Olimpia in Scena: intervista a Mogol

Dopo la lectio magistralis al Teatro Olimpico di Vicenza, il grande autore ci racconta l’esercizio che ci vuole per scrivere una canzone. E ci parla di quel disco particolare scritto con Battisti, “il più bello”.

Una gentilezza, quella di Mogol, che colpisce subito e lascia una conferma sull’umiltà dei grandi, cosa che niente ha a che vedere con gli “uomini piccoli” che sia nella musica che nell’arte e tutte le sue forme, e nella vita, sono molti. Una gentilezza che parte sicuramente da lontano. Mogol, un nome che ricorda subito Battisti, e le canzoni che tutti, in tantissimi, e più generazioni, abbiamo cantato. Ma Mogol, appunto non è solo quello, nonostante potrebbe bastare e avanzare. Genio e talento, esercizio continuo, ecco il perchè dei risultati ottenuti in una vita di composizione verbale, di testi straordinariamente presenti anche dopo decenni, rimasti nelle memorie di milioni di persone e vivi più che mai. La produzione più importante di Lucio Battisti, con Battisti, e di molti altri cantanti. Moltissimi infatti sono i testi di brani famosi scritti da Mogol e rimasti nella storia della canzone italiana, Perdono, A chi, La spada nel cuore, Io ho in mente te, Vendo casa, Sognando la California, Celeste nostalgia, Un nuovo amico, Che colpa abbiamo noi… solo per dirne qualcuno, vogliamo andare ancora avanti? Io non so parlar d’amore, L’arcobaleno, Al di là, Il Paradiso… scrivendo per Mina, Morandi, Celentano, Patty Pravo. Mogol è un personaggio, una vera icona che ha attraversato il Novecento scrivendo con grazia poetica di ciò che gli stava attorno, con Lucio o con altri. L’autore più conosciuto e certamente uno dei più rappresentativi del nostro Paese è stato a Vicenza un mesetto fa, al Teatro Olimpico, per una lectio magistralis, un racconto con basi musicali sull’evoluzione della canzone, organizzato dal Festival della Bellezza e dall’assessorato alla Cultura vicentina. Lo ringraziamo molto per l’intervista che ci ha concesso.

Che serata è stata Mogol, quella di Vicenza?

Una lezione che si è basata sul fatto di spiegare attraverso la musica, gli interpreti, il passaggio dal canto alla comunicazione. Quelle che facciamo sono lezioni interessanti, la gente capisce bene perchè non si canta più come una volta, ossia non conta più la voce ma la comunicazione, il dire le cose in modo credibile. In questi appuntamenti vediamo di spiegare la cosa con molta semplicità e in questa maniera il pubblico capisce benissimo, ascolta.

Avrebbe mai pensato ai suoi inizi di riuscire ad avere questa grande vita, questo successo enorme?

No, credo che nessuno agli inizi si sarebbe aspettato un successo come quello che ho avuto io. Diciamo che è stato in divenire, col tempo. Posso dire di essere un uomo fortunato. Ho sempre lavorato tanto, cerco sempre di capire bene cosa sta dicendo la musica, in modo da accompagnarla con parole adeguate, quelle che la stessa musica a suo modo sta dicendo. È un discorso che non è molto facile, perchè a parte la metrica, la rima, ogni due note c’è un accento che deve collimare con la lingua. Ma la cosa importante è che se una frase è corta e molto intima le stesse parole devono essere intime, capisce com’è? Il senso della musica, ecco. Faccio un esempio con una canzone che è un po’ un emblema di questo, che è “Io vorrei…Non vorrei…Ma se vuoi…”. Ascoltandola si capisce che ogni parola è uguale alla musica. Se la immagini… si allarga, poi si vede il mare, poi si alza, va in su, le discese ardite, le risalite, poi va giù. Insomma, è studiata al millesimo.

Sta dicendo che le parole le vengono da scrivere quasi naturalmente?

Se si ha una forma di automatismo che si è creata negli anni, attraverso la conoscenza, l’esperienza, sì. Faccio sempre l’esempio di quando si scrive sotto dettatura, quando lo si fa nessuno pensa a cosa si sta scrivendo, è automatismo. Che è quello che porta nell’arte i grandi risultati.

