La resilienza – Meditare per essere

Il termine Resilienza, da qualche anno, ha invaso le nostre menti e lo ritroviamo ovunque: nella pubblicità, nei discorsi dei politici così come degli artisti, i vari mental-coach lo usano come il prezzemolo una massaia. Resilienza va bene su tutto e pare il rimedio per tutto, bene…

Proviamo a comprendere con precisione ed attenzione qual è il significato più profondo dell’essere resilienti. Il termine ha la sua matrice nel verbo greco resilire che potremmo tradurre anche con: rimbalzare. Il concetto è stato introdotto già negli anni ‘50 in psicologia, non è nuovo, e in pratica sottolinea l’atteggiamento di riuscire a far fronte a eventi traumatici, a momenti di difficoltà o dolorosi, senza rigidità e con sufficienti strumenti per uscirne senza troppi danni.

Essere resilienti è, in questo senso, la capacità di trovare in sé le soluzioni adatte a rimanere integri e, oserei dire, armonici anche nei momenti in cui la vita ci conduce in situazioni difficili, stressanti, di sofferenza.

Il problema, a mio avviso, è che questo atteggiamento viene spacciato come un oggetto acquistabile. Sono fioriti in questi anni corsi, seminari, conferenze e quant’altro in cui, trascorrendo qualche giorno a parlare di resilienza, facendo qualche esercizio, leggendo qualche libro si torna a casa pensando di essere come la famosa canna di bambù che, se giunge il vento forte, si piega ma resiste.

Vi do una notizia…

La canna di bambù ci ha messo milioni di anni per arrivare a quella qualità, non certo un seminario un corso o qualche articolo sull’argomento.

Le qualità dell’anima sono le più difficili da far affiorare perché abbiamo trascorso la vita coltivando altro, coltivando la nostra personalità che invece ci serve per le dinamiche imposte per vivere nella società occidentale. Alle fondamenta di questo tipo di società non ci sono certo le virtù per emergere come individui in cammino verso la comprensione del proprio sé, o come scintille divine il cui scopo è quello di brillare. Anzi, lasciatemi dire, la moderna società è costruita fin nelle fondamenta più profonde per il contrario, per renderci quanto più possibile inconsapevoli e meccanici, automi obbedienti il cui comportamento dovrebbe essere più simile a un ingranaggio che a una scintilla divina.

Per questo motivo quando desiderate coltivare qualità come l’umiltà, la semplicità, la volontà, l’apertura del cuore o, appunto, la resilienza chiedetevi quanto siete disposti a lasciare della vostra vita di adesso, quanto siete disposti a trasformarvi realmente.

Il vero cambiamento avviene, praticamente sempre, nel momento in cui sentiamo, in profondità, di essere giunti a un punto di non ritorno e da lì, e solo da lì, inizia il vero viaggio di scoperta e di trasformazione. La mitologia antica è pregna di esempi di completa trasformazione in un viaggio di riscoperta di sé: Gilgamesh, Ercole e Ulisse ne sono esempi lampanti.

Ancora oggi un viaggio travagliato lo chiamiamo Odissea, ci sarà pur un motivo.

Se la qualità che vogliamo coltivare è veramente la resilienza allora armiamoci di pazienza, fiducia e risolutezza perché il viaggio non sarà piacevole e potremmo incappare nei demoni o nei draghi che albergano dentro di noi e con loro saremo chiamati a combattere.

Allora, e solo allora, vedremo se saremo veramente resilienti…

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Demetrio Battaglia
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Demetrio Battaglia. Ricercatore, scrittore e informatico. Vorresti leggere altri articoli su questo argomento, oppure sei interessato a capire meglio chi sono e di cosa mi occupo? Visita il mio sito.

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