Ma l’ia è davvero intelligente? – Nodi di valore

“E’ consapevolezza diffusa dunque che sull’IA si gioca il futuro della competizione mondiale, ma anche che ne dipendono la stabilità degli assetti sociali e la tenuta dei principi democratici.”

A.Longo, G.Scorza, Intelligenza Artificiale, Mondadori università, 2020.

Intelligenza artificiale. Ormai ne sentiamo parlare quotidianamente, ma di fatto quanti sanno – anche a grandi linee – cos’è e come funziona?

Per capirci un po’ di più chiederei al lettore di fare un piccolo esercizio prima di continuare, esattamente come faccio quando tratto questo argomento a scuola con studenti e docenti, ovvero rispondere a questa domanda: dove possiamo trovare un intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni?

Le prime risposte che di solito vengono in mente sono gli assistenti vocali (quindi Ok Google, Siri, Alexa, Cortana, ecc…) in quanto sono in grado di riconoscere la nostra voce. 

Altre risposte possono essere i suggerimenti di scrittura dei telefoni, le auto a guida autonoma, Google Maps che ci suggerisce i percorsi migliori, i risultati dei motori di ricerca sul Web (Google, Bing, YouTube, ecc…), i filtri per la fotocamera di social come Instagram o Snapchat che riconoscono il nostro volto, la lista potrebbe continuare.

Ma come funziona tutto ciò?

Per entrare più nel dettaglio della questione vi porto un altro esempio. Chiunque abbia navigato nel Web si sarà imbattuto in una procedura di verifica che chiede di selezionare delle foto (ad esempio foto che contengono semafori, o strisce pedonali, ecc…) da una serie proposta, appunto per verificare l’“umanità” dell’utente. Ma perché scegliere proprio delle foto a tema stradale? Perché questo sistema, oltre che verificare l’autenticità degli utenti, contribuisce al perfezionamento di un’intelligenza artificiale per i veicoli a guida autonoma, che dovranno essere a loro volta in grado di riconoscere semafori, strisce pedonali, autobus e altri soggetti stradali.

Ma questo è solamente l’ultimo step, a monte c’è tantissimo lavoro svolto, spesso noto come Pay-per-Click: “addestrare” l’intelligenza artificiale analizzando una serie di immagini e indicando se è presente un particolare elemento e, in caso, evidenziarlo. Chiaramente parliamo di migliaia di persone che analizzano ognuna centinaia di immagini al giorno.

Allo stesso modo (circa) funzionano gli altri modelli di IA: montagne di dati, accuratamente analizzati e classificati, vengono confrontati fino a trovare delle corrispondenze. Cosí l’IA è in grado di riconoscere la nostra voce, il nostro viso, o fare delle previsioni accurate sulla prossima parola che vogliamo scrivere o il prossimo video che vogliamo vedere.

Innegabile il fatto che tutti questi diversi modelli di IA diano un aiuto considerevole agli individui, alle aziende, agli scienziati (si parla proprio in questi mesi di un’IA che aiuterà la ricerca di nuovi farmaci), ai governi… Ma non sarebbe un’innovazione degna di nota se non portasse con sé il proprio bagaglio di controversie, etiche e non. Ad esempio, cosa succederà quando un’auto a guida autonoma dovrà “scegliere” se evitare un pedone rischiando la vita del conducente o salvaguardare a tutti i costi chi ha pagato per comprarla? A chi si affiderà? Agli ingegneri che l’hanno programmata con un qualche “codice morale universale”? O saremo noi in grado di scegliere a priori se comprare un’auto egoista o altruista?

Per concludere e provare a chiarire ulteriormente la questione vi riporto qualche pensiero del Prof. L.Floridi, che vuole differenziare l’IA a nostra disposizione al momento da quella presente nella science fiction. 

La prima non porta con sé nessun “risveglio di coscienza delle macchine”, anzi di intelligente non ha assolutamente niente. Ma ciò non vuol dire che non sia altrettanto stupefacente, in quanto è il primo sistema che riesce a risolvere problemi complessi e sempre diversi pur avendo intelligenza zero, in quanto alla fine esegue linee di codice.

La seconda invece è spesso rappresentata come appunto una “presa di coscienza” da parte di un programma, che di fatto sviluppa una propria intelligenza ed è in grado di evolversi e stravolgersi autonomamente. Cosa assolutamente impossibile con la tecnologia e le conoscenze odierne, ma in un futuro, chissà…

Copia di icona ambiente digitale

Il verde e il blu – come direbbe L. Floridi – ossia la conoscenza e la cura degli ambienti in cui viviamo, dove il verde simboleggia il nostro pianeta e il blu il mondo digitale.

Articolo a cura di Giacomo Fontana, formatore, educatore e direttore ricerca e sviluppo presso Fiber S.r.l.

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