Il teatro e il 25 novembre intervista a Marianella Bargilli – Olimpia in Scena

Marianella Bargilli è seduta all’aperto al bar e si gusta un caffè e una briochina in tutta la sua radiosità, in una splendida e ancora calda giornata, cosa rara per il periodo. Al Teatro Olimpico di Vicenza è stata il mese scorso Fedra, nella tragedia omonima, riscuotendo gran successo (regia di Patrick Rossi Gastaldi, con Fabio Sartor e Matteo Cremon tra gli altri). L’attrice è una delle interpreti più interessanti della scena nazionale, recita in teatro da tanti anni e ha fatto tante prove importanti e molto convincenti (La signora delle camelie, La governante, L’uomo, la bestia e la virtù, Luci della ribalta, solo per fare qualche titolo). Qualcuno la ricorderà come una delle inquiline del Grande Fratello terza edizione (dove c’erano Luca Argentero e Floriana Secondi), ma la Bargilli già da allora era determinata e aveva scelto il teatro come suo percorso di vita, cosa puntualmente avvenuta. Per anni ha avuto un sodalizio artistico-sentimentale con Geppy Gleijeses, con il quale ha portato in scena numerosi spettacoli di successo. Dopo Fedra, l’attrice sta ora riprendendo “Uno, nessuno e centomila”, di Pirandello, e tornerà ancora in Veneto tra inverno e primavera. L’abbiamo intervistata e, vista l’occasione, le abbiamo anche fatto qualche domanda sulla Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre, argomento sul quale lei è molto rigorosa, come leggerete più avanti.

“Fedra” è terminata, Vicenza è salutata e ora inizi nuove avventure. Si’, è stata una bellissima esperienza, e ringrazio tutti, il pubblico, i miei bravi colleghi, il regista con il quale abbiamo fatto un bel lavoro. Grazie a tutti.

Era la prima volta che recitavi al teatro Olimpico di Vicenza? Cosa hai provato di fronte a tale architettura? Beh, Palladio era un genio pazzesco. Quel teatro suggestiona, emoziona molto, ed è veramente un luogo unico al mondo. Posso dire che recitarvi è stata una delle più belle cose della mia vita, e lo dico per davvero. Anche perché pur molto emozionata ero al tempo stesso abbastanza rilassata e felice di essere lì, a fare quello spettacolo. Una meravigliosa sensazione.

All’eroina di Racine come ti sei approcciata, che tipo di lavoro preparatorio hai fatto? Quando si approcciano personaggi così importanti è sempre una materia densa di sfumature, con snodi emotivi infiniti. Quando affronto un personaggio io ho sempre l’abitudine di partire da zero, e penso che il personaggio debba essere in tutti i modi rispettato. L’ho studiato a fondo, lei e la sua storia, del resto Fedra ha un carisma enorme.

Tanto teatro nella tua carriera, ma anche una partecipazione nel 2003 al Grande Fratello, che allora non era con i Vip, ma con gente comune. Come ci riassumi quella tua esperienza? Quando l’ho fatto avevo già il mio bel bagaglio di teatro, sapevo quello che volevo fare, è stata un’esperienza. Ma il teatro c’era sempre e comunque, prima di quello, e dopo.

I tuoi inizi come sono stati? Il teatro è sempre stata una mia grande passione, molto sentita. A parte i classici show da bambina in casa, per la famiglia e gli amici, cosa tipica per chi ha le aspirazioni di fare spettacolo, mentre studiavo cinema al Dams di Bologna ho incontrato un gruppo teatrale e lavorando con loro ho capito subito che quella sarebbe stata la mia strada definitiva. Da lì in avanti il mio obiettivo era crescere professionalmente, studiando, vedendo, leggendo ed è stato da subito un mondo che mi ha aiutato anche a vincere alcune paure personali. Il teatro è terapia. Ho lavorato con Beatrice Bracco che usava il metodo di lavorar tanto sulla persona, rimuovendo il passato, utilizzando le parti emotive. Fare questo lavoro per me è un motivo di vita, lo dico sempre.

