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Uno sguardo a Milano Cortina 2026 e al futuro dello sport

Redazione Occhi
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27 febbraio 2026
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Uno sguardo a Milano Cortina 2026 e al futuro dello sport

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 hanno rimesso al primo posto la bellezza dello sport, le emozioni, la passione, i sorrisi e le lacrime. Sono state due settimane intense, durante le quali l’Italia sportiva ha chiuso come meglio non si poteva, con trenta medaglie conquistate e tante, tantissime imprese.

E in copertina di questi giochi, lo dicono i fatti, ci sono le Donne italiane. Da Federica Brignone che ad aprile 2025 si infortunò gravemente con fratture multiple e rottura dei legamenti al ginocchio sinistro e dieci mesi dopo è salita due volte sul gradino più alto del podio olimpico vincendo l’oro nel super G e nel gigante. Passando poi per Francesca Lollobrigida, che avrebbe voluto smettere un anno fa e che invece sull’ovale di Milano, con i suoi affilatissimi pattini ai piedi, ha vinto l’oro nei 3000 metri del pattinaggio di velocità e nei 5000, gara estenuante, pochi giorni dopo. Arrivando ad Arianna Fontana, regina dello short track, che a Torino 2006 vinse la sua prima medaglia olimpica e che vent’anni dopo, a Milano Cortina 2026, è diventata l’atleta italiana più vincente ai giochi olimpici nella storia, con quattordici medaglie totali (a Milano Cortina ha messo al collo l’oro in staffetta mista e l’argento in staffetta femminile e sui 500).

Tre nomi, tre storie, che rappresentano solo la punta di un’eccellenza sportiva italiana che a Milano Cortina 2026 si è messa in luce in tutta la sua bellezza e che adesso non va dispersa, partendo proprio da chi questa luce ha contribuito a tenerla accesa. Per la nostra regione, e il nostro territorio, le soddisfazioni d’oro sono targate Davide Ghiotto, pattinatore vicentino di Altavilla che dopo aver mancato il podio nelle prove individuali ha riallacciato il filo con la storia: oro nel team pursuit assieme ai compagni di squadra Andrea Giovannini e Michele Malfatti, a vent’anni di distanza da quando a Torino 2006 un altro vicentino, Enrico Fabris, guidò l’Italia all’oro nella stessa gara assieme a Ippolito Sanfratello, Matteo Anesi e Stefano Donagrandi.

Riassumere e ricordare tutte e trenta le medaglie, di cui dieci d’oro, sei d’argento e quattordici di bronzo sarebbe doveroso; ma in questo numero, con Occhi che guardano soprattutto e giustamente al mondo delle Donne, ci piace evidenziare come questi risultati siano frutto di una crescita tutt’altro che semplice ed esente da ostacoli che ha visto protagonista alle Olimpiadi lo sport femminile.

Basti pensare che le donne alle Olimpiadi hanno potuto partecipare per la prima volta solo nel 1900 a Parigi, ventidue atlete in appena cinque discipline su quasi mille partecipanti in totale. Da lì, in maniera lenta ma costante, la presenza e i successi al femminile, per l’Italia ma ovviamente anche per il resto del mondo, sono aumentati Olimpiade dopo Olimpiade; ed è curioso che la prima medaglia ai giochi olimpici invernali conquistata dall’Italia sia arrivata grazie ad un’atleta nata proprio nel cuore del nostro Veneto. Erano le olimpiadi di Oslo 1952 e a mettere al collo la medaglia di bronzo nella discesa libera femminile fu Giuliana Minuzzo, nata a Vallonara di Marostica che quattro anni più tardi, ai giochi di Squaw Valley 1960 riuscì a ripetersi e a salire nuovamente sul podio. Da allora l’Italia sportiva al femminile di strada ne ha fatta un bel po’ e anche a livello internazionale la situazione sta cambiando. Lo dicono, su tutto, due aspetti: il primo è che ai vertici del Comitato Olimpico Internazionale è stata eletta per la prima volta una donna, la 41enne ed ex nuotatrice dello Zimbawbe Kirsty Coventry. Secondo aspetto importante è che ai prossimi giochi di Los Angeles 2028, anche qui per la prima volta, il numero di donne in gara sarà superiore a quello degli uomini: 5333 donne contro i 5167 uomini. I tempi insomma stanno cambiando anche se, realisticamente dobbiamo dirlo, il lavoro da fare resta comunque ancora molto e la quotidianità lontana dallo sport ce ne dà spesso testimonianza diretta.

Ma queste Olimpiadi ci hanno dato un ulteriore segnale su quella che deve essere la strada da percorrere. E che speriamo possa essere la stessa che percorreranno, dal 6 al 15 marzo, gli atleti impegnati ai giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026. Appuntamento che riaccenderà la magia tra ghiaccio e neve e che, ne siamo certi, porterà altre storie, altre emozioni, altri sorrisi e successi.

Articolo a cura di Johnny Lazzarotto giornalista bassenese, commentatore sportivo e grande appassionato di sport

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