Il futuro ti aspetta, ma tu non mettere troppe aspettative nel futuro.
Sebastiano Zanolli
28 maggio 2026Questa mattina mi sono svegliato pensando a quello che mi ha scritto ieri una persona che soffre di una grave depressione. Una di quelle depressioni che trovano la loro radice in uno dei tanti fatti dolorosi della vita, forse non più doloroso di tanti altri fatti di altre persone. Di tanti altri di noi. Ma il suo racconto, così pieno di sofferenza e disperazione, mi ha colpito perché, oltre alla vita personale, c’è di mezzo anche il lavoro. Un lavoro che non porta più soddisfazione, ma che invece la consuma, una fatica che non trova significato.
Il lavoro, per molti, diventa un demone che non li lascia in pace, una corsa infinita in cui la fatica non trova compenso, né gratificazione. Non c’è più equilibrio tra ciò che si fa e ciò che si riceve in cambio, non solo in termini economici, ma soprattutto in termini di significato. Quando ci aspettiamo che il lavoro dia tutto e invece troviamo solo vuoto, è facile cadere in un circolo di disperazione.
Il problema è proprio questo, l’aspettativa. Aspettiamo che il futuro risolva i nostri problemi, speriamo che il duro lavoro ci porterà, prima o poi, la soddisfazione che cerchiamo. Ma quella soddisfazione sembra sempre più lontana, perché la fatica diventa solo un sacrificio senza un ritorno.
Il vero nodo sta qui: si tratta di equilibrare la volontà e, a volte, la necessità di programmare il futuro, con quella di non farci travolgere dalle aspettative.
Noi, nati in un’epoca in cui il sacrificio e lo sforzo erano i cardini del successo, abbiamo sempre creduto che la fatica, se ben impiegata, portasse a un risultato. Ma le nuove generazioni stanno ripensando questo paradigma. Per loro, il lavoro deve avere un significato, ma non può essere il centro di tutto, non può consumare tutta la loro vita.
Ed è qui che dobbiamo imparare qualcosa da loro. Il sacrificio ha senso solo se porta a un equilibrio, a una vita che ha spazio per altro, non solo per il lavoro. E questo è un cambiamento che mi sento di accogliere, senza però dimenticare il valore della dedizione e dell’impegno che ci ha portato fino a qui.
Il punto è trovare una strada in cui non si butti via il vecchio, ma si accolga il nuovo. Un percorso che ci permetta di dare ancora senso alla fatica, ma che ci lasci anche lo spazio per vivere una vita sostenibile, equilibrata, dove il lavoro è uno degli strumenti per realizzarci, ma non l’unico.
Volevo farti sapere che ti ho in mente, per quello che può servire. Abbiamo tutti i nostri demoni, e ognuno di noi li affronta a modo suo. Qualcuno li fa tacere, qualcuno ci convive, altri ne vengono comandati. Credo che si possa provare a passare da una categoria all’altra, soprattutto se si capisce che non si è soli e che il cambiamento, anche doloroso, può aprire la strada a nuove possibilità.
Buona giornata per oggi. Tieni duro
Ti piacciono i nostri articoli? Iscriviti alle nostre migliori uscite.
Siamo in continua evoluzione con il nostro Occhi Magazine; se hai domande o suggerimenti, non esitare a contattarci!
Seguici su Facebook, Linkedin, Instagram e Twitter.
L'autore
“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.