Ora stai mettendo in scena “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello, che avevi già recitato in Sicilia. Che esperienza sarà? Farete qualche tappa anche nella nostra regione? Il teatro di Pirandello lo amo molto ed è sempre, anche stavolta, una nuova scommessa. Recito con il bravissimo Pippo Pattavina e si’, saremo anche in Veneto, per cui veniteci a trovare quando ci vedete in qualche rassegna di prosa.

Ph Tommaso Salamina

ornando a Fedra, al suo agire nella tragedia, cos’altro possiamo dire? Che lei è un mistero della mente, che l’autore, Racine, confrontato a Seneca, un po’ si mette a suo favore, in qualche modo la perdona per quello che ha inventato su Ippolito. Quando viene in sé è comunque tardi. E quel mistero di cui parlo penso anche che si sia percepito nello spettacolo dell’Olimpico.

Un sogno nel cassetto, un personaggio, un testo? Professionalmente sogni nel cassetto ne ho, anche se sono riuscita a fare molti personaggi che amo, e in questo sono fortunata, un po’ di soddisfazioni me le sono levate. I sogni dico sempre che bisogna dirli, così poi si realizzano. Mi piacerebbe fare Anna Karenina, un personaggio meraviglioso, pieno di emozioni. L’ho letto, riletto, visto tutti i film possibili e immaginabili. Si’, questo è un sogno di adesso, poi…non si sa. Anche Fedra è arrivata nella mia vita, magari certe cose vengono proposte, sono nel tuo destino. C’è anche il caso che va preso in considerazione, non va messo in un angolo. Io ci credo.

Siamo in novembre, il 25 si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Marianella, che importanza ha celebrare questa Giornata nel mondo? L’argomento è molto importante, personalmente dedicherei tutti i giorni della vita a questa cosa. Mi fa piacere che almeno per un giorno l’anno l’attenzione a questa piaga sia totale. Noi donne siamo persone forti, essenziali, certe volte tutto questo a qualcuno dà fastidio. Io stessa ho un’esperienza di un padre violento, manesco, per cui so di cosa parlo, la violenza è sempre da combattere, sia se è rivolta a bambini, donne, o persone che vengono ritenute inferiori. Non ho una parola per definire il profondo schifo per tutto questo. Non trovo nessuna giustificazione, da nessun punto di vista. Oltretutto accade in continuazione, e mi chiedo sempre com’è possibile.

C’è un modo per sconfiggere questo male? Intanto più se ne parla meglio è. Bisognerebbe punire sul serio queste persone che si macchiano di un’infamia così, per fermar tutto questo ci vuole un sistema più giusto per far capire che in quella direzione non si deve andare. Spero che tutta questa comunicazione, questa tecnologia che il mondo moderno si trova rispetto al passato possa essere utilizzata al meglio, per avvertire in tempo, ad esempio, per essere più precipitosi in caso di bisogno, più utili alla causa. Per prevenire le brutte situazioni prima che si arrivi troppo tardi. 

Che reazione hai quando senti un caso di violenza? Dire che sono arrabbiata è dir poco. La diversità tra uomo e donna è sempre esistita, caratterialmente e anche come forza, forse c’è alla base un problema antropologico, che quegli uomini non accettano la donna come essere pensante, autonomo, che possa decidere, essere responsabile di sé. La donna si è evoluta nel tempo, e questo va accettato. La soluzione definitiva non so quale possa essere, certo le persone che chiedono aiuto vanno protette. Ci sono uomini poi che vanno aiutati attraverso la famiglia, gli amici, analizzando nel profondo il loro essere, perché sennò si perdono. E succedono queste assurde, enormi tragedie.

Ph Tommaso Salamina

Foto copertina di Roberto De Biasio

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Francesco Bettin
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