Spazio Zen – Settembre 2021

Tutti ci siamo emozionati seguendo le imprese della nazionale di Mancini e dei nostri atleti alle Olimpiadi di Tokyo.

Ma cosa ci hanno insegnato le performance dei nostri portabandiera, insegnamenti che valgono per tutti, ma in particolare per i nostri ragazzi, per i nostri giovani?

Ci hanno insegnato che i grandi risultati non arrivano per grazia ricevuta, non si conseguono cioè per magia, per un colpo di fortuna, ma solo con passione, sacrificio, dedizione, talento.

Questa la lezione che ci siamo ripetuti, medaglia dopo medaglia.

Non solo: abbiamo imparato che anche le sconfitte, le delusioni, sempre possibili, possono insegnare e insegnano tante cose.

Per cui anche le cadute diventano un insegnamento, come le vittorie.

In più: nessuno è superman, ma i risultati sono frutto, come per tutti, di un lavoro di squadra. Con maestri-allenatori sempre più insostituibili, comprese le proprie famiglie, per non parlare del gioco di squadra, anche negli sport individuali, con gli altri atleti della stessa disciplina e di tutta la delegazione.

In poche parole, non l’uomo o la donna sono di per se stessi dei super, ma ognuno è parte di un lavoro di gruppo, secondo regole e obiettivi comuni. Poi il talento è sempre il talento, nel senso del valore aggiunto.

Tutto questo, detto in poche parole, non è forse lo stesso che avviene nelle nostre scuole, nella vita di ogni classe, nel cuore di ogni ragazzo?

Il contesto poi lo conosciamo.

Con tutti i problemi logistico-sanitari che sono diventati la prima preoccupazione.

Come conosciamo in prima persona il buono che bravi docenti hanno saputo costruire con la DaD, ma anche le criticità e le fragilità che sono emerse.

Allora il rientro a scuola è sempre una speranza, più che una scommessa. Sapendo che tutto dipende e dipenderà dai dati sanitari e dalle scelte e comportamenti che noi tutti siamo chiamati a compiere per arginare e sconfiggere il virus. L’ospite non desiderato, con le sue varianti, ma ospite di questi tempi sempre presente, purtroppo.

Questa è, dunque, la scuola che riapre i battenti da noi in Veneto il 13 settembre.

Che riapra per tutti è un atto di speranza, ma anche atto di consapevolezza delle difficoltà e delle opportunità.

Al di là degli indirizzi di studio, delle materie scolastiche, dello stesso sfondo culturale, emerge, anzi, con questo nuovo anno scolastico, il valore e la forza dell’educazione, condizione prioritaria per la maturazione, assieme alle famiglie e al contesto sociale, della personalità dei nostri bambini e ragazzi.

L’educazione, dunque, dell’umano che è in noi, come del sociale che ci avvolge tutti, ciascuno secondo la propria originalità.

E l’umano vive, a scuola, anzitutto di relazioni, di reciproci riconoscimenti, fatti anche di domande, dubbi, promesse, pensieri che portano lontano, sogni nel cassetto.

Cos’è in fondo questo valore educativo, che è stato in parte sacrificato con la DaD, se non pensare insieme a qualcosa di più grande anche di noi, fatto comunque anche di regole, di sacrificio, di emozione, di intuizione, di dedizione? Cos’è se non cura del compito che sentiamo esserci stato affidato?

Auguriamo ai nostri bambini e ragazzi di cullare questo compito, che è accompagnamento, ognuno per un proprio sentiero, nel grande mare della vita, il quale chiede e ci chiede che ci interroghiamo su quale possa essere lo scopo ed il valore della vita.

Sta tutto qui il grande tema della “libertà va cercando”, riprendendo il grande Dante, che dice tutto dell’adolescenza, e non solo dell’adolescenza.

Ma una libertà come pienezza, non come fuga individualistica. Perché fatta di relazioni, di compagnia, di amicizie, anche di sofferenze condivise.

Perché niente è scontato, per questi nostri ragazzi, oggi più di ieri, nemmeno per noi adulti.

Libertà “ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”.

Libertà, quindi, che chiede e pretende di diventare scelta, decisione.

E se la scelta si traduce in una forma inedita di affidamento, come nell’esperienza affettiva?

Anche questo è sentirsi liberi mettendo le proprie energie ed i propri limiti nelle mani di un altro o di un’altra, o di una idea, intuizione, passione, vocazione.

Quanta fatica, ma anche quanta gioia in questa sperimentazione continua, che é la vita vista come una palestra, fatta di convinzione, di sudore, di allenamento, di rischi, anche di sconfitte. E di risalite, come cantava Battisti.

È l’inesperienza che un po’ alla volta si fa esperienza, è un sentirsi on the road, per strada, ma alla ricerca di un approdo, una casa, un porto sicuro.

E questa esperienza che si fa un po’ alla volta comincia a mettere in dubbio che esista la libertà in assoluto, ma solo in relativo, cioè nel concreto delle scelte.

Quella stessa concretezza che abbiamo cercato o subìto a casa come nelle relazioni: vaccino sì, vaccino no; green pass sì, green pass no.

Vivendo in relazione, si capisce perché nessuno è libero di fare quello vuole, ma ognuno è libero pensando le proprie scelte come atti di condivisione, cioè di scelta responsabile, perché carica del destino comune.

Come in una staffetta sportiva, il testimone, un po’ alla volta, lo dobbiamo portare tutti.

Buon anno scolastico!

chi è GIANNI ZEN

Gianni Zen, laureato in filosofia, ha dedicato la sua vita professionale alla scuola, prima come docente e poi come dirigente scolastico in importanti scuole del vicentino quali l’Istituto Rossi di Vicenza e il Liceo Brocchi di Bassano. Sotto la sua guida il liceo bassanese ha conosciuto una crescita repentina fino a diventare il secondo istituto d’Italia per numero di ragazzi frequentanti. Persona estremamente attiva, è da sempre sostenitore di una grande riforma del mondo della scuola. In “Spazio Zen” dirà la sua su temi di attualità legati al mondo della scuola e del lavoro.

Per approfondire un tema o contattare Gianni Zen puoi scrivere un’e-mail a: giannizen@libero.it

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