Un dettaglio da tenere a mente se sei in Q3, il margine.
Sebastiano Zanolli
30 giugno 2026Negli ultimi mesi ho letto molti articoli sul cosiddetto terzo quarto della vita ( dai 50 ai 75 anni) che propongono di immaginare più cicli professionali nel corso della nostra esistenza. La teoria dei Quattro Quarti. La trovo romantica, ispiratrice.
Ma vale per tutti?
Quando parliamo di reinventarsi, di aprire un nuovo ciclo, di scegliere una nuova direzione, stiamo parlando di chi, esattamente?
Conosco persone che a sessant’anni stanno aprendo aziende, studiando, cambiando città. Conosco persone della stessa età che stanno assistendo un genitore malato, aiutando economicamente un figlio, cercando di tenere un lavoro che non amano più. Entrambi vivono nel terzo quarto. Ma i Quattro Quarti li guardano da posti molto diversi.
Più osservo le persone attorno a me, più mi convinco che il vero privilegio della seconda metà della vita sia uno solo: avere spazio di scelta. E questo spazio dipende da quello che hai accumulato nel tempo.
Tre cose, principalmente.
La prima è l’energia.
Non solo la salute. Qualcosa di più sottile. La capacità di continuare a interessarsi alle cose, di adattarsi, di accettare che qualcosa venga perso senza passare il resto della vita a rimpiangerlo. Tutti gli anziani che conosco mi dicono che invecchiare non è bello. Eppure alcuni riescono a sostituire quello che perdono con qualcosa di diverso. Altri rimangono fermi davanti a quello che non c’è più.
La seconda è il margine economico.
Il denaro compra libertà. Non felicità, ma libertà sì. La possibilità di dire no qualche volta. La possibilità di aspettare. La possibilità di non accettare qualsiasi condizione solo perché in quel momento non ci sono alternative. Senza quel margine, i Quattro Quarti diventano un’idea astratta. Bella, ma inaccessibile.
La terza, ma non ultima, sono le relazioni.
Quelle mature, quelle che si sono risolte abbastanza da non dover trasformare ogni conversazione in una gara. Quelle che non hanno bisogno che tu stia peggio per sentirsi meglio. Anche questo, guardandosi intorno, non è uguale per tutti.
La teoria dei Quattro Quarti continua a piacermi.
Ma per molti altri è una mappa di un territorio che non hanno mai visitato.
Qualcuno, nella seconda metà della vita, riesce a reinventarsi davvero. Succede. Per la maggior parte delle persone, però, questo tempo chiede qualcosa di diverso cioè amministrare bene quello che si ha.
Energia. Margine economico. Relazioni.
La vita non distribuisce le carte in modo equo. E chi ha meno capitali ha anche meno margine per giocarle come vuole. Questo è un dato, non una colpa.
Quello che rimane, quasi sempre, è un margine piccolo. A volte molto piccolo. Ma quasi mai zero.
È un punto di partenza.
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L'autore
“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.