del Grenache francese, della Garnacha spagnola e del Cannonau sardo. Si tratta di un vitigno presente nei Colli Berici da centinaia d’anni, forse portato da un falegname di Nanto dopo il servizio militare nell’esercito austriaco, o, molto più probabilmente, da qualche cardinale vicentino di ritorno da Avignone durante il periodo dello scisma papale.

Nella tradizione vicentina il Tai rosso si è sempre coltivato producendo molta uva per singola pianta, ottenendo un vino quasi rosato, di facile beva, abbinato spesso anche al baccalà alla vicentina.

Tommaso Piovene invece ha voluto restituire a questo vitigno la dignità che merita facendone un vino più ricco e concentrato, più simile al fratello del Languedoc, pur mantenendone il frutto e la freschezza. Non contento ha voluto provare, riuscendoci, a farne anche una riserva, con ancora maggiore concentrazione e affinandolo in legno, ottenendo così un vino di gran corpo e dal colore intenso.

Tommaso naturalmente non è solo in cantina, al suo fianco ci sono la nipote Chiara e i figli Alessandra ed Emanuele ai quali ha ormai praticamente passato il testimone.

Parlando dei vini, diverse sono le tipologie prodotte dalla cantina, ma le etichette che preferisco sono di due rossi: il primo è il classico per eccellenza, il Tai Rosso “Riveselle”. Un vino facile, con un tannino appena accennato che lo rendono piacevolissimo alla beva. Molto fruttato, ma anche con note floreali. Se siete all’ombra di una pergola il Tai rosso è ottimo, servito un po’ fresco con salumi, formaggi e pan biscotto… da bere in quantità.

Il secondo vino è più austero, ricco e concentrato: è il Merlot “Fra i Broli”. Un rosso dalla trama fitta, caldo, speziato. Un bicchiere di vino che si sposa perfettamente con carni rosse e con arrosti saporiti, un degno figlio dei Colli Berici.

Se non avete fretta, se volete fare un salto nel tempo e visitare una cantina che merita, non perdete l’occasione di passare da Piovene Porto Godi, ne vale la pena. Prosit!

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Gianfranco Cipresso
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Bassanese, da 30 anni lavoro nel mondo del vino, per passione, per divertimento e soprattutto per condivisione. Sono convinto che le belle persone fanno il vino buono.

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