Molto esercizio, dunque.

Assolutamente sì, è proprio quello che produce nel cervello l’automatismo di cui parlo, che aiuta moltissimo. Molto, molto esercizio.

Tra tutti i dischi scritti con Battisti voglio citare “Anima Latina”, che è decisamente innovativo, particolare. Che ci dice di questo culmine musicale?

Lo abbiamo scritto al ritorno da un nostro viaggio in Brasile, e infatti si sentono le risonanze di quel Paese. Pensiamo all’inizio del brano omonimo, che racconta le favelas. Un brano di musica meraviglioso, con una grande orchestra, che secondo me, per quanto riguarda la musica contemporanea, fa parte delle grandi composizioni, che sono due: una è “Mission” di Ennio Morricone, l’altra è proprio “Anima Latina”, entrambi hanno grande musica.

A mio modesto parere è meraviglioso.

È un disco eccezionale, è vero, il disco più bello di tutti.

Ph Fabio Benato

Per il binomio Mogol-Battisti si parla di genio musicale, ma lei ha incontrato altre genialità nella musica?

Beh, Gianni Bella, che ha scritto un’opera meravigliosa, “La Capinera”, (melodramma tratto dal romanzo di Giovanni Verga «Storia di una capinera», ndr) che Ion Marin e Gustav Kuhn hanno definito un capolavoro, e che al Teatro Bellini di Catania ha fatto sette giorni di sold out. Adesso speriamo di rimetterla in pista perchè è un’opera straordinaria, di valore, internazionale.

Un’opera bellissima, da brividi. Dove lei ha scritto i testi.

Io credo di aver fatto un buon lavoro, e Bella ha scritto una musica fantastica. Non è il classico canto dell’opera, il testo è discorsivo, dei giorni nostri. Stiamo cercando di farla ascoltare ai sovraintendenti, l’opera. Sono disposto a fargliela sentire, anche in sala d’incisione, perchè quando esiste un capolavoro così è un peccato non farlo ascoltare al mondo. Chi ama la musica classica solitamente è un po’ sprezzante verso le canzoni, ma come ho detto Gianni Bella è un genio vero. È riuscito a rifare un’opera che – ripeto – ha convinto i grandi esperti nel mondo, per cui perchè non ascoltarla? Io chiedo solo questo.

Ci tiene molto a questo progetto, vero?

Certo, sono disposto a invitare i sovraintendenti anche a stare presso il nostro centro, gratuitamente, per poterla ascoltare con calma, però ci vuole anche un po’ di buona volontà, una grande passione per capire e individuare cose che magari sono sfuggite.

Speriamo che accada.

Speriamo, perchè ho visto che c’è molta prevenzione, una chiusura a priori prima ancora di ascoltare, e questo è sbagliato.

Se una canzone, più canzoni, dei dischi interi rimangono nei decenni, e tutti li conoscono, che si tratti di Battisti o di altri con cui lei ha scritto i brani, si può parlare di una sintonia con l’interprete?

Non sempre capita di essere in sintonia, non sempre infatti l’interprete canta le canzoni in modo corretto. Alcuni certamente sì, altri no. Ho sempre cercato di lavorare con i migliori, parlo di Bella, Cocciante, Mango, Lavezzi, dei veri numeri uno, per cui abbiamo avuto sempre dei risultati straordinari e non solo in Italia. Dai dati SIAE pensi che nel mondo sono stati venduti 523 milioni di dischi delle mie canzoni… sono numeri americani, no? Peccato che in molte nazioni non paghino il diritto d’autore, o lo paghino poco.

L’importanza della parola, Mogol. Sappiamo quanto lo sia nelle relazioni personali. Nelle canzoni lo è altrettanto? E può esistere una bella canzone con un testo minimo, magari solo con due parole?

Con due parole è molto difficile spiegare qualcosa. Penso però che la possibilità di saper parlare in sintesi sia molto importante. Il fatto di imparare a scrivere i testi delle canzoni è molto utile anche nella vita per parlare, comunicare e dare lezioni. Per usare la sintesi parlando bisogna sapere scrivere.

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Francesco Bettin
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