Spazio Zen – Ottobre 2021

Sono riprese, a pieno ritmo, finalmente, la scuola e l’università.

Nella speranza di non dover più subire delle frenate, per possibili nuove ondate pandemiche con le nuove varianti di cui da tempo si parla.

Sono riprese, cioè, le modalità consuete di elaborazione e trasmissione della cultura, cioè di implementazione della formazione per le giovani generazioni e per il nostro tessuto sociale.

Un dato che si è fatto critico, soprattutto in questi ultimi mesi, è la sfiducia, dichiarata da alcuni e sospettata da altri, sul valore della cultura scientifica, sul fatto, quindi, che la conoscenza e la competenza non siano libera forma di ricerca, ma siano, quasi quasi, una forma di sottomissione, di assoggettamento a modelli di potere coercitivo.

Insomma, conoscenza e competenza come strumenti di dominio.

Il che ha creato non poche difficoltà, per il venir meno, in alcuni, della fiducia verso il sapere, in questo caso verso il sapere scientifico.

Questa situazione, ne sono convinto, è un retaggio legato alla difficoltà che hanno sempre avuto, come attestano ancora oggi i dati Invalsi, tanti bambini e tanti giovani sulle materie scientifiche. E non solo su queste materie, se consideriamo che, ancora oggi, il 40% non riesce a leggere, per comprendere, un qualsiasi testo, di seguire il suo filo logico oltre il titolo di un articolo, di una intervista, di un saggio.

Il gran lavoro della scuola, soprattutto, per il valore di base del suo servizio, è e sarà quello di concentrarsi su questi aspetti, nel senso di un lavoro interdisciplinare che sia capace, attraverso le diverse materie, di approfondire la metodologia della ricerca, come approccio introduttivo ai diversi linguaggi, profili logici, ragioni storiche di tutte le materie. Le quali, è giusto ripeterlo, non sono altro che finestre sul mondo. Quindi, che leggibilità del mondo possono maturare, come bagaglio personale, i giovani di oggi, come i giovani di ieri?

Perché siamo, che piaccia o no, in una società della conoscenza, quindi anche in una economia della conoscenza. Il che ci dice che è la conoscenza che si fa approfondimento critico, e quindi competenza, il bene più prezioso per la vita dei nostri giovani, ma, direi, per tutti noi.

Anzi, è nelle società complesse che c’è sempre più bisogno di competenza, cioè di merito.

Le istituzioni, le stesse pubbliche amministrazioni, le imprese, la ricerca applicata, la vita sociale nelle sue diverse angolazioni: tutte oggi più di ieri hanno bisogno di competenza e di merito certificato.

Che sia certificato, e non presunto.

Perché resta pur vero che internet è una grande piazza che mette tutto a disposizione, ma bisogna saper leggere, sapersi orientare, sapersi concentrare sulla sostanza, cogliere gli aspetti critici e quelli strumentali. E non è vero che internet rende tutti uguali, all’atto pratico, cioè che uno vale uno, per gli ambiti che prevedono una competenza specifica. Noi cioè siamo uguali, cioè uno vale uno, come persone, ma poi ognuno è chiamato a cogliere le opportunità, e lo Stato ad offrirle, perché ciascuno si possa orientare e crescere nella vita personale, e quindi fare la propria parte nella vita sociale ed istituzionale.

E chi, se non la scuola, riesce a farlo questo lavoro formativo a tutto tondo?

Dico questo sapendo che, a volte, non sempre i docenti oggi sono preparati a questo compito, per alcuni che sono ancora legati a modelli ideologico-culturali del passato. Ma la gran parte dei docenti è di valore, come si è visto in questo anno e mezzo di vita scolastica problematica per i nostri bambini e ragazzi. Quindi anche per loro è importante prevedere percorsi formativi sulla metodologia della ricerca, sulla epistemologia, sull’intreccio di linguaggi, storie, esperienze. Sarebbe bene che i collegi dei docenti ed il consigli di classe, che hanno la responsabilità della programmazione educativa e didattica, si fermassero un attimo per ripensare e rivedere, in ragione dei tempi che stiamo vivendo, i percorsi culturale da proporre in classe.

In un mondo globalizzato e internizzato, nel quale l’informazione sembra essere fine a se stessa, impazzita e schizoide, per cui le notizie sembrano valere la durata di un attimo, del consumo del momento, prodotti per soddisfare le emozioni dell’attimo fuggente, solo la fatica del concetto, solo il lavoro culturale, solo l’approfondimento, solo il pensiero-lungo possono offrire alle giovani generazioni uno sguardo non calato solo sul presente. Il concetto di carpe diem, così tanto di moda, se non ben maturato, è una trappola. Solo la scuola cioè può essere capace di offrire un battito d’ali sopra il contingente, oltre il nozionismo, che sia capace di farsi futuro possibile, cioè speranza di vita sia in termini temporali che di sostanza valoriale. Quella che riempie i nostri cuori, che fa e farà da fiume carsico alle loro e nostre speranze di vita.

Auguro ai nostri bambini e ragazzi di incontrare in classe dei veri “maestri”, nel senso socratico del termine.

chi è GIANNI ZEN

Gianni Zen, laureato in filosofia, ha dedicato la sua vita professionale alla scuola, prima come docente e poi come dirigente scolastico in importanti scuole del vicentino quali l’Istituto Rossi di Vicenza e il Liceo Brocchi di Bassano. Sotto la sua guida il liceo bassanese ha conosciuto una crescita repentina fino a diventare il secondo istituto d’Italia per numero di ragazzi frequentanti. Persona estremamente attiva, è da sempre sostenitore di una grande riforma del mondo della scuola. In “Spazio Zen” dirà la sua su temi di attualità legati al mondo della scuola e del lavoro.

Per approfondire un tema o contattare Gianni Zen puoi scrivere un’e-mail a: giannizen@libero.it

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